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Caltanissetta, donazione di organi. L'intervista a Michele Vecchio: una scelta di civiltà
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Caltanissetta, donazione di organi. L'intervista a Michele Vecchio: una scelta di civiltà

Non sono molti i prelievi di organi registrati ad oggi all'ospedale Sant'Elia. Si tratta infatti di interventi eccezionali che, per la loro straordina...

Redazione
16 Febbraio 2017 17:39

Non sono molti i prelievi di organi registrati ad oggi all'ospedale Sant'Elia. Si tratta infatti di interventi eccezionali che, per la loro straordinarietà e il valore civico che li caratterizza, hanno da sempre suscitato grandecommozione nella collettività. L'ultimo in particolare, appena ieri, ha riguardato un vigile del fuoco, Nunzio Orazio Scicolone, cinquantenne vigile del fuoco, morto per via di un'emorragia cerebellare, che ha colpito cioè la parte del cervelletto. La famigliaha deciso di donare gli organi suscitando l'ammirazione di migliaia di persone che hanno scritto al nostro quotidiano on line. Con il proposito diapprofondireil tema della donazione degli organi abbiamo intervistato il primario dell'Unità Operativa Complessa di Neurologia Michele Vecchio. La donazione e il successivo trapianto di organi sono dei momenti che continuano a suscitare nella collettività grande commozione. Il primario dell'Unità Operativa Complessa di Neurologia Michele Vecchio In quelle fasi si sposano due momenti importanti. Da un lato c'è il donatore e dall'altro persone affette da gravissime malattie con l'unica speranza nella vita di ricevere un organo. Possono essere persone con gravi malattie respiratorie, cardiache, insufficienze renali, o che hanno perso la vista. Dall'altro lato ci sono i donatori, vale a dire quei soggetti che hanno già espresso tale volontà o le cui famiglie, nel momento drammatico in cui il soggetto viene affetto da una grave malattia o rimane vittima di un grave incidente, decidono di donare, o perché conoscono la volontà del paziente o per motivi etici. Lì subentra la scienza che, al di là di ogni ragionevole dubbio, pone in essere le condizioni di morte cerebrale. Ad un certo punto dell'evento che ha determinato le gravi condizioni del paziente, infatti, il cervello smette di funzionare e il paziente viene tenuto in vita dalle cure intensive. Quando può parlarsi di morte cerebrale? La condizione di morte cerebrale è codificata da precise disposizioni scientifiche e di legge. Il riscontro di un elettroencefalogramma piatto, associato ad un esame neurologico che attesti il venire meno delle funzioni del cervello, consente, dopo un adeguato periodo di osservazione di determinare lo stato di morte cerebrale. E' un percorso rigoroso ove intervengono professionalità e specifiche registrazioni strumentali che, al di là di ogni ragionevole dubbio, porta alla definizione di tale condizione irreversibile. Quali professionalitàintervengono nel corso diquesti delicati interventi? Da parecchi anni all'interno dell'Unità Operativa Complessa di Neurologia esiste un team neurologico costituito dai dirigenti medici e dai tecnici di neurofisiopatologia dedicato all'accertamento della morte cerebrale nel momento in cui nel reparto di Rianimazione viene segnalata questa grave situazione. La cornice operativa viene, per legge completata, oltre che dal Neurologo, dal Rianimatore e dalla direzione di presidio, espressione di una pluralità di responsabilità che garantiscono l'assoluta correttezza della procedura. In questo momento così difficile viene presa in carico la famiglia del paziente oggetto dell'accertamento con un adeguato supporto psicologico e spirituale in ragione delle credenze religiose. In questo frangente così delicato emerge la possibilità, una volta concluso l'accertamento di morte cerebrale, di effettuare la donazione degli organi. L'ultimo in ordine di tempo appena ieri. Riguardo all'evento che ci ha visti protagonisti in questi giorni approfitto per ringraziare umilmente, a nome dei cinque pazienti che hanno riscoperto nuova vita, i familiari di Nunzio Orazio Scicolone per la grande umanità dimostrata. Un gesto in linea con la vita spesa da questo concittadino, che ha scelto la nobile professione del vigile del fuoco dedicando l'esistenza ad aiutare il prossimo, e che merita l'attenzione della pubblica opinione al fine di sensibilizzare alla pratica della donazione degli organi che, in realtà, rappresenta l'unica motivazione che uomini di scienza come noi mettono in atto con la drammatica procedura di morte cerebrale al fine di generare nuova vita. Da sinistra Maria Giovanna Randisi, neurologa, Silvana Scibetta, tecnico e Norma Scarantino L'ospedale Sant'Elia, classificato Hub per l'emergenza, rappresenta il terminale naturale in cui convergono molte complessità cliniche che possono determinare le condizioni di un accertamento di morte cerebrale. Si è determinata negli ultimi anni una totale sintonia operativa tra la Neurologia, il direttore di presidio Raffaele Elia e il direttore dell'Unità Operativa Complessa di Rianimazione Giancarlo Foresta che, nel contesto di una collaborazione continua, riescono a rispondere a questa complessa realtà.

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