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Dal Veneto a Caltanissetta, il sogno della cattedra diventa un incubo. La storia di due insegnanti di musica trasferiti
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Dal Veneto a Caltanissetta, il sogno della cattedra diventa un incubo. La storia di due insegnanti di musica trasferiti

Hanno atteso fino a mezzanotte per vedere i propri nomi apparire nelle assegnazioni dei posti in ruolo fatte dal ministero della Pubblica istruzione. ...

Redazione
04 Settembre 2015 08:54

Hanno atteso fino a mezzanotte per vedere i propri nomi apparire nelle assegnazioni dei posti in ruolo fatte dal ministero della Pubblica istruzione. Ed ecco, pochi minuti dopo la mezzanotte di martedì, materializzarsi le attese di una vita. Finalmente un posto stabile nella scuola. Peccato che la provincia assegnata si trovi in Sicilia. L’incubo di finire dall’altra parte dello Stivale per due insegnanti veneti è diventato realtà. Due docenti di musica che lavorano da anni e che sono stati assegnati uno alla provincia di Caltanissetta e l’altro a quella di Agrigento. In un attimo il mondo per loro si è infranto. Prospettive, progetti, famiglie tutto in bilico con questa sede così lontana da casa. Ora avranno dieci giorni per accettare o rifiutare. Certo che se dicono "no" al posto in Sicilia subiranno la cancellazione dalle graduatorie ad esaurimento. Per loro vuol dire azzerare la possibilità di lavorare. I protagonisti sono Elisa Saglia di Adria, insegnante di violino nel Veneziano e ora con cattedra ad Agrigento, e Giuseppe Faggin, docente di clarinetto a Padova e adesso spedito a Caltanissetta. «Sono disperato, provo un susseguirsi di emozioni contrastanti, ma quando guardo i miei due figli di otto mesi e tre anni, mi dico che questo posto lo devo accettare. Lo devo a loro per garantire uno stipendio in più in casa. Mia moglie lavora, fa la commessa, ma se il negozio in cui è impiegata dovesse chiudere, cosa facciamo?». Giuseppe Faggin ha 39 anni, abita a Rubano in provincia di Padova, ha due bimbi Bruno di tre anni e Alvise di appena otto mesi. Èsposato da sette anni, la moglie è commessa, ma attualmente è in maternità e usufruirà della facoltativa fino a dicembre. E questa è la vita privata del prof. Quella professionale invece include un diploma in clarinetto, una laurea in Scienze della formazione, l’abilitazione nel 2011, numerose esperienze di insegnamento anche nel sostegno. «Sono inoltre direttore della banda di Selvazzano e presidente dell’Us Rubanese Asd, una società amatoriale di calcio -spiega Faggin- questo per far capire quanto la mia vita sia radicata in questo territorio. Eppure sto pensando di accettare il ruolo. Certo andare in Sicilia per mille e quattrocento euro al mese... perchè è questo lo stipendio che prende un insegnante alle medie. Se almeno avessi un po’ più di tempo per organizzarmi, per pensare come fare. Se almeno la cattedra fosse stata a Catania, avevo il collegamento comodo con l’aereo. Invece Caltanissetta è ad un’ora e mezza da Catania, quindi anche il viaggio è complicato. Poi tutto da organizzare in pochi giorni». Perchè Giuseppe Faggin dovrebbe prendere servizio in Sicilia tra una decina di giorni. «Sto pensando di portare a Caltanissetta tutta la famiglia, almeno fino a dicembre che mia moglie è in maternità e poi si vedrà». Non ha nemmeno ottenuto la supplenza annuale che gli permetterebbe di rimanere un altro anno a Padova. Ha invece la supplenza annuale fino a giugno e poi un posto in ruolo che l’attende ad Agrigento Elisa Saglia, 40 anni, un matrimonio già programmato per il 2016 e il desiderio di diventare quanto prima mamma. Lei è di Adria (Rovigo), ma ha ottenuto una supplenza fino a giugno nella scuola media di Maerne (Venezia). «Accetterò questo ruolo e intanto ho tempo un altro anno prima di trasferirmi. Spero che nel frattempo succeda qualcosa, anche se non mi faccio troppe illusioni -dice Elisa Saglia- vedo tutto così difficile, Agrigento è a due ore da Palermo, quindi non sono nemmeno comoda all’aeroporto». Con il futuro marito stanno addirittura pensando di trasferirsi entrambi in Sicilia. «Lui è un compositore e mi ha detto che può lavorare anche da lì -continua Elisa- certo che una proposta così va fatta a persone giovani, non di 40 anni che ormai hanno una vita, affetti, famiglia. Io tengo anche concerti, andare in Sicilia vuol dire ripartire da zero». Ma queste sono solo due storie. C’è pure il caso dell’insegnante sempre di musica che da Verona è finita a Bormio, quella di sostegno di Matera che è stata assegnata a Nuoro e la collega di Taranto che finalmente a 62 anni ha ottenuto una cattedra. Peccato che sia a Ascoli Piceno. Di Raffaella Ianuale per IL GAZZETTINO

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