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Guerra di mafia, chiesta condanna a 10 anni per falso pentito. "Voleva uccidere magistrato antimafia di Caltanissetta"
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Guerra di mafia, chiesta condanna a 10 anni per falso pentito. "Voleva uccidere magistrato antimafia di Caltanissetta"

Dieci anni di reclusione. E' la pena chiesta oggi dal sostituto procuratore della Dda di Caltanissetta Onelio Dodero per Roberto Di Stefano, gelese di...

Redazione
14 Maggio 2015 19:51

Dieci anni di reclusione. E' la pena chiesta oggi dal sostituto procuratore della Dda di Caltanissetta Onelio Dodero per Roberto Di Stefano, gelese di 46 anni, ex collaboratore di giustizia recentemente tornato alla ribalta perchè avrebbe voluto uccidere il magistrato Gabriele Paci - anche lui del pool Antimafia nisseno - che lo aveva fatto arrestare un anno fa, stroncando così una guerra di mafia per riprendere la guida del clan Rinzivillo. Il falso pentito - come è stato battezzato Di Stefano - è imputato davanti al Gup di Caltanissetta che col rito abbreviato sta processando anche il nipote Davide Pardo, 33 anni, per il quale l'accusa ha chiesto la condanna a 18 anni di carcere. Secondo quanto emerso dall'inchiesta "Fabula" della Squadra Mobile di Caltanissetta, Di Stefano dopo essere tornato a Gela dopo il falso pentimento, aveva dichiarato guerra al nipote perché era stato messo al comando della cosca dal boss Ginetto Rinzivillo. A seguito delle minacce di Roberto Di Stefano intercettate dalla Dda nissena nel carcere di Bologna, è stato alzato il sistema di protezione attorno al magistrato Gabriele Paci che abita a Caltanissetta con la moglie e i due figli piccoli ai quali è stata estesa la scorta. Una notizia che ha suscitato la reazione della politica. "La notizia sull'assegnazione della scorta a un bambino di soli 9 anni, figlio di un Pubblico ministero di una Direzione Distrettuale Antimafia in Sicilia, in quanto vittima di minacce di morte da parte di uno dei più sanguinari boss mafiosi, è agghiacciante". Lo affermano le senatrici Donella Mattesini, capogruppo Pd in commissione Bicamerale Infanzia, e le colleghe Venera Padua e Donatella Albano, quest'ultima componente anche della commissione Antimafia, è intervenuta su questo nell'Aula del Senato a fine seduta. "Il boss, che dalle intercettazioni ha utilizzato con inaudita ferocia le seguenti parole: 'Mancu a semenza ave ristari' (neanche il seme deve restare) - sottolineano le senatrici - è lo stesso che ha già ordinato dalla cella l'uccisione del padre magistrato, il quale ha avuto il merito di sventare il diabolico piano del boss di diventare falso pentito". "Sono parole - osservano le senatrici del Pd - sconcertanti quelle del boss che evidenziano come la mafia si spinga a utilizzare una ferocia e una violenza senza pari anche nei confronti dei bambini, bambini che una volta erano tutelati dal codice d'onore dei mafiosi stessi".

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