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Gela. Incendiò il bar Belvedere, condannato a quattro anni di reclusione: il locale era stato appena inaugurato
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Gela. Incendiò il bar Belvedere, condannato a quattro anni di reclusione: il locale era stato appena inaugurato

Vittorio Graziano Comes, 26 anni, è stato riconosciuto colpevole per il rogo doloso che nel 2018 distrusse il locale

Donata Calabrese
08 Luglio 2020 12:03

Per il Gup del Tribunale di Gela, Silvia Passanisi non ci sono dubbi: è stato Vittorio Graziano Comes, 26 anni, ad appiccare un incendio e a distruggere il bar “Belvedere”, nell’ottobre del 2018, due giorni dopo l’inaugurazione. Comes, arrestato un mese dopo, ieri è stato condannato con il rito abbreviato a quattro anni di reclusione. L’accusa, rappresentata dai pm Ubaldo Leo, aveva chiesto la condanna a 5 anni di reclusione. Comes, personaggio noto alle forze dell’ordine per i suoi precedenti penali, venne identificato e arrestato dai carabinieri, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa del Gip, Lirio Conti, su richiesta del procuratore, Fernando Asaro e dai pm Federica Scuderi e Ubaldo Leo, che hanno coordinato le indagini. Il giovane, venne incastrato dalle immagini dei circuiti pubblici e privati di video sorveglianza che mostravano la sua automobile (una Fiat Punto con l’immagine catarifrangente della Madonna sul parabrezza) passare cinque volte davanti al bar prima delle fiamme. Poi venne ripreso mentre tagliava il lucchetto con una cesoia, versare benzina nel locale e appiccare il fuoco, con addosso un sacco nero della spazzatura a mo’ di saio e guanti bianchi alle mani. Attrezzatura e indumenti che i carabinieri ritrovarono nell’abitazione di Comes, in via Gelone, nel quartiere “Mulino a vento”, nel corso di una perquisizione eseguita al momento dell’arresto. La stessa notte a Gela, venne distrutto da un altro rogo il lido “B-Cool Beach”. A costituirsi parte civile, sia il Comune di Gela, rappresentato dall’avvocato Marco Granvillano che il titolare dell’attività commerciale, assistito dall’avvocato Valentina Lo Porto. Il bar sarebbe stato incendiato per imporre, da parte dei Di Giacomo - come emerge nell’ambito dell’inchiesta “Stella Cadente” condotta dalla Squadra Mobile di Caltanissetta e coordinata dalla Dda - la fornitura di prodotti in plastica e di pasticceria.(Gds)

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