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L'Ultima Cena a Milano, i potenziali rischi di un viaggio. Il parere di una restauratrice
Cronaca
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L'Ultima Cena a Milano, i potenziali rischi di un viaggio. Il parere di una restauratrice

La Restauratrice Adriana Sillitti L’esposizione mondiale dedicata al cibo che si sta svolgendo in questi mesi a Milano è un’occasione per riflettere...

Redazione
19 Agosto 2015 08:44

L'Ultima Cena a Milano, i potenziali rischi di un viaggio. Il parere di una restauratrice La Restauratrice Adriana Sillitti L’esposizione mondiale dedicata al cibo che si sta svolgendo in questi mesi a Milano è un’occasione per riflettere sul rapporto che ciascuna cultura instaura con gli alimenti. Nei padiglioni si affollano piatti di nicchia e pietanze “di massa”, sinonimo di due differenti visioni di come è possibile “nutrire il paese”. L’Expo, però, non offre soltanto prodotti “commestibili” ma anche l’occasione, per una città o una nazione, di “raccontare e raccontarsi” attraverso opere d’arte. Ed è in questa ultima definizione che, ormai da diverse settimane, a Caltanissetta ci si interroga se la Vara dell’Ultima Cena, opera realizzata dal Biangardi agli inizi del ‘900 e gruppo sacro che apre le manifestazioni del Giovedì Santo a Caltanissetta, debba padroneggiare a Milano durante la settimana riservata al territorio nisseno. Ormai non si contano più le parole spese sulla valenza etnoantropologica dell’esposizione, su come questa missione possa promuovere il turismo nisseno e di come, al contrario, l’Ultima Cena, estrapolata dal suo contesto, possa restare un’opera incompresa o, peggio, ridicolizzata. Non è questo, però, l’unico problema che ruota attorno alla vicenda attualmente al vaglio della Regione Sicilia. “Le criticità da affrontare riguardano soprattutto il trasporto del gruppo sacro e i possibili danni provocati dal differente tasso di umidità rispetto a Caltanissetta”. A spiegare le necessarie precauzioni che devono essere adottate è intervenuta Adriana Sillitti. La restauratrice nissena, che già è stata impegnata nel restauro della varicedda “Gesù incontra la madre”, ha sottolineato gli aspetti che non devono essere sottovalutati dal tavolo tecnico istituito a Palermo. I punti critici da studiare riguardano tutte le fasi del viaggio; è indispensabile, per garantire che la Vara torni illesa da Milano, che sia garantito un trasporto e un controllo “di qualità”. “Non bastano dei semplici trasportatori ma dovrebbe esserci anche dei restauratori a seguire tutte le fasi del viaggio - ha spiegato Adriana Sillitti -. Un normale spostamento implica degli inevitabili urti che potrebbero danneggiare le singole statue votive e la struttura. E’ fondamentale, dunque, studiare con attenzione l’ancoraggio a prescindere dal mezzo che sarà utilizzato per lo spostamento”. Per raggiungere l’Expo, ciascun personaggio deve essere adeguatamente imballato "per evitare che - spiega la restauratrice in termini tecnici -, anche il minimo urto, possa creare lesioni in queste statue con anime in legno, sia a livello antropico sia chimico". Le alternative possibili sono due: trasportare la vara nella sua interezza oppure smontarla nei singoli pezzi per poi riassemblarla direttamente a Milano. Entrambe le opzioni, però, possono provocare dei danni irreversibili. “E’ sempre consigliabile, durante il restauro o il trasferimento, evitare di smontare la vara poiché questo è un metodo semi invasivo che, nel tempo, potrebbe danneggiare irreparabilmente il baiardo (la struttura che sorregge tutti i personaggi e il tavolo) - ha sottolineato la restauratrice nissena -. Tra le due opzioni, però, è quella meno rischiosa in fase di trasporto e ancoraggio”. Condizione imprescindibile, però, è che i momenti di montaggio e smontaggio siano affidati a mani esperte. Nella bilancia dei “pro e contro” per la partenza del gruppo sacro deve essere valutato anche il tasso di umidità durante il viaggio e nel padiglione espositivo. “Un problema che si pone anche durante la processione nissena – ha concluso Adriana Sillitti -. Le particelle di umidità penetrano negli strati sottostanti per poi risalire in superficie portando ripercussioni nell'anima in legno, ricoperta di gesso, e creare una lesione visibile anche a occhio nudo”. Ultimo ma non per importanza, il rischio che, inosservato, qualche turista possa avvicinarsi alla vara e deturpare qualche statua votiva o il suo basamento per portare a casa “un souvenir” dell’antica tradizione religiosa così cara ai nisseni. Foto della Vara: Camillo Campisi

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Adriano Rabiolo Fisioterapista Caltanissetta