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Strage via D'Amelio, Napolitano sarà ascoltato dai giudici di Caltanissetta. A metà dicembre trasferta a Roma per l'audizione
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Strage via D'Amelio, Napolitano sarà ascoltato dai giudici di Caltanissetta. A metà dicembre trasferta a Roma per l'audizione

L'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, verrà ascoltato in qualità di teste, dalla Corte d'Assise di Caltanissetta, nell'ambito del proc...

Redazione
16 Novembre 2015 16:06

L'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, verrà ascoltato in qualità di teste, dalla Corte d'Assise di Caltanissetta, nell'ambito del processo Borsellino quater per la strage di via d'Amelio. L'audizione si terrà il prossimo 14 dicembre a Roma, nella sede del Senato. La decisione è stata ufficializzata oggi in udienza prima di aggiornare il processo al 18 novembre. Stamattina, sempre come testimone, è stato ascoltato il sostituto procuratore di Palermo, Antonino Di Matteo. "Nei primi interrogatori abbiamo ritenuto che le dichiarazioni di Scarantino fossero genuine. Solo dopo abbiamo intuito che fossero inquinate" ha detto il magistrato di Caltanissetta. Di Matteo prestò servizio proprio a Caltanissetta subito dopo le stragi del '92 fino al 99, quando venne trasferito alla Procura di Palermo. "Ilda Boccassini - ha detto Di Matteo - non mi ha mai parlato di Scarantino. Non ho mai partecipato ad una riunione su queste indagini". Di Matteo si è poi soffermato sul dietrofront del falso collaboratore di giustizia: "Scarantino già nel 95 rilasciò un'intervista telefonica a Mediaset per sostenere che si era inventato tutto. Poi lo fece nel '98, quando era a Como, parlò dei maltrattamenti subiti in carcere puntando anche il dito su poliziotti e magistrati nisseni, me compreso. Credo che fu la procura di Catania ad indagare, ma io non sono mai stato interrogato. Sotto accusa anche il programma di protezione al quale era sottoposto". Il magistrato ha anche aggiunto che "alla polizia giudiziaria venne dato il mandato di acquisire quella registrazione". Ad oggi di quell'intervista integrale, in cui Scarantino disse che si era inventato tutto, non c'è più traccia.Il boss dell'Acquasanta Vito Galatolo, oggi pentito di mafia, dopo aver scritto lo scorso novembre una lettera al sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo, manifestando la sua volontà di incontrarlo, durante l'incontro in carcere, indicando la foto dei giudici Falcone e Borsellino, disse: "A noi ce l'hanno chiesto". Proprio durante quell'incontro, Galatolo svelò a Di Matteo che c'era un progetto nei suoi confronti per eliminarlo e che il progetto era in fase avanzata. "Secondo me - ha detto Di Matteo deponendo a Caltanissetta al processo Borsellino quater - durante le indagini sono emersi molti elementi per ritenere che vi siano altri coinvolgimenti. Non soffermiamoci solo sul depistaggio messo in atto da Scarantino".

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Adriano Rabiolo Fisioterapista Caltanissetta