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Da Macerata a Caltanissetta il razzismo corre sui social network
Cronaca
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Da Macerata a Caltanissetta il razzismo corre sui social network

L’opera di un folle viene condivisa da orde di odiatori di professione che da dietro una tastiera incitano alla violenza e all’odio razziale

Rita Cinardi
04 Febbraio 2018 19:26

Da Macerata a Caltanissetta il razzismo corre sui social network In questi giorni di campagna elettorale di questo inizio 2018 due fatti di cronaca sconvolgono l’opinione pubblica e ancora una volta riescono a spaccare in due il Bel Paese. Macerata, piccolo capoluogo di provincia delle Marche con poco più di 40 mila abitanti finisce sulle prime pagine di tutti i giornali, anche su quelli internazionali.  Qualche giorno fa l’Italia si sveglia con una notizia orribile. Il corpo di una giovane, Pamela Mastropietro, viene ritrovato, barbaramente mutilato, all’interno di un trolley. L’indiziato numero uno - le prove sono schiaccianti - è un nigeriano, Innocent Oseghale il quale continua a professarsi innocente. Su di lui al momento gravano come macigni le accuse di vilipendio e occultamento di cadavere. Sull’accusa di omicidio, però – si legge sul Corriere della Sera - il Gip si sarebbe mostrato più prudente. I carabinieri del Ris, infatti, avrebbero trovato nella casa di via Spalato delle impronte diverse da quelle dell’accusato: ora, dunque, comincerà il lavoro di comparazione sulla mannaia e i coltelli insanguinati, per capire se a fare quello che è stato fatto sia stato soltanto Oseghale oppure più persone. Nei giorni scorsi si era parlato di riti voodoo e cannibalismo: «Nulla di vero», la secca replica degli investigatori. Durante gli esami sul corpo della ragazza, sarebbero stati trovati piuttosto i segni di due coltellate al fegato. Ma il problema resta sempre uno: non si sa ancora se Pamela Mastropietro, che era scappata lunedì scorso dalla comunità di recupero per tossicodipendenti «Pars» di Corridonia, sia morta per overdose a casa del nigeriano, dove un testimone l’ha vista salire con lui il martedì mattina. O se sia stata assassinata. Di sicuro, per adesso, c’è lo scempio che dopo la sua morte è stato consumato sul cadavere, da cui mancherebbe una piccola parte degli organi genitali. Passano pochi giorni e Macerata viene scossa da un nuovo fatto di cronaca. Un automobilista spara puntando sulle persone di colore che gli capitano a tiro e alla fine ne ferisce sei. Dopo poche ore il responsabile viene bloccato dai carabinieri. Con una bandiera italiana sulle spalle fa il saluto romano prima di essere arrestato. Si tratta di Luca Traini, originario di Tolentino, incensurato, alto un metro e 80, fisico atletico, capelli rasati. Sarebbe stata proprio la morte della ragazza a scatenare la rabbia di Traini con un passato da candidato nella Lega. "Ero in auto e stavo andando in palestra quando ho sentito per l'ennesima volta alla radio la storia di Pamela. Sono tornato indietro - avrebbe raccontato ai carabinieri - ho aperto la cassaforte e ho preso la pistola".  Attualmente l’uomo, che nella sua abitazione teneva copia del Mein Kampf, bandiere con croci celtiche e altre pubblicazioni riconducibili all’estrema destra, è in carcere con l’accusa di strage aggravata dal razzismo. I commenti dalla politica non si fanno attendere, Gentiloni fa presente che lo “Stato sarà particolarmente severo verso chiunque pensi di alimentare una spirale di violenza”, Matteo Salvini,  pur condannando il gesto trova lo spunto giusto per attaccare ancora una volta “chi apre ai clandestini”.  Ed è proprio Matteo Salvini che per Roberto Saviano diventa il mandante morale della strage. Da Caltanissetta il candidato premier del M5S Luigi Di Maio invita a rimanere in silenzio e non strumentalizzare la morte della giovane per la campagna politica. A quel punto è l’opinione pubblica a dire la sua, come ormai accade sempre più di frequente sui social network. Il solito esponente nisseno di un movimento politico di estrema destra invita i suoi amici a fare una riflessione su quell’uomo che “dopo aver sparato ad alcuni extracomunitari si è consegnato avvolto dalla bandiera tricolore”. E a chi gli chiede se trova il fatto una bella notizia risponde semplicemente “E’ esasperazione: rabbia di popolo”. Tra i commenti c’è chi mostra solidarietà al giovane Luca Traini: “Sono con te, hai fatto bene dovevi ammazzarli”. C’è chi si spinge a dire che il Traini nel risorgimento sarebbe stato considerato un patriota. E a chi vuole riportare la discussione alla civiltà chiedendo di non incitare alla violenza, l’esponente (che ovviamente non censura i commenti carichi di odio) risponde:  “E che dovremmo fare? Continuare a farci ammazzare per meri interessi economici?”.  Insomma le gesta del ventottenne patito di Hitler vengono acclamate e c’è chi lo invita ad ammazzare il “negro” che attualmente si trova rinchiuso nello stesso carcere. L’opera di un folle viene condivisa da orde di odiatori di professione che da dietro una tastiera incitano alla violenza e all’odio razziale. L’efferato crimine dove a rimetterci la vita è stata una diciottenne, diventa motivo per festeggiare se altrettanti innocenti, sei persone che quella mattina camminavano per le strade di Macerata, colpevoli solo di avere la pelle scura, vengono prese a colpi di pistola da un fervente sostenitore di Mussolini e della più attuale Lega. Forse gli odiatori di professione hanno la memoria corta e i delitti tutti italiani, altrettanto crudeli, sono stati dimenticati.  Invito a leggere un estratto dal  verbale del pentito Vincenzo Chiodo (http://livesicilia.it/2013/03/18/lho-ucciso-e-sciolto-nellacido-vi-racconto-quellorrore_282787/) che il 28 luglio 1998 era stato ascoltato sul rapimento e omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. Chiodo ha raccontato le fasi della uccisione del bambino, soppresso la sera dell'11 gennaio 1996 e poi sciolto nell’acido. Come sarebbe stata più giusta la nostra Sicilia se la gente che oggi è dura e intransigente con quegli immigrati, che in comune con il loro connazionale nigeriano hanno il solo colore della pelle, lo fosse stata anche con la mafia e coloro che hanno -sempre in nome della mafia - ucciso tante vittime innocenti. Per fortuna la maggior parte dei siciliani e dei nisseni condanna la violenza in tutte le sue forme. (Rita Cinardi)

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Commenti

Da Macerata a Caltanissetta il razzismo corre sui social network

Gero difrancesco

È un poveraccio senza umanità e senza cultura. Un soggetto fotrmente sugestionabile e condizionabile. Uno nessuno che vorrebbe essere un centomila. I furbastri lo inttuppano...lo pompano e poi lo usano vome killer . Merda fascista che piu la smuivi piu enana fetore

Replica
data23-06-2018 14:32
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