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"Giù le mani dai nostri bambini": sabato delegazione nissena a Roma per manifestare a favore della famiglia naturale
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"Giù le mani dai nostri bambini": sabato delegazione nissena a Roma per manifestare a favore della famiglia naturale

Sabato 20 maggio in piazza San Giovanni a Roma gli Stati Generali della famiglia sono stati chiamati a raccolta per manifestare e chiedere al governo ...

Redazione
19 Giugno 2015 15:03

Sabato 20 maggio in piazza San Giovanni a Roma gli Stati Generali della famiglia sono stati chiamati a raccolta per manifestare e chiedere al governo e i parlamentari di votare contro quei decreti legge – come il ddl Cirinnà – che non tutelano adeguatamente i bambini e ledono il diritto dei genitori di educare i propri figli secondo le proprie convinzioni culturali e religiose. Una delegazione nissena parteciperà all’evento per manifestare il proprio punto di vista. Come si legge sul sito internet ProVIta quella di domani “è un’iniziativa laica che parte dal basso, dalla società civile, dai genitori, che si sono resi conto quanto la famiglia ed i bambini, i più deboli e indifesi, siano in grave pericolo”; un concetto sintetizzato nello slogan: “Giù le mani dai nostri bambini”. Il riferimento, che molti erroneamente definiscono esclusivamente di matrice cattolica, in realtà riguarda tutta la società e si ricollega a un documento pubblicato dall’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) che delinea una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. Le associazioni a tutela della famiglia naturale costituita da uomo e donna contestano, in sintesi, una visione eccessivamente generica del programma che effettivamente sarebbe trattato nei corsi antidiscriminatori. Questi ultimi, inoltre, stilati soprattutto, per quanto riguarda la sfera sessuale, con il supporto della comunità LGBT e lasciando una libertà potenzialmente incondizionata ai dirigenti scolastici e docenti che sarebbero coinvolti nel progetto. Senza dei “paletti” delimitanti, in sostanza, niente impedirebbe a un docentedi spiegare a un bambino della scuola dell’infanzia o primaria cosa si intende per “masturbazione” o “amore con persone dello stesso sesso” senza chiedere l’autorizzazione di un genitore. Le linee guida stilate dall’Unar prevedono, al momento, un monitoraggio della situazione vigente e la formazione del personale docente e amministrativo per gestire i fenomeni di discriminazione non soltanto a livello razziale ma anche sessuale. Le associazioni che domani scenderanno a gran voce in Piazza San Giovanni a Roma, però, invitano non sottovalutare la questione: non si tratta, infatti, solo di modulistica per l’iscrizione di allievi figli di una coppia omosessuale (eliminando, ad esempio, le dizioni “padre” e “madre” per inserire quella di “genitore 1” e “genitore 2”) ma, soprattutto, di avviare un percorso di integrazione delle materie antidiscriminatorie nei curricula scolastici (ad esempio nei percorsi di Cittadinanza e Costituzione) con un particolare focus sui temi LGBT. Come si legge nel documento si tratta di “un piano di azioni integrate e multidisciplinari in grado di fornire una risposta dinamica e coordinata al contrasto delle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. Per ciascuno di questi ambiti vengono definiti, in modo molto semplice e schematico, gli obiettivi e le misure specifiche da mettere in campo per promuovere la parità di trattamento e dare un forte impulso al processo di cambiamento culturale”. I timori delle associazioni a favore della famiglia, che si ritengono poco coinvolte nel progetto di rielaborazione dei piani formativi scolastici per i bambini delle scuole dell’obbligo, si basano sull’opacità degli obiettivi proposti dalla rete “RE.A.DY. (Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale ed identità di genere). Il progetto, da avviare nel più breve tempo possibile, infatti “mira a rafforzare l’azione di diffusione ed implementazione delle buone prassi” ma secondo le associazioni a difesa della famiglia naturale esso si presenta come una bomba ad orologeria che, se attivata, non potrebbe più essere disinnescata. Tra gli obiettivi prefissati, infatti, si legge che i programmi, curati a discrezione degli enti locali e istituti scolastici, devono “favorire politiche di diversity management per dare visibilità alla persone LGBT ; per politiche gay friendly; individuare linee specifiche di azione nella nuova programmazione dei fondi strutturali europei”. Le associazioni che al momento hanno aderito pubblicamente alla mobilitazione di domani a Roma e che marceranno a favore della famiglia naturale sono : La Nuova Bussola Quotidiana, Tempi, il Timone, Voglio la Mamma, la Fondazione Novae Terrae, Vita E’, NonSitoccalaFamiglia, il Comitato Articolo 26, il Consiglio Regionale dell’UCIIM Calabria, la Manif pour Tous Italia, Aleteja, il Coordinamento Famiglie Trentine, Cristiani per la nazione, il Centro Italiano Femminile, il Movimento P.E.R., l’Associazione Nazionale Famiglie Numerose, Cultura Cattolica, Libertà e persona, Nuovi Orizzonti, La Quercia Millenaria, il MEVD, l’AMCI, Alleanza Evangelica, l’Associazione CIF Regione Molise, SOS Ragazzi, l’AIGOC, il Consultorio UCIPEM “LaFamiglia”, AIPPC, Vita Nuova Trieste, Osservatorio Cardinale Van Thuân, Scienza e Vita, APPM, UCCR, UCFI, Archè e Agere Contra. Leggi l’intero documento sul sito istituzionale Unar

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