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Nissena finge rapina in casa, smascherata dalla Squadra Mobile. Bugia per non svelare al marito la fine di soldi e anelli
Cronaca
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Nissena finge rapina in casa, smascherata dalla Squadra Mobile. Bugia per non svelare al marito la fine di soldi e anelli

Ha raccontato di essere stata sequestrata in casa e rapinata da una coppia di finti poliziotti. Ma ben presto i poliziotti della sezione Antirapina de...

Redazione
11 Febbraio 2016 15:55

Ha raccontato di essere stata sequestrata in casa e rapinata da una coppia di finti poliziotti. Ma ben presto i poliziotti della sezione Antirapina della Squadra Mobile di Caltanissetta hanno smascherato il bluff di una nissena di 33 anni, che ha poi raccontato di aver mentito per non rivelare al marito di non avere più un gruzoletto di soldi e le fedi nuziali ma non si sa come. La donna è stata denunciata per simulazione di reato. In particolare, gli agenti della Squadra Mobile, intervenivano nel primo pomeriggio di ieri in via San Calogero dove la donna ha denunciato di essere stata vittima di una rapina a mano armata perpetrata da un uomo e di una donna che indossavano una non meglio specificata divisa. Secondo la ragazza, i falsi poliziotti si erano qualificati e lei li aveva fatti entrare; a dire della vittima, l’uomo l’aveva pure picchiata, e con un coltello l'aveva ferita, quindi prima di dileguarsi le aveva sottratto due fedi nuziali, una somma di denaro pari a 30 euro e le chiavi dell’autovettura. Gli investigatori dell’Antirapina si sono messi subito al lavoro, analizzando i sistemi di videosorveglianza della zona dai quali non si rilevavano anomalie. La donna, condotta presso gli Uffici della Squadra Mobile, non riconosceva nelle foto segnaletiche mostrategli nessuno dei rapinatori, né sapeva fornire, incalzata dalle domande degli investigatori, descrizioni precise sui banditi. Anche le pattuglie civetta subito sguinzagliate in città non rintracciavano i soggetti indicati dalla donna. Quindi, già da subito gli elementi raccolti facevano nutrire agli investigatori il dubbio che si trattava di un fatto anomalo, in considerazione che il modus operandi dei rapinatori che era stato descritto dalla vittima, non coincideva con nessun elemento. Anche l’analisi dei graffi sulla guancia della donna si presentavano incompatibili con possibili lesioni causate da una lama o da una punta, e le modeste condizioni economiche della famiglia crescevano ancor di più i dubbi sulla versione fornita dalla vittima. I sospetti divenivano realtà allorquando la trentenne, resasi conto di essere stata smascherata, decideva di dire la verità sulla faccenda e, al fine di non peggiorare le cose, raccontava di non aver mai subito alcuna rapina e che si era procurata autonomamente le lesioni nel viso, al solo fine di nascondere al marito la vera fine del denaro e delle fedi nuziali, spesi per chissà quale motivo che non ha voluto rivelare.

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