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Dissequestro dei beni di Montante, tribunale: nessun rischio per i creditori. Solo nel nisseno possiede 10 immobili
Cronaca
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Dissequestro dei beni di Montante, tribunale: nessun rischio per i creditori. Solo nel nisseno possiede 10 immobili

Rese note le motivazioni della decisione del Tribunale del riesame che ha proceduto al dissequestro dei beni: in tutto 3.600 euro e due immobili

Redazione
18 Gennaio 2020 13:20

Per il Tribunale del riesame di Caltanissetta, che ha proceduto al dissequestro dei beni di Antonello Montante non c’è il rischio di insufficienza del patrimonio perché nella sola provincia di Caltanissetta, l’ex leader di Confindustria Sicilia, è proprietario di ben 10 immobili, il cui valore supera abbondantemente, il modesto credito delle parti civili  e non c’è nemmeno il concreto pericolo di depauperamento delle garanzie patrimoniali perché Montante, a tal riguardo, non ha compiuto nessun atto. Questo quanto emerge dal decreto del tribunale del riesame in cui viene motivata la decisione dello stesso Tribunale di accogliere il ricorso presentato dai legali di Montante, gli avvocati Giuseppe Panepinto e Carlo Taormina e di procedere dunque al dissequestro dei beni. Il tribunale ha altresì ritenuto “generiche e decontestualizzate” le valutazioni del Gup sulla pericolosità in concreto di Montante, ritenendo la valutazione del Gup “viziata da una sterile circolarità logica” che ne impedisce la condivisione.Il Gip del Tribunale di Caltanissetta, lo scorso 20 novembre, su istanza di alcune parti civili, aveva proceduto ad un sequestro conservativo di una parte del patrimonio dell’ex paladino dell’antimafia e in particolare gli era stata sequestrata la somma di 3.624,25 euro, rinvenuta in un conto corrente bancario e due immobili, situati a Caltanissetta e a Serradifalco, per un valore di mercato quantificato in circa 48.982 euro. A presiedere il Tribunale del riesame, il giudice Antonia Leone. ll sequestro conservativo dei beni mobili ed immobilifino alla concorrenza delle somme riconosciute a titolo risarcitorio e di rimborso delle spese processuali, indicate in parte motiva, era stato chiesto da Antonino Grippaldi, Gildo Matera, Gaetano Rabbito, Giampiero Casagni e Vladimiro Crisafulli e Pietro Dì Vincenzo,  Montante, accusato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e accesso abusivo a sistema informatico, in primo grado, è stato condannato con il rito abbreviato, dal Gup, Graziella Luparello, a 14 anni di reclusione. Il processo in corte d’appello, è già stato fissato per il 26 marzo. In aula oltre a Montante anche altri quattro imputati.
 
 
 

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