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"Creare una rete a Caltanissetta per gestire i beni confiscati". Esperti e magistrati a confronto sulla conversione dei patrimoni
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"Creare una rete a Caltanissetta per gestire i beni confiscati". Esperti e magistrati a confronto sulla conversione dei patrimoni

Una rete tra enti, associazioni e autorità giudiziaria per conoscere - in termini numerici e di disponibilità - i beni confiscati alla criminalità org...

Redazione
22 Maggio 2015 18:02

Una rete tra enti, associazioni e autorità giudiziaria per conoscere - in termini numerici e di disponibilità - i beni confiscati alla criminalità organizzata. Non solo: entrarne in possesso - anche se la confisca non è definitiva - per destinarlo subito ad attività sociali, mettendolo a disposizione dei cittadini. E' una delle idee venute fuori dalla due giorni "Beni in Comune", seminari rivolti ad amministratori, funzionari comunali, magistrati ed esperti del settore che si sono svolti alla biblioteca Scarabelli. Ciclo di incontri avviati dall'associazione Radici della Legalità presieduta dall'avvocato Eugenia Muzzillo in collaborazione con Libera, l'associazione di don Luigi Ciotti, sotto il patrocinio dell'assessorato comunale ai Beni finanziari e patrimoniali guidato dall'avvocato Boris Pastorello, che ha moderato i lavori. Un faccia a faccia serrato sulla normativa, le procedure e gli strumenti per le pubbliche amministrazioni per la gestione dei "tesoretti" tolti ai clan mafiosi, ma che restano cattedrali nel deserto o scatoloni vuoti e inutilizzati. E sono tanti gli immobili e i terreni entrati da anni nel patrimonio del Comune di Caltanissetta dopo le confische ai proprietari, ma pochi gli esempi di gestione per finalità sociali. Al seminario hanno partecipato magistrati autorevoli sulla materia come Antonio Balsamo, pressidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Caltanissetta, e Giovanbattista Tona consigliere della Corte d'Appello nissena, che da un osservatorio privilegiato come il loro hanno lanciato la proposta di avviare un coordinamento tra Comune, autorità giudiziaria, Agenzia dei beni confiscati che - sotto la supervisione della Prefettura - cataloghi i beni esistenti, studiando le soluzioni ideali perché se ne entri in possesso in tempi rapidi. Si è guardato insomma al cosiddetto "Modello Roma", dove il sindaco Ignazio Marino recentemente ha siglato un protocollo con Tribunale, Corte d'Appello e Procura per migliorare e rendere più fluido l'intero iter di richiesta, assegnazione e gestione dei beni confiscati, oltre a istituire un gruppo di lavoro per la definizione delle procedure, di evidenza pubblica, finalizzate all'utilizzo a fini socio-culturali dei beni immobili trasferiti a seguito di confisca alla criminalità organizzata. "Sono convinto che bisogna partire dall'esperienza sull'amministrazione dei beni - ha osservato il giudice Tona -. Io non so se Libera ha torto o ha ragione, ma a chi la critica dico 'voi dov'eravate?'. Bisogna partire da chi le cose le ha fatte, poi con le chiacchiere e le maldicenze possiamo toglierla questa esperienza". La tematica sull'assegnazione dei beni è stata affrontata per i rispettivi ruoli ricoperti da Daniela Butelli, dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati, e da Umberto Di Maggio (coordinatore regionale di Libera) e da Domenico Grasta, dell'ufficio legale regionale dell'associazione. "Si è trattato di un confronto interessante e ricco di spunti - ha commentato Eugenia Muzzillo, presidente di Radici della Legalità - che ha permesso non soltanto di esaminare le positività, ma anche le criticità esistenti e migliorabili in materia di assegnazione dei beni. In Sicilia e nel resto d'Italia vi sono molti esempi di perfetta gestione del patrimonio confiscato che potrebbero essere importati anche a Caltanissetta. una delle idee è di entrare in possesso dei beni sottoposti a sequestro provvisorio e tutelarlo fino alla conclusione dell'iter giudiziario, accelerando in questo modo le procedure per l'utilizzo finale".

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Adriano Rabiolo Fisioterapista Caltanissetta