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"Mio padre ucciso perchè disse no al pizzo". Testimonianza di Franca Pepi al liceo scientifico di Caltanissetta
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"Mio padre ucciso perchè disse no al pizzo". Testimonianza di Franca Pepi al liceo scientifico di Caltanissetta

Ha raccontato agli studenti la sua storia, vissuta accanto al padre Francesco che fu ucciso per essersi ribellato al racket. Franca Pepi ha ripercorso...

Redazione
14 Marzo 2016 17:08

Ha raccontato agli studenti la sua storia, vissuta accanto al padre Francesco che fu ucciso per essersi ribellato al racket. Franca Pepi ha ripercorso le fasi più drammatiche della sua vita ai ragazzi delle terze classi del Liceo scientifico di Caltanissetta. hanno incontrato Franca Pepi. Gli studenti hanno potuto conoscere una donna forte, che ha saputo reagire al potere mafioso credendo nelle proprie capacità e nel legittimo potere della giustizia. Francesca Pepi non ha solo analizzato la mafia, ma ha raccontato con semplicità e passione cosa essa è stata per lei, autodefinendosi «una realtà vivente degli effetti della mafia». Francesco Pepi aveva costruito «la fabbrica», la Paic Sud (settore agraoalimentare) ed era così divenuto socio di importanti aziende del Nord Italia, con contatti con i mercati generali di Roma e con grossi marchi. Pepi venne ucciso il 14 febbraio 1989. La fabbrica chiuse, finché nel 1997, otto anni dopo, grazie alla legge 44/89 Franca Pepi ricevette il certificato di parente di vittima della mafia e, con esso, cento milioni per riaprire l’azienda. Da allora ha combattuto contro i tentativi di far chiudere l’azienda , tentativi compiuti a volte velatamente dietro messaggi simbolici, a volte tradotti in aperti soprusi. Ha deciso non solo di restare, ma di continuare l’attività del padre tramite la partecipazione alle attività delle associazioni, soprattutto attraverso l’intervento nell’Associazione antiracket «che individua chi ha un problema con la mafia e lo fa parlare della sua esperienza garantendogli un vero aiuto, facendo denunciare i colpevoli in un’altra città per non essere scoperto, dando protezione e facendo da scudo ai processi e molto altro: fin quando potrò io sarò pronta ad ascoltare e consigliare, condividendo esperienze con “sorelle e fratelli di sangue”, aiutando persone colpite da quell’usura che a Caltanissetta colpisce più del racket». Quest’anno i ragazzi del Liceo Volta parteciperanno a Messina alla Giornata della Memoria e dell’Impegno promossa da Libera in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, giornata che si celebra dal 1996 sempre il 21 Marzo - primo giorno di primavera -volendo rinnovare l’impegno per la giustizia sociale. A chiusura dell’incontro è stato lanciato da Franca Pepi e dall’avvocato Eugenia Muzzillo referente dell’associazione “Radici della Legalità”, partecipe del progetto, un invito, accolto dai ragazzi, per la realizzazione di un documentario contenente le riprese del 21 Marzo a Messina e incentrato sulla figura di una vittima scelta dai ragazzi, «per lottare anche voi, per confermare quanto asseriva Antonino Caponnetto, cioè che la mafia ha paura delle istituzioni ma anche della scuola».

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