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Caso Milisenna, si indaga su oltre 50 perizie mediche. Inchiesta chiusa per la provetta di sangue "scambiata"
Cronaca
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Caso Milisenna, si indaga su oltre 50 perizie mediche. Inchiesta chiusa per la provetta di sangue "scambiata"

Non finisce qui. L'inchiesta che in primavera ha travolto Vito Milisenna, dirigente del dipartimento di medicina legale dell'Asp di Caltanissetta fini...

Redazione
20 Luglio 2015 14:23

Non finisce qui. L'inchiesta che in primavera ha travolto Vito Milisenna, dirigente del dipartimento di medicina legale dell'Asp di Caltanissetta finito ai domiciliari con l'accusa di peculato e da qualche giorno tornato libero, in estate ribolle e promette nuovi e clamorosi sviluppi. Un dossier che in questi mesi s'è ingrossato notevolmente, perché nei file contenuti nei computer del medico e sequestrati dai carabinieri della Tenenza di San Cataldo insieme alla mole di carte esaminate finora, il pubblico ministero Santo Di Stefano sta verificando se nell'infinità di perizie redatte dal professionista nell'ambito privato, ma ve ne sono altrettante per conto di Tribunali e Procure, possano emergere altri profili di responsabilità penale. I carabinieri hanno sequestrato mole di atti negli uffici sanitari Se cioè il teorema che il dirigente sanitario non avrebbe versato la quota parte - il 20% della prestazione - all'Azienda sanitaria dalla quale dipende, sia stato applicato anche nella redazione delle innumerevoli consulenze da lui svolte negli ultimi anni, oppure i due casi accertati dagli investigatori dell'Arma e bastevoli per arrestarlo siano una vicenda isolata. Due le consulenze finora "incriminate", e che a Milisenna - secondo le testimonianze dei due clienti - sarebbero state distintamente pagate in nero, senza il rilascio della fattura. Ecco perché l'indagine è ancora nella fase embrionale, perché da mesi i carabinieri e il magistrato titolare dell'inchiesta stanno passando al setaccio una cinquantina di perizie eseguite da Vito Milisenna - attualmente sospeso dall'esercizio della professione dall'Ordine dei Medici e dal servizio all'Asp - e parallelamente vengono interrogati i clienti che si sono rivolti al medico legale per ottenere un parere clinico nell'ambito di un processo penale, una causa di lavoro, una pratica infortunistica. Procura e investigatori della Tenenza, insomma, sono a caccia di riscontri per capire se il "modus operandi" contestato a Milisenna sia stato sporadico, oppure una pratica costante nella sua professione di medico che ha un rapporto di dipendenza presso un ente sanitario pubblico. L'Asp di Caltanissetta Il dirigente dell'Asp nei giorni scorsi è stato rimesso in libertà su disposizione del Tribunale del Riesame, dopo il rigetto da parte del Gip Maria Carmela Giannazzo dell'istanza di scarcerazione presentata dal difensore del medico finito sotto inchiesta, l'avvocato Giacomo Butera. Il collegio del Riesame, però, non è entrato nella fattispecie delle accuse mosse dagli inquirenti, bensì sulle esigenze cautelari non ritenute più sussistenti in quanto Milisenna non può inquinare le prove - i carabinieri hanno sequestrato pen drive, pc e documenti dal suo ufficio e dalle sue abitazioni - nè sussiste un pericolo di fuga, così come non v'è la possibile reiterazione del reato in quanto lui è sospeso dal servizio. Originariamente, nell'ordinanza d'arresto, il giudice per le indagini preliminari aveva ritenuto che fosse “concreto ed elevato il pericolo che l’indagato possa esercitare indebite interferenze nelle indagini attualmente ancora in corso volte alla individuazione di altri soggetti che hanno eventualmente fruito delle prestazioni da lui rese in regime di intramoenia con analoghe illecite modalità, ponendo in essere forti pressioni nei loro confronti (ancor prima che l’autorità inquirente possa pervenire alla loro compiuta identificazione) come pure nei confronti delle persone informate sui fatti che hanno già fornito elementi di accusa a suo carico, per indurli a rendere dichiarazioni compiacenti ovvero a ritrattare le accuse già formulate”. E se per una inchiesta che sta muovendo i primi passi e che potrebbe aggravarne la posizione, un'altra indagine nei confronti di Vito Milisenna è arrivata al capolinea. Si tratta di una indagine dalla quale s'è innescata l'inchiesta che ha mandato agli arresti il medico, ed è quella relativa al presunto scambio della provetta di sangue. Nei giorni scorsi, infatti, a Vito Milisenna e al medico del pronto soccorso del "Sant'Elia" Maria Tumminelli, lo stesso sostituto procuratore Santo Di Stefano ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari in cui sono accusati in concorso di induzione indebita a dare o promettere utilità e, solo Milisenna, di falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità. Un etilometro della Polizia Stradale Nella carte dei magistrati, infatti, Milisenna - la notte del 19 aprile del 2014 - avrebbe chiesto al medico di turno al Pronto soccorso dell'ospedale di Caltanissetta di effettuare un prelievo del sangue violando i protocolli d'analisi nonostante la mancata registrazione al Triage, così da scambiare la provetta contenente il suo sangue "pulito" - è l'accusa mossa dal pm e dagli investigatori dell'Arma - con quello della figlia che alcune ore prima era risultata positiva all'alcoltest durante un posto di controllo della Polizia Stradale di Canicattì in viale della Regione. Un comportamento, quello del dirigente medico, che per gli inquirenti "traeva in inganno i sanitari in servizio presso il laboratorio di analisi del "Sant'Elia" - è scritto nell'atto - che attestavano falsamente nel referto di laboratorio relativo agli accertamenti clinici che il valore del tasso alcolemico del campione ematico prelevato alla Milisenna fosse pari a 0,0 grammi al litro".

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Adriano Rabiolo Fisioterapista Caltanissetta