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La riforma della scuola, parla la preside del Liceo classico nisseno: "Scritta da un manager, favorevole al bonus per docenti"
Cronaca
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La riforma della scuola, parla la preside del Liceo classico nisseno: "Scritta da un manager, favorevole al bonus per docenti"

Intervista di Danilo Napoli Protesta contro la riforma del Governo Renzi La buona scuola vista da chi ha il compito di gestirla. E l'osservatorio d...

Redazione
29 Maggio 2015 16:06

Intervista di Danilo Napoli Protesta contro la riforma del Governo Renzi La buona scuola vista da chi ha il compito di gestirla. E l'osservatorio da cui parla Irene Collerone è assai privilegiato, considerato che lei dirige il Liceo classico "Ruggero Settimo" di Caltanissetta. Ed è a lei, al suo ruolo che un passaggio chiave della riforma vuole affidare compiti "manageriali", che abbiamo chiesto un parere sui contenuti del sistema scolastico elaborato dal Governo Renzi. Riforma che sta suscitando un aspro dibattito in italia, con molti dissidenti e pochi favorevoli. Preside Collerone, la riforma è già passata alla Camera, seppur con qualche modifica delle commissioni parlamentari. Ci dia un suo giudizio. Sì, questo disegno di legge si occupa dell’organizzazione scolastica, infatti ritengo che non sia proprio corretto il termine riforma, perché una riforma dovrebbe occuparsi di ordinamenti, come è stato fatto nella riforma Moratti. Questo è un disegno di legge che si occupa dell’aspetto organizzativo e inoltre ha l’urgenza di realizzare l’assunzione dei precari e quindi l’eliminazione delle graduatorie permanenti che rappresentano un infrazione, che l’Italia ha compiuto e che la commissione Europea ha stigmatizzato, obbligando la scuola Italiana e dunque il governo ad evitare che ci fosse la ripetizione dei contratti e non un assunzione a tempo indeterminato. Possiamo dire, per chiudere, che la riforma più che essere stata scritta da dei pedagogisti, sembra scritta da esperti in management o da ragionieri molto attenti al numero e agli effetti delle assunzioni. Il primo dei dodici punti della riforma è intitolato “Mai più precari nella scuola”, sarebbero infatti previste 150 mila assunzioni a settembre 2015 e appunto come accennato da lei in precedenza, la chiusura delle graduatorie ad esaurimento. Il titolo dato, è secondo lei uno slogan o si avvicina alla realtà? Il disegno non è chiaro, o meglio non è chiaro il modo in cui verranno eliminate del tutto le graduatorie o come si potrà conferire le supplenze e a quale personale. Per quanto riguarda le assunzioni invece, dobbiamo dire che sono dibattute, perché la platea degli assunti da 150 mila viene ridimensionata di volta in volta a seconda dei conteggi che vengono fatti sulle realtà lavorative, ci sono docenti che si sentono esclusi da questa possibilità, pare dunque che non sia chiaro se garantirà a tutti lo stesso diritto. Con l’attuazione della riforma si fortificherà la posizione di voi dirigenti. Ci può spiegare in che modo cambierà la vostra figura? Già con la riforma del pubblico impiego era nata una specificità, tanto è vero che si riconosce la specificità alla dirigenza e in questo momento pare che addirittura la si voglia comunque estrapolare dalla dirigenza pubblica, facendola ripiombare in una condizione di minorità rispetto le altre dirigenze, quando il dirigente scolastico ha degli oneri pesantissimi sotto il profilo burocratico amministrativo e di responsabilità, che non sono secondi al resto della dirigenza pubblica. Sembra che verranno attribuiti maggiori poteri, i dirigenti vedono così la possibilità di incidere sulle scelte pedagogiche ed educative, questo perché gli vengono attribuite delle capacità e delle competenze nella individuazione delle figure professionali più idonee a realizzare il piano dell’offerta formativa, però la criticità sta nel fatto che la scuola non è un'azienda, ma una comunità educante e per questo il dirigente scolastico che è la figura apicale, da un lato deve avere i poteri del datore di lavoro, ma dall’altro lato non può che fare rifermento alla idea di leadership educativa, e per farlo deve essere supportato nelle sue scelte dagli organismi collegiali che la comunità educante esprime. Quindi l’avere in modo maldestro eliminato questi organismi e le loro competenze dallo scenario della nuova scuola, ha gettato sconforto nel corpo docente perché potrebbe presumersi una deriva etica, quindi si avrebbe un dirigente che esercita un potere che non ha un contraltare nella presenza della comunità educante degli organismi che la rappresentano. Nel tredicesimo articolo del testo della riforma, si legge la possibilità di assegnare, in base a dei parametri, una somma del fondo destinato per la valorizzazione del merito del personale docente. Questo comporterebbe una formazione continua da parte del corpo docente? Sa spiegarci meglio? Il mondo della scuola non ha mai voluto una valutazione della docenza, o meglio lo ha solo dichiarato, ma mai attuato. I dirigenti non sono stati ancora valutati, perché non è stato stabilito un modello e non è stato avviato un percorso obbligatorio di valutazione della dirigenza scolastica legata ai risultati e quindi abbiamo uno scenario ancora frammentato, probabilmente bisognerebbe iniziare da lì. Cioè stabilire i modelli valutativi, che tenessero conto della professionalità docente nelle sue diverse sfaccettature, definire il quadro della valutazione delle scuole, che in effetti si sta definendo attraverso il sistema nazionale di valutazione, ma che riscontra un ritardo di quasi un quindicennio. Il quadro valutativo che permetterebbe di avere la cornice entro la quale avviene la valutazione del singolo, forse sarebbe stato più accetto prima di andare creare situazioni di premialità. Penso però che il premio per merito ai docenti possa stimolare la formazione docente, che dovrebbe essere resa obbligatoria ed è chiesta dalle associazioni professionali dei docenti da moltissimo tempo, perché non si può ipotizzare che il docente esperto in valutazione, poiché valuta ogni giorno i suoi studenti, non voglia essere valutato, è giusto dunque che essendo esperto in formazione, debba lui stesso formarsi continuamente, in una logica di aggiornamento permanente. Questi nodi vanno dunque sciolti e i docenti dovrebbero dire la loro. Sono d’accordo col bonus che sarà assegnato ogni docente per organizzare e contribuire attività culturali, ciò significa che si riconosce nel docente l’idea di persona di cultura, cosa che non c’era prima. Infine sono convinta che a stabilire i parametri e valutare l’operato dovrebbe essere anche una commissione esterna. Come vede invece la questione relativa al curriculum flessibile, cioè dare la possibilità ai ragazzi di attivare materie opzionali in base alle esigenze e passioni di ogni studente? Se fosse consentito alle scuole un reale ampliamento dell’offerta formativa nell’ottica di consentire agli studenti di personalizzare il proprio piano di studi, pur mantenendo, un parte essenziale che sia per tutti uguale e quindi garantisca l’equità, penso che questo sia assolutamente da favorire anche attraverso quelle che sono attualmente esperienze consolidate nelle scuole, abbiamo già infatti la didattica CLIL che permette l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua inglese, abbiamo l’alternanza scuola-lavoro soprattutto negli istituti tecnici. Il Liceo classico di Caltanissetta Nella sua scuola gli studenti come hanno reagito all’approvazione alla Camera del decreto? Hanno provato come un po’ in tutta Italia a manifestare il loro dissenso? Sì, i ragazzi del liceo sono molto attenti a ciò che avviene all’esterno del proprio mondo prettamente scolastico, in particolare quando si parla di riforme o comunque interventi sulla scuola nasce in loro l’esigenza di parlarne all’interno degli organismi di democrazia che vi sono all’interno della scuola. Hanno avuto nei loro ordini del giorno il tema della buona scuola, lo hanno affrontato sotto molti aspetti in particolare hanno voluto anche manifestare il loro appoggio alla protesta dei docenti contro il disegno di legge così com’era stato presentato, non partecipando all’attività di rilevazione della prova invalsi, non tutti però hanno manifestato, c’è chi ha deciso di fare lo stesso scuola, così com’è giusto si è creato un dibattito tra studenti stessi. Ultimamente un gruppo di studenti ha richiesto di continuare a discutere fra loro, chiaramente il periodo non è favorevole perché siamo alla fine dell’anno scolastico, si stanno dunque concludendo le attività già stabilite in precedenza. Ho garantito però che il dibattito continuerà con la ripresa dell’anno scolastico. Riguardo la tempistica della riforma, c’è secondo lei il tempo per riorganizzare il tutto in tempo utile per l’inizio del prossimo anno scolastico? I grandi cambiamenti della scuola Italiana sono sempre o quasi avvenuti in estate, basti pensare alla legge 517 del 4 agosto 1977 che ha introdotto il sostegno per gli studenti portatori di handicap e la riorganizzazione delle classi, ma soprattutto fu una legge che permise l’integrazione scolastica. Ma anche alla legge dei modelli delegati sulla scuola iniziata nel luglio 1973 e ultimata nel maggio 1974. Quindi spero siano buoni segnali e resto comunque fiduciosa. Se le dicessero che ha l’opportunità di inserire un articolo nel decreto legge, quale inserirebbe? Non se aggiungerei un articolo, forse qualcuno lo leverei, molti li rivedrei dettagliandoli meglio perché sia ampiamente condiviso il disegno della nuova scuola. Probabilmente rivedrei con molta attenzione l’articolo che riguarda la dirigenza scolastica, perché mi sento coinvolta in questo, farei in modo di dare la possibilità al dirigente di intervenire significativamente anche sulle scelte fondamentali che una scuola fa, e siccome il cuore della scuola è la didattica, il dirigente deve essere messo in condizioni di valutare gestire aspetti della didattica, cosa che oggi non è proprio così, siamo spesso schiacciati sull’aspetto burocratico amministrativo.

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