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Coronavirus, l’Oms lancia l’allarme movida in Europa: rischi anche per l’Italia
Cronaca
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Coronavirus, l’Oms lancia l’allarme movida in Europa: rischi anche per l’Italia

L’andamento dell’epidemia continua a preoccupare in diversi Paesi del Vecchio Continente, a partire dalla Spagna, dove i nuovi contagi da coronavirus sono stati 1.153 nelle ultime 24 ore

Redazione
30 Luglio 2020 07:53

Per ora l'allarme non riguarda l'Italia ma la movida, con i suoi assembramenti incontrollati e i rischi conseguenti per la trasmissione del Covid-19, finisce nel mirino dell’Organizzazione mondiale della sanità: all’origine dei nuovi picchi in Europa ci potrebbe essere proprio l’aumento dei casi di coronavirus registrato tra i giovani nelle statistiche giornaliere dei contagi di diversi Paesi. I casi nel nostro Paese, come ha detto l'Iss, sono stabili negli ultimi 30 giorni ma tanti, troppi focolai (anche in Sicilia) stanno scoppiando piano piano.A lanciare l’allarme e a chiedere una maggiore responsabilizzazione - mentre la stagione estiva si avvia al culmine, con il suo corollario di uscite tra bar, locali e discoteche - è stato il direttore dell’ufficio regionale dell’Oms, Hans Kluge. Necessario, ha sottolineato, che le autorità comunichino meglio con i ragazzi e li coinvolgano di più nella prevenzione.
L’andamento dell’epidemia continua a preoccupare in diversi Paesi del Vecchio Continente, a partire dalla Spagna, dove i nuovi contagi da coronavirus sono stati 1.153 nelle ultime 24 ore. Si tratta del numero più alto dal 2 maggio, con Aragona, Catalogna e Madrid le zone più colpite. Anche in Germania cresce ancora la paura mentre sale il numero dei nuovi casi di Covid-19, con quasi 700 nuovi infettati in un solo giorno e l'indice RO risalito a 1,2. Numeri comunque ancora molto lontani dall’acme del contagio raggiunto ad aprile, quando i casi quotidiani viaggiavano intorno ai 6.000 al giorno.
A Est resta sempre alta la curva in Romania, con 1.182 nuovi positivi. L’epicentro mondiale della diffusione del virus continuano tuttavia ad essere gli Stati Uniti, dove i morti nelle ultime 24 ore sono stati quasi 1.600, il numero più alto da due mesi e mezzo, e 60.000 i nuovi casi. Almeno 150 mila persone sono morte finora nel Paese e sono saliti a 21 gli Stati Usa definiti 'red zone', con un boom senza precedenti di trasmissioni.
Il rischio paventato dall’Association of American Medical Colleges, che rappresenta le principali scuole e università mediche e le più importanti istituzioni accademiche e scientifiche del Paese, è di vedere un incremento dei decessi fino a diverse centinaia di migliaia, se le autorità non riusciranno a riportare la situazione sotto controllo. Tutto questo mentre il presidente Donald Trump continua a difendere l’idrossiclorochina come rimedio contro il virus e sostiene le teorie del medico di Houston Stella Immanuel, grande fautrice del farmaco antimalarico e divenuta la 'nuova star' della destra sul web.
Nel mondo, l’epidemia peggiora anche a Hong Kong, il cui sistema ospedaliero rischia di collassare con l’impennata di casi. La governatrice Carrie Lam ha invitato tutti i cittadini a restare a casa, ammonendo che la città è «sull'orlo di un focolaio di comunità su larga scala». Nell’ex protettorato britannico sono entrate in vigore le nuove regole anti-pandemia, tra cui l’uso delle mascherine obbligatorio e la chiusura dei ristoranti. Hong Kong, che ha affrontato bene l’emergenza sanitaria nelle battute iniziali, continua a registrare più di 100 infezioni al giorno. Meno di un mese fa la media giornaliera era sotto la decina.
Per la prima volta dall’inizio della pandemia, anche in Giappone il numero dei contagi giornalieri ha superato quota
mille, con la situazione che diventa allarmante nei principali centri urbani del Paese. Tra i Paesi più colpiti resta anche l'Iran con 2.636 nuovi casi e quasi 200 vittime, dopo il record negativo di 235 morti toccato martedì. Mentre il virus non accenna a rallentare la sua andatura, continua anche la corsa a un vaccino.
La Russia punta a essere il primo paese al mondo a registrarne uno, nonostante le preoccupazioni sulla sua sicurezza e sull'efficacia. Il farmaco cui sta lavorando l’istituto nazionale di ricerca Gamaleya è stato inviato al ministero della Salute per essere valutato dagli esperti. Ci si aspetta che la sua registrazione avvenga tra il 10 e il 12 agosto. Potrebbe invece ricevere il via libera nel primo semestre del 2021 il vaccino sviluppato dal gruppo farmaceutico francese Sanofi e da quello britannico GlaxoSmithKline.
I due colossi industriali hanno riferito di colloqui in corso con Commissione europea, Italia, Francia e altri governi per garantirne l’accesso mondiale.

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