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Povertà educativa, Save the Children boccia la Sicilia. Molti minori non leggono libri o visitano musei
Cronaca
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Povertà educativa, Save the Children boccia la Sicilia. Molti minori non leggono libri o visitano musei

Sono la Sicilia e la Campania a detenere il triste primato delle regioni italiane con la maggiore «povertà educativa», cioè quelle in cui è più scarsa...

Redazione
09 Maggio 2016 10:27

Sono la Sicilia e la Campania a detenere il triste primato delle regioni italiane con la maggiore «povertà educativa», cioè quelle in cui è più scarsa e inadeguata l'offerta di servizi e opportunità educative e formative che consentano ai minori di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni. Al secondo posto della classifica in negativo, Calabria e Puglia. Fanno da contraltare Lombardia, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, le aree più ricche di offerta formativa ed extracurriculare per i minori. Questo il ritratto in chiaroscuro di un'Italia lontana dai target europei, in cui le opportunità per bambini e adolescenti sono esigue sia a scuola che fuori, che emerge da un rapporto di Save the Children e dal relativo Indice di povertà educativa regionale, presentato oggi a Roma. L'analisi conferma la stretta correlazione tra povertà materiale ed educativa: sono 1.045.000 i bambini che vivono in povertà assoluta e si concentrano, appunto, in regioni come la Calabria o la Sicilia. In Italia il 48% dei minori tra 6 e 17 anni non ha letto neanche un libro, se non quelli scolastici, nell'anno precedente, il 69% non ha visitato un sito archeologico e il 55% un museo, il 46% non ha svolto alcuna attività sportiva. Èil preoccupante quadro che emerge dal Rapporto di Save the Children 'Liberare i bambini dalla povertà educativa: a che punto siamo?', presentato oggi a Roma in occasione della conferenza di rilancio della campagna Illuminiamo il Futuro. Se nel Sud e nelle Isole la privazione culturale e ricreativa è più marcata, arrivando all'84% della Campania, nelle regioni del Nord riguarda comunque circa la metà dei minori considerati, dove solo le province di Trento e Bolzano scendono al di sotto di questa soglia (rispettivamente 49% e 41%).

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