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Raffineria Green a Gela, mercoledì Eni presenta il progetto. Ma gli operai continuano a protestare
Cronaca
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Raffineria Green a Gela, mercoledì Eni presenta il progetto. Ma gli operai continuano a protestare

La raffineria "green" di Gela sembra stia finalmente iniziando a sorgere ma nella città del Golfo la crisi sempre più profonda causa dal ridimensionam...

Redazione
07 Giugno 2016 09:25

La raffineria "green" di Gela sembra stia finalmente iniziando a sorgere ma nella città del Golfo la crisi sempre più profonda causa dal ridimensionamento dello stabilimento e dalla chiusura del petrolchimico tradizionale fa apparire con sempre maggiore chiarezza che da solo la raffineria verde non potrà risolvere i problemi di un intero comprensorio. L'Eni presenterà, mercoledì prossimo, nello stabilimento di Gela, il suo progetto di "Green Refinery", con cui, come concordato nel protocollo d'intesa del novembre del 2014, abbandona la raffinazione del petrolio per procedere alla produzione di biocarburanti. alla cerimonia, prevista per le ore 11, parteciperanno i vertici del settore "Downstream Eni", di Enimed e di "Raffineria di Gela srl". Saranno illustrati i dettagli del progetto e lo stato di avanzamento dei lavori che, secondo l'azienda "procedono speditamente e in linea con il programma previsto nel protocollo di intesa". Ma mentre da San Donato Milanese arrivava l'annuncio a Gela un operaio dell'impresa metalmeccanica "Smim Impianti", appaltatrice dell'Eni nel petrolchimico di Gela, si è arrampicato su una delle putrelle che reggono il tetto di un capannone del cantiere della ditta, in contrada Piana del Signore, e minaccia di buttarsi se non avrà risposte certe sui suoi arretrati salariali e sul suo futuro di lavoratore. Si chiama Matteo Guerrieri, ha 45 anni, ed è di Niscemi, dove vive con moglie e tre figli. Sul posto sono accorsi molti colleghi di lavoro mentre le forze di sicurezza e di protezione civile (polizia, un'ambulanza del 118 e i vigili del fuoco), dopo aver collocato a terra un grande materasso pneumatico, cercano di convincere l'operaio a desistere. La sua rabbia è esplosa perchè non lavora da gennaio e non percepisce ne salario nè cassa integrazione da otto mesi, cui si aggiungono una tredicesima e due quattordicesime non pagate. La Smim Impianti, come tante altre ditte dell'indotto gelese, è ferma, con 110 dipendenti in mobilità e 18 in cassa integrazione, a seguito della chiusura della raffineria di Gela, che, abbandonata la lavorazione del petrolio, attende di essere riconvertita nella produzione di biocarburanti. Tra diretto e indotto, sono stati tagliati circa 1500 posti di lavoro, in attesa di ricollocazione. Le segreterie provinciali di Cgil Cisl e Uil e i sindacati metalmeccanici, con un loro comunicato, puntano il dito contro la Regione e denunciano "ancora una volta la latitanza delle istituzioni" mentre avvertono che la "Vertenza Gela" rischia di subire una deriva e che se non si interviene subito con risposte concrete, "la stessa avrà momenti incontrollabili".

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