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Via D'Amelio e le false verità dei pentiti. Al via il processo di revisione per "ergastolani" innocenti
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Via D'Amelio e le false verità dei pentiti. Al via il processo di revisione per "ergastolani" innocenti

La strage di via D'Amelio Ha preso il via oggi il processo di revisione per la strage di via D'Amelio, pendente davanti alla terza Corte d'appello d...

Redazione
15 Luglio 2016 15:20

La strage di via D'Amelio Ha preso il via oggi il processo di revisione per la strage di via D'Amelio, pendente davanti alla terza Corte d'appello di Catania. Sono 11 le posizioni al vaglio dei magistrati etnei chiamati a giudicare le false verità dei pentiti che hanno accusato ingiustamente i colpevoli, falsi, per l'attentato in cui perse la vita il magistrato Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta. Sono stati i magistrati della Procura generale di Caltanissetta a trasmettere gli atti ai colleghi etnei dopo la nuova inchiesta sui responsabili della strage del 19 luglio 1992, riaperta grazie alle rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza sugli esecutori materiali dell'eccidio. Oggi il dibattimento si è aperto con la relazione introduttiva. Oltre a Natale Gambino e agli eredi di Giuseppe Orofino, in quanto deceduto, in esame vi sono le posizioni di Gaetano Scotto, Salvatore Profeta, Cosimo Vernengo, Giuseppe La Mattina, Giuseppe Urso e Gaetano Murana, Salvatore Tomasello (anche lui morto) condannati nei primi processi per l'omicidio di Paolo Borsellino e dei cinque agenti della scorta, e i falsi pentiti Vincenzo Scarantino e Salvatore Candura. L'avvocato Vania Giamporcaro, difensore di Vincenzo Scarantino Nei mesi scorsi, proprio la ricostruzione delle rivelazioni "imbeccate" al principale accusatore degli innocenti condannati all'ergastolo, il falso collaboratore Scarantino - difeso dall'avvocato Vania Giamporcaro - sono state al centro dell'aspro confronto al processo Borsellino quater in corso a Caltanissetta con i funzionari di Polizia del gruppo Falcone-Borsellino allora guidati da Arnaldo La Barbara e l'ex moglie del "pentito". Scarantino, deponendo in aula, puntò l'indice contro gli investigatori del pool che lo avrebbero costretto ad accusare le persone poi condannate e successivamente scagionati con la nuova inchiesta. “Mi hanno fatto terrorismo psicologico, mi hanno fatto sputare sangue, mi hanno massacrato come un cane, signor presidente. Non mi sembra corretto da parte di alcuni poliziotti manifestare tutta la loro ironia e ridere su un processo cosi’ importante. Questi poliziotti ci vengono a raccontare ancora delle bugie”, disse Scarantino. "Io ho pagato e sto ancora pagando e ho avuto rispetto per le vittime, raccontando tutto cio’ che e’ successo. Cerchero’ con la mia verita’ di portare le cose alla luce del giorno”.

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