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Mafia e racket, colpo della Polizia ai clan di Gela: 18 arresti. Le vittime del "pizzo" denunciano dopo le minacce LE FOTO
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Mafia e racket, colpo della Polizia ai clan di Gela: 18 arresti. Le vittime del "pizzo" denunciano dopo le minacce LE FOTO

Gli agenti della Squadra Mobile di Caltanissetta, hanno eseguito questa notte a Gela, 22 misure di custodia cautelare (18 in carcere e 4 ai domiciliar...

Redazione
24 Novembre 2015 06:46

Gli agenti della Squadra Mobile di Caltanissetta, hanno eseguito questa notte a Gela, 22 misure di custodia cautelare (18 in carcere e 4 ai domiciliari) nei confronti di altrettanti personaggi di spicco appartenenti ai clan Emmanuello e Rinzivillo, ritenuti vicini a Cosa nostra. Gli indagati, sono accusati a vario titolo, di associazione mafiosa, aggravata dall’uso delle armi, finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed alle estorsioni. Arrestato anche il nuovo “reggente” di Cosa nostra di Gela e decapitati i vertici dell’organizzazione criminale. L’operazione, denominata “Redivivi”, ha consentito agli inquirenti, di ricostruire i nuovi assetti della mafia gelese. Le indagini sono state avviate sulla base delle dichiarazioni di alcuni imprenditori gelesi che, nel 2014, hanno deciso di ribellarsi iniziando così a collaborare con gli investigatori grazie anche al supporto dell’Associazione Antiracket di Gela. In carcere sono finiti Vincenzo Trubia, fratello del pentito Rosario e ritenuto il nuovo reggente della cosca, Nunzio Trubia, Davide Trubia, Rosario Trubia, Luca Trubia, Simone Trubia, Pasquale Andrea Trubia, Pasquale Lino Trubia, Luigi Rizzari, Rosario Caruso, Francesco Graziano Giovane, Ruggiero Biundo, Manuele Rolla, Cristofer Luca Tsca, Fabio Crisci, Baldassare Nicosia: Agli arresti domiciliari sono finiti Giuseppe Carnazzo, Rosario Trubia, Serafino Tuccio, Rosario Davide Alba. Sono ancora ricercati il romeno Petrut Stelian Ursica inteso “Pietro” e il gelese Rosario Maichol Trubia: quest’ultimo si trovava a Livorno, dove lavorava, fino a lunedì pomeriggio ma nella notte i poliziotti della Squadra Mobile ha appreso che il giovane stava lasciando la città toscana per ritornare a Gela. Trubia è stato localizzato a bordo di una nave che da Civitavecchia era diretta a Termini Imerese. La Polizia si è già attivata per catturarlo non appena sbarcherà dalla nave. Le vittime erano stanche di subire minacce e intimidazioni, da parte di alcuni membri del clan, tese ad estrometterli dal redditizio mercato del recupero di materiali plastici e ferrosi nelle serre delle campagne del comprensorio di Gela, nelle quali la consorteria mafiosa avrebbe anche imposto il servizio retribuito della “guardiania”. La presunta organizzazione, sarebbe stata inoltre dedita ad un fiorente traffico di stupefacenti, che serviva a sostenere l’associazione, forte anche dell’alleanza con membri della “stidda” ragusana. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Caltanissetta, è stata eseguita dagli uomini della Squadra Mobile nissena, diretta dal dirigente Marzia Giustolisi e dagli agenti del Commissariato di Gela, in collaborazione con la Squadra Mobile di Livorno e con l’ausilio di pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine e di Unità Cinofile. I particolari, saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 10, alla Procura di Caltanissetta.

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