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Mafia nel Nisseno. Imprenditori si ribellano al racket: arrestati 2 "esattori" del pizzo
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Mafia nel Nisseno. Imprenditori si ribellano al racket: arrestati 2 "esattori" del pizzo

Maurizio Trubia e Diego Nastasti, i due arrestati dalla Polizia Imprenditori e forze dell'ordine assestano un fragoroso schiaffo al 'racket delle se...

Redazione
05 Ottobre 2016 08:53

Maurizio Trubia e Diego Nastasti, i due arrestati dalla Polizia Imprenditori e forze dell'ordine assestano un fragoroso schiaffo al 'racket delle serre' in provincia di Caltanissetta. Poliziotti della Squadra mobile e del commissariato di Gela hanno arrestato due esponenti di spicco del clan mafioso Emmanuello, uno dei quali, il 48enne Maurizio Trubia, intendeva consolidare il suo potere sulla cosca e sul territorio. Avevano tentato un'estorsione ai danni di un imprenditore impegnato nel settore della raccolta della plastica dismessa dalle serre. Ma la denuncia delle vittime e il sostegno dell'associazione antiracket hanno fatto saltare i piani della cosca. Stamane i poliziotti della sezione criminalita' hanno cosi' dato esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip nisseno David Salvucci, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di Trubia e di Diego Nastasi, 50 anni, entrambi gelesi, gia' agli arresti domiciliari. Sono indagati di tentata estorsione in concorso aggravata dalle modalita' mafiose. Un duro colpo, dunque, quello assestato al clan e a Trubia, in particolare, che dopo gli arresti del novembre 2015 ('Operazione Redivivi'), stava cercando di riprendere le redini della cosca Emmanuello e il pieno controllo del territorio, cercando anche di monopolizzare il mercato della raccolta della plastica, al fine di finanziare le casse dell'organizzazione. Le indagini, condotte dalla Squadra mobile di Caltanissetta diretta dal vicequestore Marzia Giustolisi, e dal commissariato di Gela, guidato dal primo dirigente Francesco Marino, sono state avviate nell'aprile del 2016, sulla base delle dichiarazioni di alcuni imprenditori gelesi che, accompagnati dalla locale associazione antiracket, avevano segnalato un tentativo di estorsione ai danni del loro collega, oggetto di pressioni e intimidazioni affinche' accettasse di pagare una 'tassa' per ogni autocarro di plastica dismessa recuperata dai serricoltori delle contrade di Bulala e Mignechi, spiegando che gia' altre persone si erano dichiarate disponibili a pagare una somma di denaro, pur di avere l'esclusiva nella raccolta della plastica. A quel punto l'imprenditore ha denunciato i fatti. Prezioso il contributo dell'associazione antiracket di Gela e del suo presidente Renzo Caponnetti che hanno sostenuto sin da subito la volonta' di non cedere agli uomini del pizzo. FOTO ARCHIVIO

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