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Depistaggio Borsellino, un ispettore: "Scarantino aveva un filo diretto con la Pm Palma"
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Depistaggio Borsellino, un ispettore: "Scarantino aveva un filo diretto con la Pm Palma"

E' quanto ha dichiarato un ispettore della polizia che faceva parte del gruppo di agenti che si occupavano della gestione del falso collaboratore

Redazione
21 Giugno 2019 10:09

"Scarantino nella sua abitazione aveva un telefono fisso".  Lo ha detto l'ispettore Luigi Catuogno, ispettore di polizia, rispondendo alle domande del pubblico ministero Gabriele Paci nell'udienza del processo sul depistaggio Borsellino che si celebra a Caltanissetta. Catuogno tra il '96 e il '98 si occupò della tutela del falso "pentito" Vincenzo Scarantino in una località protetta.

"Scarantino - ha aggiunto il teste - è una persona che parla molto poco. Con me si trovava a suo agio perché capivo il dialetto. Non era un tipo espansivo. Quando parlavamo la moglie andava in un'altra stanza. Mi raccontava che in carcere lo avevano picchiato. Lui aveva un numero diretto di un magistrato. Parlava della dottoressa Annamaria Palma. Davanti a me una mattinata ha provato più volte a chiamare e dopo disse in palermitano "mi posò". Lui si era convinto di essere stato abbandonato".
 Nell'udienza di ieri ha deposto anche il colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli, chiamato a rievocare la storia della borsa del giudice Paolo Borsellino, recuperata nel luogo della strage, nella quale si sarebbe trovata l'agenda rossa poi scomparsa. Proprio per la scomparsa dell'agenda Arcangioli, che all'epoca era capitano, era stato indagato e poi prosciolto "per non avere commesso il fatto". Secondo Arcangioli, fotografato con la borsa in mano che venne poi prelevata da un funzionario di polizia, all'interno non c'era alcuna agenda rossa.

"Durante il processo Borsellino quater - ha detto l'ufficiale - mi fu fatta vedere una foto molto sfocata. Si parlava di un video inedito, in realtà pubblicato su Youtube nel 2011, in cui sembrava che ci fossi io con altre tre persone e una macchina con i fari accesi. Tornato a Roma, ho rivisto il video. Ero io con tre collaboratori. In mano non avevamo nulla, dietro di noi c'era un finanziere che non aveva nulla in mano. Dico questo perché poi su qualche giornale si è scritto che si poteva dimostrare il passaggio della valigetta. E la macchina con i fari accesi non era altro che un carro funebre".

Rispondendo alle domande del pm Gabriele Paci, il colonnello Arcangioli ha aggiunto: "Peraltro dalle immagini del video è evidente che non si tratta dei primi istanti dopo l'esplosione. La presenza delle pozzanghere d'acqua e del carro funebre fa comprendere che ci troviamo parecchio tempo dopo l'esplosione".
 

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