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Colloqui rubati, Cantone difende Alessandro Pagano: "Metodo invasivo ma efficace contro i criminali". Magistrati critici
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Colloqui rubati, Cantone difende Alessandro Pagano: "Metodo invasivo ma efficace contro i criminali". Magistrati critici

“Il tema dei colloqui rubati impatta certamente sulla privacy, ma molte volte è così che si colpiscono i criminali“. Il presidente dell’Autorità nazio...

Redazione
26 Luglio 2015 16:48

“Il tema dei colloqui rubati impatta certamente sulla privacy, ma molte volte è così che si colpiscono i criminali“. Il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone, interviene nel dibattito sull’emendamento firmato dal deputato del Nuovo centrodestra e membro della commissione Giustizia Alessandro Pagano. Il provvedimento è stato inserito con un blitz notturno nella legge delega sulla riforma del processo penale che colpisce chi pubblica materiale raccolto all’insaputa dell’interlocutore e potenzialmente, dunque, molte delle inchieste giornalistiche che non diventano necessariamente prova in un processo. Ma adesso scende in campo anche la magistratura. A suscitare il timore dell’Associazione nazionale magistrati, più che per la norma sulle registrazioni nascoste, è quella che costringe il pm a chiudere l’inchiesta in soli tre mesi. “Altro che intercettazioni, qui sono a rischio tutte le grandi indagini per terrorismo, mafia, corruzione”, dice a Repubblica il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Rodolfo Maria Sabelli. Sul fronte politico intanto i Cinque stelle hanno già bollato l’emendamento come “una porcata a danno della libera informazione”. Riconoscendo a Matteo Renzi “il merito” di aver superato Silvio Berlusconi. L’ex Cavaliere “voleva mettere il bavaglio alla stampa, mentre il premier – dicono i pentastellati – va ben oltre: questa è un’epurazione di massa”. Nel dibattito però non è entrato il partito di maggioranza, il Pd, che non ha ancora espresso una posizione ufficiale. Le uniche parole di peso le ha pronunciate il ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha espresso le proprie “riserve e perplessità”. Un giudizio che non piace a Pagano: “La maggioranza è una. Il partito è uno. Chiarisca”. Per Pagano “l’impianto” deve rimanere “così com’è”. Ma adesso anche i magistrati attaccano il ddl. Soprattutto la norma che riguarda i tempi di indagine. Il parlamentare non ammette nessun passo indietro: “L’impianto del mio emendamento resta così com’è” dice Pagano in un’intervista a La Stampa, sostenendo che il diritto all’informazione resta garantito: “E’ punito chiunque diffonda registrazioni fraudolentemente effettuate al fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui. Se uno fa giornalismo vero di certo non potrà essere punito”. Una piccola apertura sulle pene: “Siamo pronti a confrontarci. Non sono un dogma. Ma bisogna restare dentro questa logica. L’alternativa è la logica dei Cinque stelle, mentre questa è una battaglia di civiltà. Non si può tornare indietro”. Neanche se il prezzo politico per la maggioranza dovesse alzarsi? “Per il Nuovo centrodestra si tratta di un punto irrinunciabile”.

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