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A Caltanissetta randagi “viziati” diventano branchi. Ruvolo: “Non abituate i cani con il cibo”
Cronaca
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A Caltanissetta randagi “viziati” diventano branchi. Ruvolo: “Non abituate i cani con il cibo”

Cani che circolano per la città in branchi spaventano e, purtroppo, qualche volta anche aggrediscono i cittadini. Sale sempre di più la paura di cammi...

Redazione
22 Giugno 2015 13:27

Cani che circolano per la città in branchi spaventano e, purtroppo, qualche volta anche aggrediscono i cittadini. Sale sempre di più la paura di camminare a piedi in città, soprattutto in alcuni quartieri diventati quasi roccaforte di quelli che, addomesticati, sono considerati “i migliori amici dell’uomo” ma se minacciati sono pronti a difendersi con i denti. E con la paura cresce anche l’intolleranza di chi sceglie il gesto estremo di lasciare in punti strategici delle profumate e succulente polpette intrise, però, di veleno. Caltanissetta si è divisa tra gli animalisti che cercano di difendere i cani e chi, invece, continua a chiedere all’amministrazione pubblica una soluzione per arginare il problema. Una situazione non semplice da districare per il sindaco Giovanni Ruvolo e l’assessore Amedeo Falci che hanno spiegato di aver già avviato una strategia di azione che avrà i suoi frutti nel tempo. “A Caltanissetta abbiamo contato circa 300 cani senza padrone – ha commentato Falci – e sono in forte aumento l’abbandono di intere cucciolate”. Una percentuale molto elevata per la nostra città che, inoltre, registra la presenza non di cani itineranti bensì di branchi organizzati. L’idea del randagio è quella che tutti abbiamo conosciuto nel film Disney “Lilli e il vagabondo” nel quale due o tre cani si spostavano continuamente e, nel loro percorso lungo anche dei giorni, trovavano persone ben disposte a regalare qualcosa da mangiare. “Nella nostra città, invece, la situazione è ben diversa – ha spiegato il sindaco Giovanni Ruvolo - e spesso è involontariamente prodotta da chi lascia il cibo per i cani sempre nello stesso punto. Questo gesto fidelizza l’animale che da randagio si sente quasi adottato, “territoriale” e torna sempre nello stesso luogo”. Da due – tre animali, dunque, si passa anche a oltre 10 – 15 creando quei branchi potenzialmente ingestibili. Dall’inizio del 2015 sono stati già presi circa 40 cani. Cosa fare dunque? “Chi vuole sfamare gli animali – ha spiegato l’assessore Falci – può lasciare il cibo ma sempre in zone diverse in modo che l’animale non torna ad aspettare sempre nello stesso luogo. E’ già stata avviata, inoltre, una collaborazioni con associazioni animaliste per incentivare l’adozione anche se per i cani non di razza è molto più complessa da garantire. La sterelizzazione, infine – ha concluso l’assessore -, è un’altra opzione che si sta sviluppando”.

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Adriano Rabiolo Fisioterapista Caltanissetta