ricerca il tuo profilo
Seguo News
A+
A
A-
Relazione semestrale della Dia: "La pressione mafiosa sulla provincia di Caltanissetta frena lo sviluppo"
Cronaca
visite1155

Relazione semestrale della Dia: "La pressione mafiosa sulla provincia di Caltanissetta frena lo sviluppo"

La Direzione Investigativa Antimafia, nella sua relazione riferita agli ultimi sei mesi del 2018, rileva che nel nisseno la mafia riesce ancora ad infiltrarsi negli appalti pubblici

Redazione
19 Luglio 2019 12:36

Nonostante le consorterie abbiano da tempo individuato nella limitazione degli episodi cruenti il mezzo più efficace per perseguire i propri affari illeciti, la pressione mafiosa sul territorio nisseno continua ad essere percepita dalla popolazione. Il sintomo più evidente di tale tensione viene dal rilevante numero dei danneggiamenti, una cui significativa quota è rappresentata dagli incendi ad esercizi commerciali, abitazioni ed autovetture. La conseguenza è senza dubbio una significativa limitazione del potenziale di sviluppo del territorio, in cui si assiste a condizioni di monopolio in alcuni settori imprenditoriali, al controllo illecito della manodopera e alla concorrenza sleale in danno delle attività non riferite o collegate ai sodalizi mafiosi. La mancata valorizzazione delle risorse che pure esistono sul territorio, ad esempio in campo agricolo o nell’artigianato, senza dimenticare le potenzialità del porto di Gela, a tutt’oggi non pienamente sviluppate, fanno sì che la provincia si posizioni ai gradini più bassi nella classifica della “qualità della vita” stilata da “Il Sole 24 ore”. Il panorama industriale e artigianale della Regione siciliana mostra come nella filiera della raffinazione del petrolio, la città di Gela, che potrebbe essere compresa tra i poli produttivi più importanti, non rientra tra i primi 10 comuni siciliani per numero di imprese riferite alla lavorazione degli oli combustibili. Anche il settore nautico e della cantieristica navale di riparazione, che pure interessa in Sicilia importanti comuni costieri, non vede il coinvolgimento del porto di Gela, che viene citato solo tra quelli significativi per il comparto “trasporti e logistica”. Sotto questo punto di vista, la pressione mafiosa esercitata su Caltanissetta e sul suo territorio provinciale contribuisce a limitarne la crescita socio-economica ed impedisce lo sviluppo della libera concorrenza necessaria all’affermazione di imprese sane. Si innesta, quindi, un circolo vizioso nel quale i fenomeni criminali instauratisi a causa dell’assenza di opportunità, contribuiscono poi a limitare ulteriormente le possibilità di sviluppo. Le consorterie nissene, infatti, sono storicamente interessate a tentare di infiltrare gli appalti pubblici e mediante gli stessi a trarre vantaggio dalla realizzazione delle opere di edilizia (strade, edifici pubblici, infrastrutture varie), ad accaparrarsi servizi, quali ad esempio quello dello smaltimento dei rifiuti, a controllare i mercati ortofrutticoli ed il trasporto delle merci: ciò spesso anche grazie alla complicità ed all’acquiescenza di amministratori e funzionari pubblici degli Enti locali, nonché di professionisti in grado di operare nel complesso sistema fiscale, contributivo e delle autorizzazioni. Per quanto ci si trovi di fronte ad uno scenario così complesso, sul fronte delle attività investigative, finalizzate al contrasto, sono stati inferti duri colpi ad alcuni importanti sodalizi, anche attraverso una costante opera di aggressione ai patrimoni illeciti e di individuazione dei prestanome.Nel semestre in esame, la DIA di Caltanissetta ha proceduto alla confisca di diversi terreni, situati nella provincia nissena, appartenuti ad un esponente di vertice della famiglia di Marianopoli, collegata ai MADONIA. Passando all’esame delle articolazioni criminali, le famiglie dei quattro mandamenti storici della provincia continuano a suddividersi il territorio secondo una consolidata ripartizione geografica, adeguandosi alla più generalizzata tendenza ad una continua ristrutturazione interna dei propri ranghi. Si conferma, quindi, la tradizionale mappatura delle organizzazioni, che risentono dell’autorevolezza dei MADONIA, il cui anziano boss, attualmente ristretto al regime detentivo speciale di cui all’art. 41-bis O.P., era strettamente legato all’ala corleonese di Cosa nostra. Più variegata appare la parte meridionale della provincia che vede, oltre a due mandamenti composti da storiche famiglie di Cosa nostra, anche la presenza di associazioni mafiose di più recente costituzione. Di queste ultime una, la Stidda, è nata e si è organizzata negli anni ottanta, a seguito delle dinamiche conflittuali interne alle vecchie consorterie di Cosa nostra, mentre l’altra, il c.d. gruppo ALFERI, emersa all’attenzione della cronaca da poco più di un decennio, è configurata essenzialmente come una associazione armata finalizzata a commettere delitti di ogni genere, tra cui le estorsioni, i furti e i danneggiamenti. Entrambe le organizzazioni, originariamente contrapposte a Cosa nostra, si sono poi riposizionate secondo patti di coesistenza e di non belligeranza, al fine di instaurare situazioni di mutua convenienza e di evitare sovrapposizioni e frizioni nelle attività criminali.

Occupazione suolo pubblico: a Caltanissetta multate dieci attività commerciali. Resteranno chiuse per cinque giorni
News Successiva
Caltanissetta. Coppia litiga, la mamma di lei chiama la polizia e lui la aggredisce
Seguici su
Google News
Resta sempre aggiornato
con le notizie di Seguonews
Commenti
Relazione semestrale della Dia: "La pressione mafiosa sulla provincia di Caltanissetta frena lo sviluppo"
Il tuo messaggio è stato correttamente registrato e sarà valutato al più presto da un moderatore.

Ti potrebbero interessare

SeguoNews.it è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Caltanissetta n.235 del 07/06/2013 | P.Iva: 01910630852
.1
Realizzazione Siti web Caltanissetta