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Partorire in Italia, che odissea. Esce il libro-inchiesta della giornalista nissena Rossana Campisi
Cronaca
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Partorire in Italia, che odissea. Esce il libro-inchiesta della giornalista nissena Rossana Campisi

La copertina del libro Accade spesso e dura pochissimo, forse un minuto, e si chiama "pentimento". Una donna che scopre di essere incinta lo prova: ...

Redazione
15 Agosto 2015 13:00

La copertina del libro Accade spesso e dura pochissimo, forse un minuto, e si chiama "pentimento". Una donna che scopre di essere incinta lo prova: la vita sara' presto sconvolta per nove mesi, anzi per tutta la vita. Cosa fare ora? Nessuna lo ammette, e' una piccola paura: prima nascosta, poi solo travolta da altre emozioni. Ci sono i medici da scegliere, l'ospedale, gli esami, mamma e suocera pronte a dire la loro, per non dire tutte le altre, ovvero le donne che hanno sempre una storia da raccontare. Il "racconto dei racconti" di una donna e' infatti il proprio parto. Prima di raccontarlo pero', il viaggio e' lungo. Lo scopriamo in 'Partorirai con dolore' scritto dalla giornalista di Caltanissetta Rossana Campisi per Rizzoli Bur (14 euro): un'inchiesta unica nel suo genere su un evento "rimasto troppo tempo un tabu'". Dati, interviste a medici, ostetriche, ministri ed ex ministri, storie, soprattutto consigli per farsi spazio tra luoghi comuni, disservizi, siti internet, informazioni corrette che latitano, riforme sanitarie che sembrano arcipelaghi (il federalismo non aiuta), ingiustizie e paure. C'e' la storia di Costanza, abbandonata in un lettino di ospedale con l'ostetrica orgogliosa di quel travaglio naturale: senza ossitocina, epidurale, cesareo. La bambina stava bene, perche' questa mamma urlava disperata? Poi pero' ci sono quelle come Marta, a cui mamma suocera e ginecologa consigliavano con insistenza (e' un eufemismo) di chiudere le tube: tanto dopo tre cesarei, cosa vuoi fare un parto naturale? Le ha chiuse, si e' depressa. Isabella invece lascia Milano per Modica, nell'unico ospedale dove non fanno epidurale: ne e' orgogliosa. Accanto a loro, le storie straniere a meta', cioe' mamme italiane alle prese con ospedali all'estero. E via i confronti. Come Ludovica che ha partorito a Boston (il migliore dei mondi possibili, o quasi), Rosanna che a La Palma (Spagna) ha bevuto solo acqua e cannella per far dilatare l'utero (tra le mani di un matron formale e cordiale, l'ostetrico uomo). Tra una cronaca e l'altra, parlano i ginecologi sballottati tra denunce (sono i medici che ne ricevono di piu'), ansie delle donne che chiedono un'ecografia al mese (e' dimostrato che tre in nove mesi vanno piu' che bene, eppure) se non un cesareo programmato (solo per evitare il dolore), gli inviti internazionali a demedicalizzare l'evento nascita (abbiamo il primato europeo dei cesarei), gli ospedali dove l'epidurale gratuita e' offerta in orari di ufficio, i consultori deserti (tante storie per averli...), i rimborsi regionali per il parto extraospedaliero a macchia di leopardo. Ci sono pero' anche loro, le ostetriche, depositarie di un sapere che pian piano le mamme stanno imparando a conoscere e usare per il loro benessere. Ci sono i padri piu' presenti (in sala parto, con i congedi ancora siam messi malino), le donne senza figli che hanno congelato embrioni (abbiamo il primato per la natalita' piu' bassa), c'e' infine il dolore: lui c'e', non lo eviti in nessun modo, te lo vivi in modo diverso semmai. Il libro e' un invito a diventare consapevoli. Senza delegare al primario di turno o, peggio, senza pretendere con quattro corsi preparto di conoscere lo scibile: serve imparare ad ascoltarsi e a fidarsi. Serve conoscere, la storia in questione alla fine riguarda tutti.

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