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"Don Calò comanda", a Villalba la scritta che inneggia al boss Calogero Vizzini
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"Don Calò comanda", a Villalba la scritta che inneggia al boss Calogero Vizzini

Una scritta inquietante, un cattivo segnale per un territorio che non sembra essersi totalmente affrancato dalla presenza di cosa nostra

Redazione
09 Agosto 2018 08:44

"Don Calò comanda!". Una scritta inneggiante allo storico boss di Villalba è comparsa su un muro sulla provinciale che dal paesino nisseno porta a Vallelunga. Qualcuno, armato di spray, ha vergato di rosso una parete di contenimento della collina, esprimendo un chiaro omaggio alla figura di colui che è stato considerato, nel Dopoguerra, il capo assoluto della mafia siciliana.Una scritta inquietante, un cattivo segnale per un territorio che non sembra essersi totalmente affrancato dalla presenza di cosa nostra. "È probabile che sia una bravata da adolescente idiota, ma non è da sottovalutare né da minimizzare alla luce di azioni criminose di stampo mafioso che si sono riaffacciate in paese, come incendi dolosi", afferma lo scrittore e giornalista Jim Tatano, da sempre in prima linea nell'organizzazione di manifestazioni per la legalità.
"Non si esclude che sia stato incoraggiato anche dall’atteggiamento di una certa consorteria che ostacola negli atti privati e pubblici i cittadini che non le sono graditi, fino a minacciarne la perdita del posto di lavoro - prosegue Tatano - io personalmente organizzando una manifestazione in memoria di Pippo Fava, il giornalista ucciso dalla mafia, ho riscontrato difficoltà e ostacoli alquanto anomali. Intanto la politica, che a Villalba ha sempre qualcosa di inutile da dire, tace, come spesso fa davanti ad atti criminali. E quando lo farà sarà sempre troppo tardi".
Nato a Villalba nel 1877, don Calò Vizzini, all’anagrafe Calogero, già nel 1931 fu mandato al confino dal prefetto Cesare Mori. Dopo lo sbarco degli alleati, fu imposto come sindaco di Villalba dall'amministrazione militare. Morì di vecchiaia dodici giorni prima di compiere 77 anni, nel 1954.
Dagli storici viene considerato il "capo dei capi" della mafia negli anni della Seconda guerra mondiale e in quelli seguenti. Legato indissolubilmente alla politica aveva aderito dapprima al Movimento indipendentista, avvicinandosi poi alla Democrazia Cristiana.  (Gds.it)

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