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Di Forti, presidente della Banca del Nisseno: “Nel credito cooperativo una fiducia ben riposta”
Cronaca
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Di Forti, presidente della Banca del Nisseno: “Nel credito cooperativo una fiducia ben riposta”

Le drammatiche vicende che sono avvenute nelle scorse settimane in alcuni istituti di credito italiani hanno messo in allarme molti risparmiatori che,...

Redazione
28 Dicembre 2015 08:31

Le drammatiche vicende che sono avvenute nelle scorse settimane in alcuni istituti di credito italiani hanno messo in allarme molti risparmiatori che, adesso, si chiedono se il loro “gruzzoletto” sia ben riposto e quali sono i rischi che hanno accettato firmando l’accordo in banca. Un timore che il presidente della Banca del Nisseno, Giuseppe Di Forti, sfata sottolineando la differenza tra una banca di tipo “ordinario” e una banca di “credito cooperativo”, una distinzione che non si ferma soltanto alla definizione del nome ma si estende agli obiettivi perseguiti, ai rischi che corrono i risparmiatori e gli azionisti e ai fondi di salvataggio ai quali possono attingere questi tipologie di istituti di credito. “La banca di credito cooperativo è un sottoinsieme del sistema bancario ordinario nato per sostenere il territorio e dare fiducia agli imprenditori locali e alle loro famiglie” ha spiegato il presidente Di Forti. In questo tratto è racchiusa la vera differenza tra le banche ordinarie, rette da logiche capitalistiche e gestite secondo una logica di massimizzazione dei profitti economici dei soci di capitale, e le banche di credito cooperative, il cui capitale primario è quello umano. Nelle Bcc, infatti, i soci sono aggregati in una logica di cooperazione per fruire di servizi a condizioni vantaggiose e, pertanto, non c’è spazio per abbracciare strategie speculative. Le banche di credito cooperativo, che a livello consolidato rappresentano il terzo gruppo bancario in Italia e che l’anno scorso hanno superato con successo gli “stress test” voluti dall’Unione Europea, sono un gruppo solido e trasparente. Le 370 realtà di credito cooperativo, a livello nazionale, hanno creato un fondo comune di garanzia al quale attingere in caso di difficoltà: un aiuto reciproco che garantisce i risparmiatori e il mercato e che, ad oggi, ha consentito di non scaricare su terzi i danni dei dissesti bancari. In questo sistema non fa eccezione nemmeno la Banca del Nisseno che garantisce i propri risparmiatori con 33 milioni di patrimonio. “Noi facciamo parte di quelle banche amiche del territorio perché siamo particolarmente attenti ai bisogni della gente e interveniamo a sostegno dell’economia locale. La nostra forza è quella di considerare il cliente non un numero bensì una persona con la quale instaurare un rapporto personale e fiduciario” ha proseguito con soddisfazione il presidente. Le regole che guidano le Bcc, inoltre, impongono di mantenere i capitali nel territorio di competenza senza alcuna possibilità di investire fuori dall’area geografica di appartenenza: si crea, in tal modo, un circuito virtuoso che si autoalimenta grazie ai risparmi dei singoli clienti con creazione di valore aggiunto tutto locale. Qual è, dunque, il sistema bancario migliore o più efficiente? La risposta, per il presidente Di Forti, non è universale e ciascun soggetto deve valutare il proprio bisogno: “Le Bcc sono le banche ideali per le famiglie, i piccoli imprenditori, i giovani professionisti e, in generale, il segmento di clientela più debole in quanto meno dotato finanziariamente”. Ormai il settore finanziario si è raffinato creando prodotti sofisticati e complessi ma bisogna sempre ricordare che non esistono “formule magiche” con le quali si ottiene un elevato tasso di interesse senza alcun rischio nel capitale investito. Le Bcc non si rivolgono agli “investitori istituzionali” bensì alle famiglie e ai piccoli risparmiatori ai quali propongono pacchetti trasparenti senza far correre alcun “rischio eccessivo o non compatibile con il profilo del cliente”. Meno rischio e meno guadagno ma, in compenso, maggiore sicurezza. La differenza tra titoli subordinati, di cui si parla molto in questi giorni, obbligazioni e azioni risiede proprio nella percentuale di rischio nel rimborso del capitale in caso di liquidazione della banca. “E’ preferibile – ha spiegato Giuseppe Di Forti - che il piccolo ‘risparmiatore’ rimanga tale e non assuma la veste impropria ‘dell’investitore’. In questo le Bcc sono molto attente nel non correre rischi in proprio e nel non farne correre ai propri clienti e, dunque – ha concluso il presidente della Banca del Nisseno Giuseppe Di Forti –, offrono quella tranquillità nel sapere che i risparmi sono al sicuro”.

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Adriano Rabiolo Fisioterapista Caltanissetta