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Goletta Verde a Gela, Legambiente: bonifiche e riconversione della Raffineria continuano a tardare
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Goletta Verde a Gela, Legambiente: bonifiche e riconversione della Raffineria continuano a tardare

Il Presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, ha fatto rilevare come Eni, con l'accordo del 2014, stia investendo ancora sul passato e molto poco sul futuro

Redazione
24 Luglio 2019 12:34

Si è tenuto lunedì pomeriggio scorso, presso la Pinacoteca comunale, l'interessante e vivace incontro dal titolo: "Le bonifiche e la riconversione del petrolchimico di Gela". L'iniziativa faceva parte di una delle tappe di Goletta Verde in Sicilia.Si è parlato, con un confronto che talvolta ha assunto toni franchi e corretti, dei ritardi delle bonifiche dei siti inquinati, dei ripetuti allarmi sanitari diffusi dagli organi preposti e della riconversione "green" della raffineria di Gela.
Il primo intervento è stato del Sindaco Lucio Greco, che non ha nascosto preoccupazioni per il futuro di Gela. Il Primo cittadino ha ammesso di avere avanzato in passato critiche sul protocollo d'intesa del 2014, ma si è dichiarato in ogni caso disponibile ad un confronto serio e costruttivo con Eni nell'interesse della Città. 
Il Presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani, ha fatto rilevare come Eni, con l'accordo del 2014, stia investendo ancora sul passato e molto poco sul futuro. A fronte di un investimento massimo di 2,2 miliardi di euro, 1,8 miliardi sono destinati ad attività di upstream (attività di esplorazione e di nuova produzione di gas, valorizzazione dei campi in esercizio, attività di ripristino e manutenzione, etc.), mentre solo 220 milioni sono stati previsti per la riconversione green della raffineria; solamente 200 milioni sono destinati al risanamento ambientale. Pur dando atto all'ENI di alcuni sforzi e piccoli passi avanti nella giusta direzione si è lamentata una eccessiva lentezza nelle bonifiche e nella riconversione energetica, ma anche una strategia green "opaca". A tal proposito si è evidenziato come la innovativa Green Refinery, con una capacità di lavorazione nominale di circa 816 mila tonnellate all'anno, potrebbe diminuire in modo significativo le emissioni storiche di CO2 dell'ex raffineria. Tuttavia tale impianto rischia di perdere il significato di "Green" nel momento in cui lo si vorrebbe alimentare con olio di palma proveniente dall'Indonesia, per di più da coltivazioni che stanno soppiantando la foresta pluviale e il suo enorme carico di biodiversità.
Il Presidente della Raffineria, Francesco Franchi, da parte sua ha difeso il nuovo percorso "Green" della Raffineria e più in generale di ENI. Il Responsabile ha comunicato le importanti cifre spese e impegnate sul polo di Gela per investimenti, bonifiche e formazione del personale. Lo stesso, in merito al ritardo delle bonifiche, ha individuato quale concausa anche i lunghi e tortuosi iter burocratico/amministrativi. In merito alla lentezza della riconversione energetica, l'Ing. Franchi ha sottolineato che tanto si è fatto e si sta facendo, ma che una maggiore accelerazione potrebbe essere garantita soprattutto da scelte normative e di governo più efficaci per alimentare tale mercato. Così come sarebbe auspicabile una migliore e più efficiente organizzazione territoriale nella raccolta degli oli, dei grassi e della frazione organica dei rifiuti. L'utilizzo dell'olio di palme risulta al momento necessario, ma sarà limitato nel tempo, in attesa della crescita di una adeguata filiera corta.
Per il Giornalista di Report Manuele Bonaccorsi, che già in passato si è occupato del Petrolchimico di Gela, l'ENI di oggi sembra avere tradito il sogno originario di Enrico Mattei, anche nello stile produttivo e negli impatti da esso derivanti. Lo stesso ha fatto rilevare la debole e lenta azione di riconversione "Green" dell'ENI, pur trattandosi di una grande multinazionale (partecipata al 30% con capitale pubblico) che avrebbe mezzi e risorse adeguate per contribuire concretamente alla riduzione della propria impronta ecologica.
La Dott.ssa Dora Profeta, Responsabile provinciale dell'ARPA, ha descritto lo stato delle bonifiche dell'area SIN (Sito di Interesse Nazionale) di Gela, confermando i ritardi esistenti su dette procedure. In merito all'azione diretta dell'ARPA, la Profeta ha lamentato una carenza nella dotazione organica dell'Ente, sia a livello regionale che provinciale. A riprova dei ritardi sulle bonifiche si è evidenziato come, dopo quasi trent'anni  dalla dichiarazione di elevato rischio ambientale (1990) e ad oltre vent'anni dall'individuazione del Sito di Interesse Nazionale (Legge 46 del 1998), ancora a Dicembre 2018 si avevano solo il 13% di progetti approvati per la bonifica dei suoli e il 54% di progetti approvati per la bonifica della falda. Per entrambi (suolo e falda, circa 800 ettari) si evidenzia lo 0% di progetti realizzati e conclusi. Nessuna notizia è stata recepita circa la bonifica dell'area marina, che rappresenta la parte maggioritaria del SIN (circa 4500 ettari).
Il Dottore Tumino, dell'ASP di Ragusa, ha confermato la coerenza dei dati epidemiologici emersi nell'ultimo rapporto "Sentieri" dell'Istituto Superiore di Sanità (16 Giugno 2019) con i riscontri territoriali del Registro tumori di Ragusa e Caltanissetta. In particolare nel suddetto rapporto si evidenzia che nei siti nazionali contaminati e da bonificare vi è un rischio di morte più alto del 4-5% rispetto alla popolazione generale.
Ivo Cigna, Presidente di Legambiente Caltanissetta e moderatore dell'incontro, ha segnalato il continuo e vistoso scollamento esistente tra i dati forniti da Enti tecnico-scientifici, nominati dalle strutture di Governo (es. Istituto Superiore di Sanità), e le successive azioni per tradurre tali indagini in risposte coerenti. Nelle situazioni in cui lo Stato vuole velocizzare le procedure, ritenute urgenti e prioritarie (es. ponti crollati, grandi cantieri bloccati, zone colpite da calamità naturali, etc.), si riesce ad intervenire tempestivamente con leggi speciali e decreti ad hoc (leggi obiettivo, decreto sblocca cantieri, etc.). Nel caso delle crisi ambientali e sanitarie dei siti contaminati, come il SIN di Gela, si ha invece la netta impressione che non sia ritenuta una emergenza prioritaria, su cui intervenire con massima sollecitudine.

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