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La lotta ai mafiosi della Dda di Caltanissetta, parla il procuratore Sergio Lari: "Non ci stanchiamo, pronti alla prossima sfida"
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La lotta ai mafiosi della Dda di Caltanissetta, parla il procuratore Sergio Lari: "Non ci stanchiamo, pronti alla prossima sfida"

Sono 17 le misure di custodia cautelare (tre latitanti), emesse dal Gip di Caltanissetta Lirio Conti, su richiesta della Dda ed eseguite questa notte ...

Redazione
24 Giugno 2015 09:39

Sono 17 le misure di custodia cautelare (tre latitanti), emesse dal Gip di Caltanissetta Lirio Conti, su richiesta della Dda ed eseguite questa notte dalla Squadra Mobile di Caltanissetta e dagli agenti del Commissariato di Gela, su richiesta della Procura di Caltanissetta nell’ambito di un’operazione che ha permesso di sgominare una presunta organizzazione criminale affiliata al clan Rinzivillo di Gela. Le manette sono scattate per Massimo Gerbino, Gaetano Smecca, Giacomo Gerbino, Baldassare Nicosia, Antonio Radicia, Giuseppe Schembri, Ivan Angelo Casciana, Domenico Trespoli, Giuseppe Andrea Mangiameli, Giuseppe Domicoli, Giuseppe Placenti, Davide Pardo, Alessandro Pardo, Valerio Longo, Vincenzo Florio, Roberto Cosentino e Salvatore Cosentino. Domicoli, Smecca e Salvatore Cosentino sono latitanti. Il clan, con l’aiuto anche di alcuni esponenti della Stidda, avrebbe tentato la scalata ai vertici di Cosa nostra dopo l’uccisione del capo di Cosa nostra, Daniele Emmanuello, avvenuta nel dicembre del 2007. In particolare si dedicava del traffico di sostanze stupefacenti. La droga viaggiava sull’asse Catania – Gela. I clan di Gela avevano in particolare dei contatti con i catanesi appartenenti al clan dei “Carcagnusi” e dei “Laudani – Cappello”, storicamente legati al clan Santapaola. La droga veniva smerciata anche nel Nord Italia. Il clan disponeva a Gela di due magazzini, dove la droga veniva tagliata e confezionata, nel quartiere “Baracche” e in via Venezia. Un’organizzazione considerata dagli inquirenti particolarmente pericolosa perché disponeva anche di armi. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico di stupefacenti nonché di detenzione e porto illegale di stupefacenti. Una inchiesta nata dopo gli arresti di esponenti di spicco del clan Rinzivillo come Rosaro Vizzini, poi pentitosi, referente a Busto Arsizio della cosca il quale ha riferito che l'obiettivo di Crocifisso Rinzivillo era quello di scatenare un'altra guerra con gli Emmanuello e per questo motivo puntava molto sulla figura di Alessandro Barberi, il consuocero del boss Piddu Madonia, a cui affidare il compito di rifondare Cosa Nostra in provincia di Caltanissetta dopo i numerosi arresti. Tentativo neutralizzato dalla Squadra Mobile con l'operazione "Fenice", che nel gennaio del 2014 arrestò Barberi e altri giovani boss emergenti a Niscemi. dall'indagine Malleus è emerso anche il protagonismo dell'ex pentito Roberto Di Stefano, un tempo vicino ai Rinzivllo, che dopo essere tornato in libertà nel febbraio del 2012 aveva ricevuto l'investitura di rifondare Cosa Nostra gelese col ruolo di reggente locale e sancire la pax tra le famiglie Emmanuello e Rinzivillo, avvicinandosi sempre di più a Barberi. Spacciatori filmati dalla Polizia Grazie alle microspie piazzate dalla Squadra Mobile, è venuto a galla il piano di morte che Di Stefano aveva ordito contro il pubblico ministero dell'Antimafia di Caltanissetta, Gabriele Paci, e i suoi familiari nei confronti dei quali alcune settimane fa è stata potenziata la scorta. Di Stefano infatti nel giugno del 2013 aveva intrapreso un percorso di collaborazione con gli inqiuirenti, poi interrotto nel maggio 2014 facendo scattare l'arresto nei suoi confronti per associazione mafiosa così come per il nipote Davide Pardo - entrambi sono stati condannati di recente - e per l'imprenditore Piero Nicola Cassarà. “Sono soddisfatto, siamo pronti alla prossima sfida - ha dichiarato il Procuratore Sergio Lari in conferenza stampa – Ritengo che con questa operazione abbiamo chiuso il cerchio. E’ una sorta di guerra fra guardie e ladri. Noi non ci stanchiamo”. Per Lari s'è trattata dell'ultima conferenza stampa in veste di capo della Dda di Caltanissetta, dopo la nomina a Procuratore generale. Lari s'è soffermato anche sulla gestione di 70 pentiti di mafia da parte della Direzione distrettuale antimafia nissena, e sul ruolo che hanno le "gole profonde" nelle indagini insieme alle intercettazioni. All'incontro con i cronisti erano presenti anche il questore Bruno Megale ("L'attenzione della Polizia è massima sui territori di Gela e Niscemi per contrastare i fenomeni macrocriminali", ha detto), il dirigente del Commissariato gelese Carmelo Marino e il capo della Squadra Mobile nissena, Marzia Giustolisi, che nell'illustrare i retroscena del blitz ha parlato di una "indagine che rappresenta una pietra miliare della conoscenza del clan mafioso Rinzivillo. Abbiamo colpito i soldati della cosca, quelli che si sporcavano le mani e ai quali è stato contestato il reato associativo mafioso".

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