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Mafia a Caltanissetta, allarme della Dia al Parlamento: "Racket, droga e gioco illegale fonti di guadagno per i clan"
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Mafia a Caltanissetta, allarme della Dia al Parlamento: "Racket, droga e gioco illegale fonti di guadagno per i clan"

I tentacoli della Piovra stringono e soffocano l'economia della provincia di Caltanissetta. Il racket delle estorsioni non muore mai, con imprenditori...

Redazione
08 Settembre 2015 15:21

I tentacoli della Piovra stringono e soffocano l'economia della provincia di Caltanissetta. Il racket delle estorsioni non muore mai, con imprenditori, commercianti e artigiani finiti nel vortice degli esattori del "pizzo". Malgrado la retrocessione economica e gli arresti, a Caltanissetta e nel resto del territorio c'è chi continua a pagare gli emissari di Cosa Nostra. E' uno degli spaccati che emerge dai capitoli della seconda relazione semestrale per il 2014 che il Centro operativo della Direzione investigativa antimafia ha trasmesso al Parlamento, affrontando anche il fenomeno mafioso locale che, geograficamente, è composto dai quattro mandamenti di Vallelunga Pratameno, Mussomeli, Riesi e Gela. Una provincia in cui predomina l'influenza di Cosa Nostra, mentre la Stidda continua a tenere ben salde le radici a Gela e Niscemi. L'analisi della Dia nissena ritiene che la "convivenza tra e due organizzazioni sembra ormai stabilizzata in un'equa ripartizione degli illeciti guadagni e resiste l'antico accoro operativo che consente di conservare, malgrado i successi conseguiti dallo Stato e le defezioni tra le fila degli associati, un alto tasso di pressione e di criminale influenza su tutte le attività economiche del territorio". Le estorsioni sono la principale fonte di guadagno per le cosche Gli investigatori del Centro Antimafia, nel report inviato alle Camere, parlano della necessità - per i clan mafiosi - di sostituire "in un arrestabile ricambio, gli affiliati neutralizzati dalle indagini di polizia. Nella medesima zona sono presenti gruppi di soggetti minori, operativamente attivi e legati a personaggi del sottobosco mafioso, pericolosamente disponibili a compiere azioni funzionali alla consorteria committente". Gli affari delle cosche nissene, però, si sono evoluti così come i contatti sono aumentati e i referenti a disposizione di Cosa Nostra e Stidda sono variegati. "Varie indagini portate a termine nel semestre in esame - spiega la Dia nel dossier - hanno evidenziato ancora una volta che le linee strategiche dei programmi perseguiti dalle varie "famiglie" sono orientate verso il controllo delle attività imprenditoriali, la ricerca di figure di riferimenti nei settori politici, amministrativi e professionali, il condizionamento della Pubblica Amministrazione, l'utilizzazione di prestanome quali apparenti intestatari di patrimoni illeciti, l'intercettazioni di provvidenze della mafia nel settore agroalimentare dove si manifesta, in aggiunta alle truffe messe in atto in danno della Comunità Europea, attraverso l'infiltrazione della filiera commerciale e nella catena di distribuzione dei prodotti". Il gioco d'azzardo nuovo business delle mafie Ma c'è anche un altro fiorente business cui guardano con interesse boss e picciotti della Cupola nissena, a parere degli investigatori della Direzione investigativa antimafia di Caltanissetta. "Permane l'interesse della criminalità associata verso i settori tradizionali del controllo del gioco d'azzardo e dei videogiochi, la gestione delle sale scommesse e il sempre redditizio traffico illegale degli stupefacenti. In relazione al narcotraffico, emerge che i canali di rifornimento sono collegati ad altre aree territoriali e organizzati da personaggi non necessariamente e direttamente riconducibili ai gruppi criminali presenti sul territorio". In provincia di Caltanissetta non ci sono, a parere degli esperti della Dia, contaminazioni criminali da parte di gruppo stranieri, ma seppur il territorio resta parecchio depresso sotto il profilo economico e scarsamente attrattivo per gli investimenti, le cosche non rinunciano alla principale fonte di guadagno: le estorsioni. "Pur con i limiti di una congiuntura sfavorevole - è il trend registrato dal Centro Operativo Dia - che ridimensiona fortemente tutte le attività economiche pubbliche e private, continua, dunque la vessazione del settore industriale, delle attività artigianali e del comparto del commercio, colpiti da estorsioni, danneggiamenti e svariate altre forme di coartazione, spesso camuffate da offerte di forniture, di servizi e di manodopera. Quello delle estorsioni rimane l'ambito criminale in cui Cosa Nostra nissena persegue i propri illeciti guadagni ed esercita il controllo del territorio". Cosa Nostra punta agli appalti e cerca contatti con la politica Ma nel Nisseno anche il fenomeno dell'usura è attenzionato dagli analisti della Dia che la definiscono "forma ancora più infida di contaminazione dell'economia legale, la cui persistenza è favorita dall'esposizione finanziaria di piccole e medie imprese a causa della crisi economica, accanto all'azione di contrasto, sono in atto nella provincia importanti progetti di informazione e sensibilizzazione. Resta comunque alto il rischio di pressioni da parte delle locali famiglie mafiose per le dimostrate capacità d'infiltrazione nei pubblici appalti e la propensione ad imporre il controllo su talune amministrazioni. Si confermano sempre attivi i collegamenti tra le associazioni mafiose locali e le ramificazioni malavitose presenti sul territorio peninsulare - conclude la Dia nella informativa di 261 pagine inviata a Camera e Senato - costituite da cittadini originari dei comuni del Nisseno a più alta densità mafiosa che, mantenendo i consolidati legami con le terre di origine e rispettando l'autorità dei capi locali, svolgono altrove, nell'osservanza ortodossa delle metodologie mafiose, le loro attività delinquenziali".

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