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"Andiamo tutti di fretta, mai più tragedie". Chiesa gremita a Gela per l'ultimo addio ad Aurelia
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"Andiamo tutti di fretta, mai più tragedie". Chiesa gremita a Gela per l'ultimo addio ad Aurelia

Ad aprire il corteo funebre, un gruppo di avvocati gelesi. Sulla sua bara è stata poggiata la sua toga. Poi un cuscino di rose e gigli bianchi. In tan...

Redazione
21 Maggio 2015 16:41

Ad aprire il corteo funebre, un gruppo di avvocati gelesi. Sulla sua bara è stata poggiata la sua toga. Poi un cuscino di rose e gigli bianchi. In tanti, tantissimi, nella chiesa Sant’Antonio, oggi hanno preso parte ai funerali di Aurelia Triberio, la sfortunata avvocatessa di 39 anni di Gela, che domenica mattina, è stata travolta al lungomare mentre faceva jogging. Un dolore composto quello della famiglia di Aurelia, che da domenica scorsa, da quando si è verificato l’incidente, ha sperato fino all’ultimo nel miracolo. A celebrare la messa, il vicario foraneo Michele Mattina. Un sorriso smagliante, quello di Aurelia, che la rendeva particolarmente bella, una bellezza che riusciva a trasmettere anche quando si relazionava con gli altri. La sua era una vita intensa, impegnata, fatta di responsabilità. Poi il monito del sacerdote: andiamo troppo di fretta – ha detto – e a volte non ci accorgiamo degli altri. Abbiamo il dovere di riflettere e meditare affinchè queste tragedie non si verifichino mai più”. "La morte di Aurelia ci richiama al senso dell'attenzione verso ogni persona". Così Padre Michele Mattina nell'omelia, ammonendo su come "oggi non ci accorgiamo degli altri perché la nostra vita è sempre di fretta. Ed allora - ancora il pensiero del sacerdote - ci mancano le giuste attenzioni, anche fisiche, per stare attenti agli altri, sia che siamo in auto alla guida o sia nella semplice attività quotidiana. E così l'ebbrezza della velocità o l'espressione dell'euforia ci fanno dimenticare di avere cura e attenzione della gente attorno a noi". Commosso, il vicario foraneo ha ricordato l'impegno di Aurelia Triberio nell'età giovanile quando si impegnò nel gruppo scout Agesci sperimentando "il senso del dono e del servizio dimostrati con la donazione degli organi".

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