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Scoperto il tesoretto sepolto nell'ex rifugio di Salita Matteotti: due lapidi del Canova siciliano LE FOTO
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Scoperto il tesoretto sepolto nell'ex rifugio di Salita Matteotti: due lapidi del Canova siciliano LE FOTO

Un momento della conferenza stampa Un tesoretto disperso si nascondeva nel buio dell'ex rifugio antiaereo della Salita Matteotti. Due antiche lapidi...

Redazione
19 Maggio 2015 17:02

Scoperto il tesoretto sepolto nell'ex rifugio di Salita Matteotti: due lapidi del Canova siciliano LE FOTO Un momento della conferenza stampa Un tesoretto disperso si nascondeva nel buio dell'ex rifugio antiaereo della Salita Matteotti. Due antiche lapidi realizzate nel 1828 dallo scultore palermitano Valerio Villareale, che durante la sua carriera ha incontrato Antonio Canova - tanto da essere soprannominato il Canova siciliano - e lavorato alla corte dei Borboni e lasciando traccia del suo talento perfino alla Reggia di Caserta. Le due lapidi erano poste sui basamenti dei busti di Francesco I e Ferdinando II, un tempo collocati davanti la chiesa del Collegio di corso Umberto e davanti la Cattedrale. Monumenti distrutti durante i moti siciliani del 1848 e di cui s'era persa ogni traccia. Le lapidi - che raffigurano la fedeltà di Caltanissetta ai Borboni - però sono saltate fuori durante i lavori di riqualificazione che il Comune, sotto il coordinamento della Soprintendenza, sta eseguendo nell'ex rifugio per convertirlo in uno spazio museale. E gli esperti, tra cui l'architetto Daniela Vullo responsabile del dipartimento Beni architettonici della Soprintendenza, hanno subito intuito che si trattava di due opere di valore scolpite da uno degli artisti più apprezzati dell'epoca. Opere di cui peraltro v'erano delle testimonianze sull'esistenza in alcuni scritti di storici locali, che però le davano custodite e affisse nell'ex Ospizio di Beneficenza di via Re d'Italia. E chissà come poi sepolte per tantissimi anni nei sotterranei della Salita Matteotti. La presentazione delle due opere è avvenuta questa mattina nell'ex museo Gil di via Colajanni, alla presenza del sindaco Giovanni Ruvolo, del soprintendente Lorenzo Guzzardi e dell'architetto Daniela Vullo. Le due lapidi sono in ottimo stato di conservazione, ma avranno bisogno di un intervento di ripulitura e al momento sono in custodia presso i laboratori di restauro della Soprintendenza. Sarà poi il Comune a decidere dove esporre le due opere di marmo per consentire ai cittadini di potere ammirare e conoscere più da vicino due testimonianze di storia del capoluogo. FOTO DI GIUSEPPE CASTELLI PER GENTILE CONCESSIONE DELLA SOPRINTENDENZA

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