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Lavoro che non c'è, l'appello dei sindacati: "Renzi adotti la provincia di Caltanissetta"
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Lavoro che non c'è, l'appello dei sindacati: "Renzi adotti la provincia di Caltanissetta"

"Il governo nazionale adotti la provincia di Caltanissetta, Cenerentola d'Italia per il suo più alto tasso di disoccupazione e per la fragilità della ...

Redazione
21 Dicembre 2015 15:17

"Il governo nazionale adotti la provincia di Caltanissetta, Cenerentola d'Italia per il suo più alto tasso di disoccupazione e per la fragilità della sua economia che mette in discussione il presente pregiudicandone il futuro". Lo chiedono in una loro nota (una sorta di bilancio di fine anno del Nisseno) i sindacati confederali, Cgil, Cisl e Uil, che hanno definito il 2015 "l'anno della trincea", con un "mondo del lavoro più precario" nel quale solo grazie agli ammortizzatori sociali avrebbero impedito licenziamenti massicci. L'attenzione dei sindacati è rivolta alle aree di crisi come quella di Gela "con la complessa riconversione" della raffineria Eni di Gela ancora da attuare e quella di Riesi, con l'azzeramento dell'industria tessile, o come "la scomparsa della grande distribuzione commerciale - scrivono Cgil, Cisl e Uil - e il tentativo di chiudere i presidi sanitari di Mazzarino, Mussomeli e Niscemi" mentre in quelli di Gela e Caltanissetta "si allungano le liste d'attesa dei pazienti". ''Nel Nisseno - scrivono i sindacati - aumenta l'impercorribilità delle strade specie in direzione dei paesini del Vallone della provincia" e resterebbe ancora disatteso "il grande tema della sicurezza negli edifici scolastici". Le segreterie confederali rivendicano il ''diritto alla vita dei 22 comuni della provincia attraverso misure straordinarie'' specie quello che imporrebbe ai sindaci il bilancio consolidato incamerando il bilancio delle "partecipate" con perdite per decine di milioni. I sindacati chiedono perciò un incontro urgente col governo Renzi e denunciano la pressione costante delle cosche mafiose, specie ora che stanno per arrivare a Gela gli investimenti miliardari dell'Eni, suggerendo al prefetto "una verifica del protocollo di legalità per renderlo stringente ed allontanare vecchi e nuovi affari all'ombra della mafia".

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