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A Caltanissetta "Ad un passo dal cielo", domenica memorial delle vittime di mafia
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A Caltanissetta "Ad un passo dal cielo", domenica memorial delle vittime di mafia

Alla vigilia del 24/mo anniversario della strage di Capaci al Teatro Regina Margherita di Caltanissetta, domenica 22 maggio alle 20.30, andrà in scena...

Redazione
19 Maggio 2016 16:12

Alla vigilia del 24/mo anniversario della strage di Capaci al Teatro Regina Margherita di Caltanissetta, domenica 22 maggio alle 20.30, andrà in scena uno spettacolo dedicato alle vittime di mafia e ai loro parenti: «Ad un passo dal cielo» dell'attore, regista e autore nisseno Aldo Rapè, che proporrà la storia di Calogero, uno uomo rimasto bambino dopo aver assistito all'omicidio dei suoi genitori e del suo compagno Gino, un burattino di legno. Lo spettacolo rientra nel cartellone firmato da Moni Ovadia e organizzato dall'Amministrazione comunale. Con oltre 500 repliche alla spalle, lo spettacolo, nato nel 2004 ha vinto il Premio miglior attore e premio speciale della giuria a «Schegge d'Autore», il Premio miglior spettacolo, miglior testo, miglior attore, miglior regia e menzione speciale premio scuola a «La Corte della Formica» ed il Primo Premio Sez. Teatrale al «Premio letteratura osservatorio». «Il testo - scrive Rapè, nato a San Cataldo nel 1976 e da qualche anno naturalizzato a Napoli - nasce da una piccola frase pronunciata da una buffa signora incontrata a mare a Catania quando avevo 16 anni: le esperienze che viviamo da bambini ci segnano per tutta la vita». «La frase - aggiunge - mi colpì in modo particolare sia per l'effetto del contenuto, ma anche per il modo e la giornata in cui fu pronunciata: era il 19 Luglio del 1992. Il giudice Paolo Borsellino insieme ad altri innocenti veniva barbaramente ucciso in via d'Amelio a Palermo. Un attimo dopo mi voltai e la buffa signora non c'era più. Ogni tanto ricordo di averne parlato con i miei genitori e puntualmente se ne uscivano sempre con la stessa favola, quella dei buoni e dei cattivi». «Ripensando alla frase . conclude il regista - un interrogativo immediato: Chissà come si sentono adesso i figli ed i parenti delle vittime? Quali sono i loro sentimenti? Odio? Tristezza?...E se accadesse a me una cosa simile? Sono trascorsi tanti anni e solo adesso provo a scrivere la storia di uno di loro? per non dimenticare».

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Adriano Rabiolo Fisioterapista Caltanissetta