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Il disastro del centro storico di Caltanissetta. Italia Nostra critica l'Amministrazione Ruvolo
Cronaca
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Il disastro del centro storico di Caltanissetta. Italia Nostra critica l'Amministrazione Ruvolo

Da Leandro Janni, presidente di Italia Nostra Sicilia, riceviamo e pubblichiamo: Leandro Janni La questione “centro storico” è certamente complessa...

Redazione
18 Aprile 2016 14:45

Da Leandro Janni, presidente di Italia Nostra Sicilia, riceviamo e pubblichiamo: Leandro Janni La questione “centro storico” è certamente complessa, difficile. Una questione che richiede risposte complesse, autentiche, non improvvisate, non episodiche. Una questione che contiene dentro di sé diverse altre questioni, diversi altri temi: le dinamiche sociali, l'identità culturale e sociale, la pianificazione urbana e territoriale, il problema della casa, la conoscenza, tutela e valorizzazione del patrimonio storico-artistico, il tema del restauro, la manutenzione degli edifici, la viabilità, il verde, i parcheggi, il decoro urbano. L’ecologia. E poi: l'efficienza e l'efficacia organizzativa, operativa delle istituzioni, il reperimento e la gestione delle risorse economico-finanziarie, la qualità dei servizi, le infrastrutture a rete, l'artigianato, il lavoro. Lo scorso 7 luglio 2015, l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato un disegno di legge che riguarda i centri storici dell’Isola. Di questa legge noi di Italia Nostra abbiamo scritto: “Un attacco speculativo senza precedenti. L’Assemblea Regionale Siciliana, con la legge 13/2015, sferra un pesante attacco al nostro patrimonio architettonico e paesaggistico. La legge appare conforme alla logica rozza e sbrigativa dello Sblocca Italia. In ossequio ai dettami contemporanei del “fare”, proponendosi di rilanciare l’asfittico comparto edilizio e invogliando i cittadini a effettuare interventi di ristrutturazione negli antichi fabbricati, essa intenderebbe superare le note “difficoltà di elaborazione e approvazione dei piani particolareggiati”, consentendo interventi diretti e immediati sulle singole unità edilizie, bypassando dunque i tradizionali, imprescindibili strumenti urbanistici e pianificatori. Per raggiungere tali obiettivi, la legge regionale si fa portatrice di una preoccupante e sconcertante serie di “semplificazioni”, ricorrendo a regole generiche e sommarie, uguali per tutti i comuni dell’isola – da Siracusa a Ragusa Ibla, da Catania a Palermo, da Trapani a Caltanissetta. E’ evidente che in tal modo si considera secondario, assolutamente marginale, l’obiettivo basilare della tutela e della conservazione del patrimonio storico e artistico, indicato chiaramente dall’art. 9 della Costituzione, dal Codice dei beni culturali e del paesaggio e persino dalla legge urbanistica regionale del 27 dicembre 1978, n. 71 (vedi Titolo V, art. 55). Sabato 16 aprile 2016, a Catania, Italia Nostra ha organizzato incontro pubblico sul centro storico in relazione alla legge regionale 13/2015 (http://www.italianostra.org/?p=46809). Catania, dunque, è la prima città in Sicilia che, dando seguito ai controversi dettami della legge 13/2015, ha predisposto – attraverso il suo Ufficio tecnico – e resi pubblici i dati relativi alla classificazione “tipologica” del proprio patrimonio storico-urbanistico-edilizio, “gli interventi ammessi e le modalità di attuazione”. Un lavoro ingente, impegnativo. Puntiglioso, persino. Un lavoro realizzato insieme alla Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali. Ma, oltre a questo, nell’ambito dell’incontro pubblico, l’attuale Amministrazione comunale ha evidenziato la Variante “centro storico” al Piano Regolatore Generale e il nuovo Regolamento edilizio. “E’ chiaro – come è stato detto sabato scorso – che con tale azione (la classificazione “tipologica” del proprio patrimonio storico-urbanistico-edilizio), l’amministrazione Bianco ha inteso superare, ignorare i limiti di fondo della legge 13/2015”. Una legge che tutti gli intervenuti all’incontro di Catania hanno definito “rozza e incolta”. Una legge che ignora il concetto fondamentale di “centro storico come bene culturale unitario, come monumento da conservare integralmente” (Antonio Cederna). Nel corso del dibattito si è altresì evidenziato che sono stati dimenticati i precedenti e qualificati studi, le precedenti analisi e i piani per il centro storico di Catania. Ad esempio i piani e gli studi di Pierluigi Cervellati, Giuseppe Dato, Giuseppe Pagnano e di tanti altri tecnici e studiosi. Una pessima consuetudine, questa, che purtroppo non appartiene soltanto alla città di Catania. Di certo permane, inesorabilmente, un clima di profonda incertezza per chi deve operare nei centri storici. Di certo una salvaguardia dei valori storici e monumentali della città non esclude una concezione dinamica, evolutiva della stessa. E di certo nei centri storici non possono essere esclusi interventi di architettura contemporanea, rispettosi comunque della morfologia dei luoghi, degli allineamenti, della volumetrie esistenti. Dallo studio-catalogazione effettuato dall’Ufficio tecnico comunale e dalla Soprintendenza, a Catania, emergerebbe che l’80% del patrimonio storico-urbanistico-edilizio è stato classificato in modo tale che sarebbero ammessi soltanto interventi di manutenzione e restauro. Insomma, la legge regionale 13/2015, malgrado le intenzioni, produrrebbe risultati effimeri, inconsistenti. Assai deludenti. E comunque se è vero che siamo costretti ad agire, operare in un contesto giuridico confuso e ipertrofico, le leggi che regolano l’attività urbanistica ci sono. E sicuramente le buone pratiche urbanistiche vengono incoraggiate e sostenute dalle buone amministrazioni. Da quelle amministrazioni che posseggono un’idea di città chiara, condivisa, rispettosa dei valori e delle identità ma anche capace di immaginare il nuovo con coraggio e determinazione. Un’idea di città in cui identità e bellezza da un lato, risorse economico-finaziarie e investimenti dall’altro, possano trovare quelle sintesi virtuose, capaci di costruire, realizzare luoghi significativi. Luoghi felici. Inevitabilmente ci chiediamo cosa abbia fatto, a Caltanissetta, l'attuale Amministrazione comunale e cosa intenda fare anche in relazione alla legge regionale 13/2015. Nel mentre, i crolli nel quartiere Provvidenza si susseguono in modo inesorabile. Preoccupante. Indubbiamente siamo di fronte ad un disastro storico-urbanistico ed economico perpetrato nel tempo ad opera delle amministrazioni comunali che si sono succedute dagli anni ’60 in poi. Oggi siamo alla catastrofe, al disfacimento fisico e sociale di questo peculiare quartiere della città. E non si intravedono prospettive, soluzioni, progetti credibili. Ad ogni modo, in attesa che arrivino risposte confortanti dal Comune e dalla Soprintendenza, non possiamo che affidarci alla protezione di San Michele, Patrono della Città.

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