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Crimini al microscopio. Paola Di Simone racconta il suo libro a Caltanissetta
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Crimini al microscopio. Paola Di Simone racconta il suo libro a Caltanissetta

La copertina del libro Sarà presentato a Caltanissetta giovedì 31 marzo alle ore 10, presso l'aula consiliare del Comune di Caltanissetta, il libro ...

Redazione
17 Marzo 2016 09:20

La copertina del libro Sarà presentato a Caltanissetta giovedì 31 marzo alle ore 10, presso l'aula consiliare del Comune di Caltanissetta, il libro "Crimini al microscipio", scritto da Paola Di Simone, specialista in genetica medica e oggi in servizio alla Polizia Scientifica di Palermo. Alla presentazione interverranno, in qualità di relatori, il Questore di Caltanissetta Bruno Megale, il Sindaco Giovanni Ruvolo e il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, Laura Vaccaro. Parteciperanno inoltre anche due quinte classi di due istituti di istruzione di scuole di secondo grado del Capoluogo.Nel corso della presentazione del libro, Paola Di Simone rappresenterà agli alunni un caso di polizia giudiziaria risolto a seguito di indagini scientifiche, proiettando una presentazione di PowerPoint. Nel libro c'è la storia di Concetta, l'infermiera cinquantenne uccisa e nascosta in una valigia come un oggetto, oppure l'esame del Dna sui mozziconi di sigarette lasciati dai mafiosi sulla collina il giorno della strage di Capaci, e, ancora, la terribile vicenda della neonata gettata nella spazzatura nel 2006 a Palermo. Storie con un unico filo conduttore: quello delle indagini genetiche che, spesso, hanno portato alla soluzione di casi difficilissimi. A raccontarle nel libro 'Crimini al microscopio' (Dario Flaccovio editore, 186 pagine., 13 euro) è Paola Di Simone, 44 anni, specialista in genetica medica, con un passato di assegnista di ricerca e professore a contratto presso l'Università degli Studi di Palermo. Oggi Paola Di Simone, laureata in scienze biologiche e dal 2003 lavora il Laboratorio di genetica forense. Tra i casi più importanti seguiti dall'esperta spiccano quelli dell'arresto di Bernardo Provenzano, la scomparsa di Denise Pipitone, ma anche l'omicidio di Mauro Rostagno a Trapani. E' un vero e proprio viaggio affascinante nel mondo delle indagini criminologiche, quello raccontato dalla criminologa Paola Di Simone. Che nella premessa del libro, sottolinea quanto poco veritiere siano le fiction televisive come Csi, Ris Delitti imperfetti o Bones. "A ogni episodio - dice - ho iniziato a notare informazioni poco veritiere, o comunque distanti dai nostri metodi". "Il libro non vuole essere una rassegna di gialli italiani risolti con l'ausilio delle tecniche scientifiche - tiene a precisare la biologa - così come non vuole celebrarne l'importanza. Intende essere, piuttosto, la testimonianza di una addetta ai lavori che vive ogni giorno emozioni, frustrazioni per un lavoro quanto mai avvincente, fatto di scienza e soprattutto di rapporti umani. Attraverso una carrellata di storie e casi diversi, cerco di fare comprendere all'opinione pubblica, ormai così legata ai contenuti delle fiction tv, quale sia la realtà". Nel libro l'autrice mette a confronto la realtà delle investigazioni scientifiche in Italia con quella raccontata nelle più famose 'crime fiction' americane. La prefazione del libro è curata dalla giornalista Federica Sciarelli, padrona di casa della nota trasmissione Rai 'Chi l'ha visto?'. Paola Di Simone viene descritta come “una donna, che anche se lavora al servizio della scienza facendo un mestiere duro come è quello della lotta contro il crimine, rimane una donna, una mamma, una figlia, con tutta la forza e la fragilità che questo significa. Paola Di Simone parla di sigle, di provette, di tracce biologiche, ma nelle sue parole è riconoscibile il tratto della donna, anche se in divisa”. "Paola Di Simone - scrive Federica Sciarelli nella prefazione - ci racconta non solo la parte criminale o scientifica: ci racconta il dramma che accompagna il suo lavoro. Ci parla delle tante piccole Denise, trovate in tutta Italia e segnalate in buona fede, che però sono altre bimbe, altre figlie, forse rom, forse nomadi, ma non rubate, non sottratte. E allora l'attenzione si sposta dalla mamma Piera Maggio alla mamma 'altra', che difende la sua razza, il suo essere diversa, ma porge volentieri la sua lingua e la sua saliva, se questo deve servire a qualcosa, anche solo a chiarire".

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