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Uffici stampa a Caltanissetta e Gela, Assostampa denuncia: "Furbate dei sindaci, procedure anomale"
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Uffici stampa a Caltanissetta e Gela, Assostampa denuncia: "Furbate dei sindaci, procedure anomale"

Francesco Di Parenti Uffici stampa e consulenti per la comunicazione. La bufera sollevata dalle procedure con le quali i sindaci di Caltanissetta. G...

Redazione
21 Agosto 2015 09:52

Francesco Di Parenti Uffici stampa e consulenti per la comunicazione. La bufera sollevata dalle procedure con le quali i sindaci di Caltanissetta. Giovanni Ruvolo, e di Gela, Domenico Messinese, hanno avviato per la selezione di Nuccio Molino (nella foto in copertina) il primo e l'altro per reclutare un addetto stampa, hanno suscitato la dura reazione del sindacato siciliano dell'Assostampa, che attraverso Francesco Di Parenti - Presidente Gruppo uffici stampa - denuncia le anomalie dei rispettivi sindaci nell'iter. Pubblichiamo integralmente l'intervento di Di Parenti: La nota con la quale l’assessore alla Salute, Baldo Guicciardi, lo scorso 12 agosto ha aperto definitivamente la strada ai concorsi per addetti stampa nella aziende sanitarie siciliane, offre prospettive nuove nel confronto che Assostampa e Gus (il gruppo di specializzazione del sindacato dei giornalisti) portano avanti per fare in modo che la pubblica amministrazione possa finalmente informare i cittadini in maniera corretta ed efficace. Purtroppo però, accanto a un fatto positivo, frutto di anni di impegno sindacale, dalla provincia di Caltanissetta registriamo due notizie che ci dimostrano come la strada per l’istituzione negli enti locali di veri uffici stampa al servizio dei cittadini (rispettosi cioè della legge 150 del 2000) sia ancora lunga e piena di ostacoli. Ostacoli – dispiace ammetterlo – che non arrivano solo dalla Politica, interessata alla propaganda e non a un’informazione trasparente, ma talvolta anche da colleghi pronti ad assecondare le aspirazioni dell’amministratore di turno a discapito della credibilità della categoria. Il sindaco Giovanni Ruvolo Il primo caso, rimbalzato sulla stampa siciliana, avviene proprio al comune di Caltanissetta. Qui il sindaco, pur in presenza di un addetto stampa interno, ha assegnato per 5 mesi un incarico di esperto per la comunicazione ad un giornalista già impegnato in un altro comune capoluogo dove è inquadrato con contratto degli enti locali ma con la “singolare” qualifica di capo redattore. Il secondo caso è a Gela: il Comune, in pieno periodo ferragostano, ha pubblicato un bando di selezione (scadenza 28 agosto) per un giornalista “con incarico di collaborazione esterna ad alto contenuto di professionalità”. L’incarico avrà la durata di un anno ma tante, troppe sono le cose che non vanno in questa selezione. Decisamente strano è, ad esempio, il fatto che tra i compiti assegnati al prescelto ci sia anche quello di intervistare il primo cittadino (per conto di chi? Con quale credibilità? Accetterebbe il sindaco di farsi intervistare da un addetto stampa che la pensa in modo diverso da lui?), in assoluto disprezzo delle norme deontologiche; oppure che le domande di partecipazione al bando devono essere indirizzate alla segreteria del sindaco. Per non parlare delle modalità di selezione, affidata a una commissione (composta da chi?) che ha il compito di comparare i curricula ma non di stilare una graduatoria. Nulla si dice dei criteri di valutazione dei titoli, così come non si fa riferimento al decreto Barbagallo, che resta l’unico strumento di cui dispone la Regione siciliana per la selezione dei giornalisti. Quali mezzi avranno i partecipanti esclusi per verificare la corretta valutazione dei loro curricula? Domenico Messinese, sindaco di Gela Una procedura, dunque, priva di certezze e resa ancora imprevedibile dalle prerogative riservate alla commissione e al sindaco. La prima può decidere di non assegnare il posto oppure, a sua discrezione, di effettuare “colloqui motivazionali” per approfondire il contenuto dei curricula; il secondo, a suo “insindacabile giudizio” - ma ci chiediamo con quale competenza -, al termine di un periodo di prova di tre mesi (che sembrano pochi ma sono un tempo infinito se rapportato alla durata del contratto) deciderà se confermare l'incarico al giornalista selezionato. Ma il vero capolavoro è la previsione per il compenso: “prestazione libero-professionale inerente la qualifica di redattore capo prevista dalla categoria professionale D3 degli enti locali”. Dunque: un libero-professionista che guadagnerà quanto un importante funzionario pubblico cui viene riconosciuta la qualifica di capo redattore. A Gela si disegna così una figura di addetto stampa decisamente anomala, dal punto di vista del trattamento economico e del profilo professionale, che in Sicilia ha un solo precedente (per altro contestato dall’Assostampa) incarnato da quel giornalista proveniente da un altro Comune e recentemente incaricato in quello di Caltanissetta. Ci chiediamo: gli autori del bando sanno che in Italia un solo contratto, quello dei giornalisti, prevede la figura del redattore capo? Qual è la necessità di agganciare un incarico libero-professionale a un contratto di lavoro subordinato? Non sarebbe stato più logico fissare semplicemente un compenso lordo annuo senza ricorrere a spericolati riferimenti contrattuali? Il sindaco di Gela sa che è vigente l’accordo sindacale dell’ottobre 2007 – sottoscritto da Regione, Anci Urps, Fnsi e Assostampa – pubblicato sulla Gurs del 16 novembre 2007 con decreto del presidente della Regione, che fissa i profili professionali degli uffici stampa negli enti locali e li aggancia al contratto nazionale di lavoro dei giornalisti Fnsi-Fieg? Conosce la differenza tra addetto stampa e portavoce? Sa che le due figure (oltre agli Urp) sono previste dalla legge 150/2000 e che la stessa è stata recepita in Sicilia con l’articolo 127 della legge 2/2002? ufficio stampa 480In 15 anni di lavoro sugli uffici stampa pubblici (con tante sentenze favorevoli ai giornalisti) ne abbiamo viste di tutti i colori e ci siamo imbattuti nei più fantasiosi tentativi messi in atto da amministratori per scegliere giornalisti a loro affini. Ci siamo abituati a tutto tranne che a una cosa: le pseudo-selezioni costruite per ammantare di oggettività e trasparenza ciò che oggettivo e trasparente non è, o comunque non lo è fino in fondo. In questo contesto, che conta in Sicilia molti altri casi oltre a quelli di Caltanissetta e Gela, la nota dell’assessore Guicciardi rappresenta una debole luce in fondo al tunnel. Troppo presto per cantare vittoria, anche perché le specificità del settore Sanità ci consigliano cautela e prospettano altri ostacoli da superare. Ma c’è un elemento di novità che va evidenziato e che deve valere anche per gli enti locali. I concorsi per addetti stampa nelle Asp sono l’effetto di un metodo tutto politico, avviato con un incontro tra sindacato dei giornalisti e commissione Sanità dell’Ars (per il quale ringraziamo il presidente Digiacomo) dal quale è scaturita la risoluzione che impegna l’assessorato e alla quale Guicciardi ha deciso di dare seguito. Il confronto tra le parti ha dato i suoi frutti; la trattativa a viso aperto ha avuto la meglio sugli accordi sottobanco e sugli inconfessabili compromessi al ribasso. La prospettiva dei concorsi nelle Asp e le vicende di Caltanissetta e Gela rappresentano i due poli all’interno dei quali si sviluppa il dibattito sugli uffici stampa pubblici siciliani: da una parte le posizioni dell’Assostampa, favorevole ad assunzioni alla luce del sole e dettate da criteri oggettivi, tenendo presenti – qualora esistessero – i titoli maturati da giornalisti che hanno svolto mansioni di addetto stampa; dall’altra la pretesa dei politici di scegliersi non solo i portavoce (cosa assolutamente legittima) ma pure chi ha il delicato compito di informare la gente, nella maniera più oggettiva possibile, sugli atti della pubblica amministrazione. Serve senso di responsabilità da parte tutti. Sul piatto non ci sono solo posti di lavoro ma soprattutto la trasparenza della pubblica amministrazione e il diritto dei cittadini di essere informati correttamente.

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