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Il colpo gobbo alla "Toniolo" di via Turati. La Squadra Mobile arresta altri due rapinatori: traditi da impronte su depliant e auto
Cronaca
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Il colpo gobbo alla "Toniolo" di via Turati. La Squadra Mobile arresta altri due rapinatori: traditi da impronte su depliant e auto

Pietro Alfano Svolta nelle indagini sulla rapina alla Banca di credito cooperativo “G. Toniolo” di Caltanissetta, assaltata da un commando il 29 ago...

Redazione
03 Ottobre 2015 07:39

Pietro Alfano Svolta nelle indagini sulla rapina alla Banca di credito cooperativo “G. Toniolo” di Caltanissetta, assaltata da un commando il 29 agosto del 2014 e che fruttò 23.000,00 euro. Oggi i poliziotti della sezione Antirapina della Squadra Mobile guidata dal vice questore aggiunto Marzia Giustolisi, che insieme ai colleghi palermitani hanno catturato due dei presunti rapinatori, mentre proseguono le indagini per dare un volto agli altri tre membri del commando. A tradire i rapinatori sono state le impronte digitali lasciate su un dépliant e sull’auto utilizzata per la fuga, poi abbandonata. In manette sono finiti Pietro Alfano di 25 anni e Vincendo D'Amico di 24 anni, colpiti entrambi da un’ordinanza di custodia cautelare con sottoposizione agli arresti domiciliari, con l’applicazione del braccialetto elettronico, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Caltanissetta Maria Carmela Giannazzo, su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta, Roberto Condorelli, con la quale è stata contestata ai due la rapina aggravata. Ai due rapinatori è stato anche contestato il furto dell’autovettura utilizzata per la rapina ed il porto illegale in luogo pubblico di armi. Vincenzo Antonio D'Amico La rapina era stata commessa da tre persone, di cui solo uno travisato, che fecero irruzione uno alla volta e dopo aver immobilizzato sotto la minaccia di taglierini i due dipendenti che si trovavano alle casse, il direttore che si trovava nella sua stanza, nonché i clienti che si trovavano all’interno, svuotavano le casse, impossessandosi della somma di 23.255,00 euro. Dopo aver colpito con un pugno uno dei cassieri, lo immobilizzavano trascinandolo con loro e utilizzandolo come scudo per uscire dalla banca, dove all’esterno c'erano gli altri due complici, a bordo di una Fiat Grande Punto. L'auto, ritrovata nel cortile della chiesa San Michele, era stata rubata a Bagheria il 5 agosto all’interno di un garage. Subito s'è messa in moto la macchina investiva, perché i poliziotti dell’Antirapina e quelli della Polizia Scientifica hanno analizzato meticolosamente i filmati estrapolati dalle registrazioni del sistema di videosorveglianza della banca; durante la visione dei quali veniva colto un particolare rivelatosi successivamente determinate per stringere il cerchio sui rapinatori. In particolare, il primo rapinatore, dopo essere entrato all’interno della banca, comportandosi come un normale cliente, da sopra un bancone prendeva e visionava un dépliant, che poi lasciava cadere per terra prima di minacciare i cassieri. Il rapinatore getta il depliant Il dèpliant immortalato dalle telecamere è stato rinvenuto dalla Polizia Scientifica su una sedia e le successive analisi specifiche consentivano di repertare proprio su di esso alcuni frammenti di impronte papillari latenti, risultate inizialmente utili per confronti dattiloscopici, ma che in una prima fase non trovavano riscontri con la banca dati della Polizia, poiché non risultavano compatibili con altre impronte di soggetti già sottoposti a rilievi dattiloscopici. Meno di un mese dopo l'assalto alla Toniolo di Caltanissetta, il ritrovamento dell'auto usata dal commando. Durante il sopralluogo sul predetto veicolo, lo Polizia Scientifica, nell’interno della portiera posteriore sinistra, repertava un frammento di impronta, che veniva inviata per il giudizio di utilità ad eventuali confronti dattiloscopici al Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica di Palermo. L’impronta, repertata all’interno del veicolo, è stata particolarmente utile per risalire al secondo rapinatore, poiché, il 4 maggio di quest'anno, la Squadra Mobile di Palermo ha arrestato Pietro Alfano per possesso illecito di armi da fuoco. Dalla comparazione delle impronte, è risultata la corrispondeva ai frammenti rinvenuti sul dépliant visionato dal primo rapinatore in occasione della rapina- caption id="attachment_3187" align="alignleft" width="150" Marzia Giustolisi, capo della Mobile "Anche gli accertamenti relativi all’impronta rinvenuta all’interno del la Grande Punto utilizzata per commettere la rapina hanno dato esito positivo - dice il capo della Mobile nissena, Marzia Giustolisi - poiché attestavano che il frammento d’impronta papillare era stato lasciato dal dito medio della mano destra di D’Amico Vincenzo, riscontrando così la piena responsabilità del predetto nella commissione della rapina. Inoltre dalla visione delle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza della suddetta banca abbiamo accertato che dopo aver compiuto la rapina i tre malviventi usciti dalla banca salivano sulla Fiat Grande Punto posizionandosi sui sedili posteriori". Dei tre, quello che occupava il lato sinistro, dove durante il sopralluogo è stata rinvenuta l’impronta lasciata dal D’amico Vincenzo, era il rapinatore che, appena entrato in banca, saltava sul bancone e si faceva consegnare i soldi dai cassieri Alcuni testimoni interrogati al riguardo riconoscevano tra le foto segnaletiche quelle dei due arrestati proprio come gli autori della rapina. Il cerchio s'è stretto grazie ad altri testimoni che hanno fornito utili indicazioni per confermare la responsabilità dei rapinatori arrestati.I due rapinatori sono ora agli arresti domiciliari nelle loro abitazioni di Palermo per Alfano e di Bagheria per D’Amico. Le indagini dell’Antirapina nissena proseguono nei confronti di altri tre complici resisi autori del colpo.

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