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Il personaggio. Nuccia, la "mamma" dei ragazzi che hanno sbagliato. Così il bunker è diventato un centro rieducativo d'eccellenza
Cronaca
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Il personaggio. Nuccia, la "mamma" dei ragazzi che hanno sbagliato. Così il bunker è diventato un centro rieducativo d'eccellenza

Un'ala del carcere minorile Contestatissima dai sindacati, adorata dai suoi "ragazzi" per quel piglio da madre - anche con modi di fare spicci e sop...

Redazione
22 Ottobre 2015 09:18

Un'ala del carcere minorile Contestatissima dai sindacati, adorata dai suoi "ragazzi" per quel piglio da madre - anche con modi di fare spicci e sopra le righe - con i quali aveva a che fare. Erano i ragazzi che avevano sbagliato, quelli che stavano bruciando l'adolescenza dietro le sbarre. E da lì dentro, da quel bunker di via Filippo Turati, hanno provato a cambiare vita. A rialzare la testa, a trovare una luce in fondo al tunnel. La notizia dell'arresto di Nuccia Miccichè e dei suoi familiari è stata un'autentica sberla per tanti, questa mattina. Dagli operatori ed educatori dell'Istituto Penale per Minori con i quali ha lavorato fianco a fianco giorno e notte, agli ambienti del terzo settore che giocoforza si sono interfacciati con lei prima che facesse le valigie per Milano. Destinazione, "Cesare Beccaria". Una nuova ed esaltante esperienza nella sua carriera tra i ranghi dell'Amministrazione penitenziaria. Il laboratorio di musica rap Al di là di quello che raccontano le carte dell'inchiesta, il Minorile di Caltanissetta - sotto la guida di Nuccia Micciché e oggi diretto da Maria Grazia Carneglia - in questi anni è stato molto di più che un istituto di pena. Una struttura di rieducazione all'avanguardia per i giovani reclusi che fra quelle quattro mura avrebbero trascorso poco o parecchio tempo prima di uscirne. Una varietà infinita di progetti hanno animato l'Ipm e i suo ospiti, i "carusi" come li chiamava lei. Grazie ad uno staff collaudato e ad alcune figure professionali che l'hanno collaborata dall'esterno, Nuccia Miccichè ha acceso i riflettori su quel carcere, diventato un luogo di formazione per chi poteva e doveva avere un'altra chance nella vita. E così fuori dalle celle di quel parallelepipedo, i ragazzi che avevano sbagliato hanno potuto partecipare a corsi di cucina o per diventare pizzaioli, preso parte ai laboratori di artigianato e sartoria con i rappresentanti dei ceti della Real Maestranza, senza contare le attività teatrali che hanno portato alla ribalta i giovani detenuti con lo spettacolo "Vorrei esser me", che ha avuto un grande successo nazionale, e i tornei di calcetto o i corsi di pittura, fotografia e ceramica. E poi le visite alle miniere. Oppure quando le sale del Minorile si sono trasformate in una sala di registrazione che ospitò il progetto "A tamburo battente", curato proprio dalla cooperativa Araba Fenice, la stessa ora travolta dall'inchiesta dei carabinieri, che consentì ai ragazzi di imparare a scrivere e cantare pezzi della musica hip-hop grazie ai suggerimenti di un rapper venuto da Milano. Una tavolata di San Giuseppe organizzata all'interno dell'Ipm Non solo. Le porte dell'Istituto penale Minorile, su input di Nuccia Miccichè che con orgoglio se ne vantava con i cronisti e i cameraman che chiamava perché raccontassero all'esterno cosa di bello succedeva all'interno, si sono aperte agli immigrati, con i quali i minorenni detenuti hanno anche disputato tornei di calcio riunendosi sotto la bandiera dell'integrazione. E, un giorno di aprile di un anno fa, un gruppo di profughi del Kashmir, della Somalia e dell'Afghanistan, raccontarono ai ragazzi di strada i viaggi della speranza, gli orrori vissute nelle proprie terre e la voglia di scappare per riscattarsi. O quando un giovane rifugiato politico afgano, grazie all'intesa tra la Prefettura e il Rotary Club Valle del Salso, poté insegnare la lingua inglese ai ragazzi che avevano sbagliato. "I detenuti devono ritrovare la speranza perduta", è stato il mantra di Nuccia Micciché.

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