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Coronavirus, per il ritorno a scuola si pensa anche alle lezioni in parrocchia: la Chiesa offre il suo contributo
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Coronavirus, per il ritorno a scuola si pensa anche alle lezioni in parrocchia: la Chiesa offre il suo contributo

A Roma è già stato firmato un protocollo di intesa per svolgere le attività didattiche negli spazi ecclesiastici

Redazione
29 Luglio 2020 20:23

Studenti tra i banchi anche nelle parrocchie, per fare lezioni con il giusto distanziamento e in classi meno affollate. La Chiesa offre il suo contributo per la ripresa in sicurezza dell’anno scolastico. A partire da Roma, dove è stato firmato un protocollo di intesa per svolgere le attività didattiche negli spazi ecclesiastici. Ma il lavoro per la riapertura a settembre non riguarda solo la ricerca di strutture: le Regioni in una lettera chiedono un incontro urgente al ministro dell’Istruzione per avere «garanzie di certezza riguardo a risorse, organico e tempistica».E la Azzolina rassicura: «abbiamo chiesto al Mef oltre 80mila assunzioni a tempo indeterminato per i docenti. Grazie alle risorse stanziate con il decreto rilancio, avremo più insegnanti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario da distribuire su tutto il territorio».
Alle prese con il countdown fino al 14 settembre c'è anche il commissario per l’Emergenza, Domenico Arcuri, che ha prorogato al 12 dello stesso mese il termine per la consegna dei tre milioni di nuovi banchi monoposto, tra quelli tradizionali e quelli 'innovativi'. Due milioni di test sierologici rapidi per tutto il personale docente e non docente sono già a disposizione e saranno i medici di famiglia e le Asl a somministrarli.
«Confidiamo che la campagna si concluda prima della riapertura prevista tra l’1 e il 14 settembre», sottolinea Arcuri in commissione Cultura. Tutele anche sui protocolli per la somministrazione: i docenti o il personale non docente che dovessero risultare positivi al test saranno posti in malattia fino all’esito del tampone, in modo che non vi siano perdite dal punto di vista economico. Resta al momento immutato il parere del Comitato tecnico scientifico, secondo il quale ad oggi le mascherine non sono necessarie nelle scuole dell’infanzia. «Ma - assicura Arcuri - se a fine agosto il Cts modificherà questa direttrice ne prenderemo atto e ci adegueremo».
La questione dei dispositivi di protezione a scuola continua però ad infiammare il dibattito, anche in Commissione Cultura, dove Vittorio Sgarbi, deputato di Fi, sbotta durante l’audizione del Commissario: «non prendiamo per il c...i bambini con le mascherine».

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