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Caltanissetta. Lo sfogo di una mamma commessa: “Domenica al lavoro, famiglia trascurata. Zero incassi, meglio i negozi chiusi”
Cronaca
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Caltanissetta. Lo sfogo di una mamma commessa: “Domenica al lavoro, famiglia trascurata. Zero incassi, meglio i negozi chiusi”

Centro storico come “cuore pulsate dei nisseni” e “salotto buono della città”. Tante sono state le similitudini scelte per definire il tratto di strad...

Redazione
20 Maggio 2015 09:01

Centro storico come “cuore pulsate dei nisseni” e “salotto buono della città”. Tante sono state le similitudini scelte per definire il tratto di strada che, da corso Vittorio Emanuele passando per piazza Garibaldi e fino alla chiesa di Sant’Agata, connotano le due vie cittadine che sono state chiuse al traffico. Dopo le resistenze iniziali, adesso, i commercianti del centro storico, complici le belle giornate e la concorrenza dei centri commerciali che sono aperti circa 360 giorni l’anno, hanno deciso di aprire i propri negozi anche la domenica pomeriggio. Una decisione che, però, va a discapito di chi, nelle attività, non è il titolare ma un semplice commesso che, con il proprio stipendio contribuisce a pagare il mutuo, le bollette per la casa e mantenere quella famiglia che, però, non riesce a godersi perché sempre a lavoro. Accogliamo e pubblichiamo lo sfogo di una giovane donna, moglie e madre di due bambini che vive l’apertura domenicale dei negozi come un inutile eccesso. Un sacrificio che, data la scarsa affluenza di clienti e la totale assenza di turisti è assolutamente ingiustificato e praticamente impossibile da spiegare ai propri figli che chiedono, incessantemente, perché “mamma è sempre a lavoro”. Una lettera che la donna ha chiesto di lasciare anonima temendo che la sua esposizione possa avere ripercussioni nel proprio posto di lavoro ma anche perché la sua condizione è condivisa da molti colleghi e colleghe che, seppur condividendo, non hanno messo “nero su bianco” il malcontento vissuto. Si firma semplicemente “mamma” e chiede sostegno e solidarietà di tutti: cittadini, amministratori pubblici, imprenditori e autorità religiose affinchè si comprenda il vero valore e significato della vita che, per essere vissuta, ha bisogno di “tempo” che vada al di là dell’orario di lavoro. Ecco il testo: “Mi scuso in anticipo se non firmerò questa lettera, non è da me nascondermi nell’anonimato, ma se leggerete sino in fondo capirete il perché. Sono una trentenne felicemente sposata e madre di due bambini. Lavoro come commessa in un negozio della nostra città; non guadagno molto, giusto quello che basta per collaborare mio marito nel pagamento del mutuo della casa. Posso lavorare l’intera giornata grazie all’aiuto dei miei genitori e suoceri, ma certamente non posso permettermi una babysitter. Ho deciso di scrivere questa lettera per “parlare” a tutti i nisseni, per chiedere loro, a nome mio e di tanti altri colleghi, comprensione e solidarietà per la nostra situazione lavorativa, diventata insostenibile da quando i commercianti hanno deciso di aprire i loro negozi anche la domenica. Siamo costretti a stare sette giorni su sette fuori casa, lontano dalle nostre famiglie, per cosa poi? Pochi i clienti e sempre gli stessi, quelli che da sempre vengono durante la settimana. Perché allora decidono, quei pochi, di venire la domenica? Per noia, perché la nostra città offre pochi svaghi e non tutti possono permettersi le gite fuori porta. Turisti? Purtroppo neanche l’ombra. Insomma, il possibile incasso della domenica non è altro che il frutto delle vendite spalmate durante la settimana, niente di più. Credetemi, nei negozi la noia e il malcontento regnano sovrani. Intanto i miei (nostri) figli rimangono a casa, la domenica è un giorno come un altro nel quale “mamma è al lavoro”. Ho cercato di spiegare ai miei bambini il perché della mia assenza e ho ascoltato la risposta del più grande: “mamma io odio questa casa” Chiedo il vostro aiuto e lo chiedo a gran voce: non trascorrete la domenica nei negozi, non chiudetevi nei centri commerciali, ci sono tutte le fredde domeniche invernali per farlo. Portate i figli all’aria aperta, in campagna, al mare. O più semplicemente, state in loro compagnia. E beati voi che potete farlo! Chiedo un altro, ennesimo, intervento del nostro Vescovo, con la speranza che venga finalmente ascoltato. Chiedo la solidarietà del Sindaco che so essere una persona legata ai valori della famiglia. Ringrazio chi ha avuto la pazienza e l’interesse di leggere questa lettera e chi, con i fatti, agirà. A questo punto sono certa che avete capito perché mi firmo soltanto…una mamma”

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Adriano Rabiolo Fisioterapista Caltanissetta