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Caltanissetta, la mafia estranea all'affare delle slot. Crolla l'accusa: 40 condanne e 8 imputati assolti
Cronaca
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Caltanissetta, la mafia estranea all'affare delle slot. Crolla l'accusa: 40 condanne e 8 imputati assolti

Cosa Nostra è estranea all'affare delle slot-machine a Caltanissetta. E' il passaggio clou della sentenza che oggi pomeriggio alle 17 ha letto il trib...

Redazione
18 Maggio 2015 17:46

Cosa Nostra è estranea all'affare delle slot-machine a Caltanissetta. E' il passaggio clou della sentenza che oggi pomeriggio alle 17 ha letto il tribunale collegiale presieduto da Antonio Napoli, che ha inflitto 40 condanne oscillanti tra un massimo di 8 anni e un minimo di 1 anno e scagionato 8 imputati, assolvendoli da tutte le accuse, al termine del processo "Les jeux sont faits" nato dall'indagine della Squadra Mobile contro il presunto monopolio della famiglia Allegro che - secondo i magistrati della Dda nissena - avrebbe imposto le macchinette ai titolari di bar, sale da gioco e centri scommesse. Retroscena svelati da molti pentiti ritenuti di rango, un tempo appartenenti al clan. Non solo: in questo gioco di complicità, gli Allegro avrebbero corrotto finanzieri e poliziotti - regalando telefonini d'ultima generazione, orologi e tablet - perché chiudessero un occhio durante i controlli su slot e videopoker manomessi per lucrare sulle vincite degli scommettitori. Marco Angotti: 8 anni Accuse di collusione con la cosca mafiosa - l'ipotesi investigativa "madre" su cui ruotava l'intero dibattimento - che si sono infrante in camera di consiglio, dove i giudici si sono ritirati alle 15. L'aula "Gilda Lo Forti" del Tribunale era assiepata di imputati, familiari e avvocati che hanno assistito alla lettura del dispositivo, durata circa 20 minuti. C'è chi è scoppiato in lacrime quando ha sentito abbinare il proprio nome alla parole "assolve", ma in alcuni casi s'è trattato di innocenze parziali. E c'è chi ha gioito, abbracciando i propri legali, quando ha capito di essere uscito completamente indenne da un dibattimento che è iniziato il 21 gennaio 2014. Il collegio giudicante ha assolto dalle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa, illecita concorrenza aggravata dal metodo mafioso e peculato l'imprenditore Salvatore Allegro (difeso dagli avvocati Massimiliano Bellini e Dino Milazzo)- padre di Matteo - che invece è stato condannato a 4 anni e 1.300 euro di multa soltanto per frode informatica. Per lui il pm Giovanni Di Leo aveva sollecitato 18 anni di carcere. Suo figlio Luigi Allegro, invece, è stato condannato a 3 anni di carcere e 900 euro di multa per frode informatica. Assolto dall'accusa di essere un esponente di spicco di Cosa Nostra Salvatore Di Marca (difeso dall'avvocato Dino Milazzo), anche lui prosciolto dalle accuse di peculato, illecita concorrenza aggravata dalla metodologia mafiosa "per non aver commesso il fatto". Lui si sarebbe messo d'accordo con gli Allegro per imporre le slot, in cambio di soldi. Non è un affiliato alla cosca mafiosa Marco Angotti (difeso dagli avvocati Dino Milazzo e Sergio Iacona) che è stato assolto dal reato di associazione mafiosa "per non aver commesso il fatto", ma condannato a 8 anni di reclusione e 3.600 euro di multa per tentata estorsione senza l'aggravante mafiosa e frode informatica. Lui al momento resta detenuto. Controlli della Finanza sulle slot Cade l'accusa di illecita concorrenza anche per Giuseppe Vinci, Salvatore Cataldi e Lirio Torregrossa (il fatto non sussiste) così come è stato assolto il napoletano Stefano Cristiano per non aver commesso il fatto. Si è sgretolata per tutti - noleggiatori di slot e - l'accusa di peculato, che era già stata respinta prima dal Tribunale del Riesame e poi dalla Cassazione. Imputazione scartata dal tribunale che ha assolto "perché il fatto non sussiste" Salvatore Allegro, Luigi Allegro, Marco Angotti, Salvatore Cataldi, Lirio Torregrossa, Salvatore Fonti, Salvatore Frangiamore, Anna Iapichino, Vincenzo Lanzafame, Maria Catena Giuseppa Lipani, Vito Aldo Amico, Giancarlo Barberi, Salvatore Massimo Barberi, Santo Bassolino, Franco Bingo, Giuseppe Corbo, Francesco Paolo Cravotta, Giuseppe D'Anca, Pietra Di Marco, Alessandro Domenico Farruggia, Aldo Alessandro Foglietto, Giuseppe Amedeo Foglietto, Roberto Lo Bello, Luigi Lo Monaco, Maurizio Lo Piano, Luigi Lombardo, Alfonso Martorana, Vincenzo Felice Martorana, Giuseppe Monelli, Maria Paternò, Salvatore Arcangelo Romano, Fabio Massimiliano Saja e Michelangelo Vinciguerra. Di contro tutti quanti sono stati condannati a 1 anno e 400 euro di multa per frode informatica. Il vigile urbano Angelo Alfredo D'Anna, la moglie Maria Grazia Amico, Biagio Mangiavillano e Matteo Lombardo sono stati assolti dall'accusa di peculato, mentre soltanto D'Anna è stato condannato a 3 anni di reclusione e 900 euro di multa per frode informatica. Gli altri tre invece a 2 anni ciascuno e 600 euro di multa, anche loro per frode informatica. Il pm Giovanni Di Leo Assolti dall'accusa di corruzione e frode informatica invece il poliziotto Agostino Sergio Longo - che è stato condannato a 4 anni e 6 mesi per corruzione, frode e omessa denuncia e all'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni - e i finanzieri Giuseppe Milazzo, Gaetano Messina, Antonino Inglese e Pio Fallarino "per non aver commesso il fatto" e perché il fatto non sussiste". Longo è stato assolto da un'altra accusa di rivelazione del segreto investigativo "per non aver commesso il fatto". Assolto da ogni accusa l'ex maresciallo della Finanza Matteo Saracino (difeso dall'avvocato Giuseppe Dacquì) che rispondeva di frode, mentre l'ex maresciallo delle Fiamme Gialle Franco Nardulli è stato sì assolto dall'accusa di frode informatica ma condannato a 4 anni per un episodio di corruzione. Di tentata corruzione era accusato il finanziere Giuseppe Monterosso: a lui sono stati inflitti 2 anni e 8 mesi. Inoltre il Tribunale ha condannato i colpevoli a risarcire in sede civile i danni patrimoniali e morali alle parti civili costituitesi, in particolare ai Monopoli di Stato e al Comune di Caltanissetta, ciascuna delle quali dovranno essere risarcite 1.710 euro per le spese processuali. I giudici hanno anche disposto la confisca degli orologi sequestrati a Longo e ad altri due finanzieri già prosciolti in udienza preliminare, oltre a telefonini Iphone 3 e altri accessori ritrovati dalla Polizia durante le perquisizioni. Fra 90 giorni il collegio giudicante depositerà le motivazioni della sentenza. Il pubblico ministero Giovanni Di Leo non ha rilasciato dichiarazioni ai cronisti al termine dell'udienza. La sentenza emessa oggi che esclude connivenze tra la mafia e il sistema Allegro potrebbe fare leva leva sul processo d'appello - fissato per giovedì prossimo - a carico di Matteo Allegro, che in primo grado è stato condannato a 12 anni e 2 mesi per mafia e altro. Il pool difensivo era composto dagli avvocati Massimiliano Bellini, Dino Milazzo, Salvatore Amato, Rosario Di Proietto, Giuseppe Dacquì, Sergio Iacona, Dino Milazzo, Walter Tesauro, Danilo Tipo, Calogero Buscarino, Giuseppe Panepinto, Michele Ambra, Ernesto Brivido, Gianluca Amico, Salvatore Baglio, Salvatore Daniele, Alberto Fiore, Boris Pastorello, Alberto Salpietro.

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Adriano Rabiolo Fisioterapista Caltanissetta