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Colpo di scena al processo per la morte di Aldo Naro, teste ammette: "L'ho colpito con un calcio"
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Colpo di scena al processo per la morte di Aldo Naro, teste ammette: "L'ho colpito con un calcio"

E adesso c'è da vedere se la Procura palermitana aprirà un fascicolo d'indagine anche su di lui

Redazione
06 Settembre 2018 08:36

Colpo di scena al processo per la morte di Aldo Naro, il giovane medico nisseno ucciso la notte tra il 13 e il 14 febbraio 2015 nella discoteca Goa di Palermo. Gabriele Citarrella, uno dei buttafuori del locale, sentito come teste, ha ammesso di avere partecipato all'aggressione colpendo il giovane medico con un solo calcio, ma di averlo colpito solo nelle natiche. E adesso c'è da vedere se la Procura palermitana aprirà un fascicolo d'indagine anche su di lui.Si tratta del processo per rissa aggravata e favoreggiamento che vede  imputati davanti alla quarta sezione penale del Tribunale di Palermo Antonino Basile, Francesco Troia e Massimo Barbaro.
Citarrella, incalzato dalle domande degli avvocati di parte civile, Salvatore Falzone e Antonino Falzone, ha ricostruito gli eventi che hanno preceduto la morte di Naro. L’ex buttafuori ha raccontato che intorno alle 3 il giovane travestito da Joker (era il fine settimana di Carnevale, n.d.r.), è rimasto vittima di un brutale pestaggio all’interno del privè. Accerchiato all’incirca da una decina di persone, Naro era stato colpito per una decina di minuti con calci e pugni. Riverso per terra, con le mani a protezione del volto, il ragazzo aveva provato inutilmente a schivare i colpi muovendo le gambe. “Non riusciva ad alzarsi” ha detto il testimone. “I colpi gli sono stati sferrati soprattutto all'altezza dell’addome, ma anche in altri posti”.
Il teste ha aggiunto ha aggiunto: “Io gli ho dato solamente un calcio nelle natiche. Uno o due, non ricordo esattamente. Ho sbagliato, ammetto di avere sbagliato, ho agito d’istinto. Purtroppo in quel momento mi sono ritrovato a fare questo gesto, che tuttora non arrivo a comprendere”.
Citarrella ha anche confermato la versione resa a suo tempo alla polizia giudiziaria sulla responsabilità del collega buttafuori Troia: “Ho visto Troia che, trovandosi di fianco al ragazzo, scalciava anche lui per difendersi dai calci del ragazzo che era a terra. E quindi lo colpiva alle gambe e al fianco”.
Gli avvocati di parte civile hanno chiesto al testimone di chiarire, una per una, le contraddizioni contenute nelle dichiarazioni rese alla Procura in fase di indagini. Dichiarazioni nelle quali lo stesso Citarrella aveva già ammesso le sue colpe. Dopo un serrato botta e risposta, grazie anche all’intervento del giudice, Citarrella ha ammesso di avere spinto il giovane facendolo precipitare per le scale di accesso al privè. “E’ caduto rotolando dalle scale”, ha spiegato il teste, aggiungendo: "Dopo la caduta il ragazzo era supino, leggermente piegato sul fianco destro. Era stordito, confuso, respirava ma non era cosciente”. Proprio in quel momento giungeva dal centro della pista da ballo una persona che si diresse verso Aldo Naro e scagliò un violentissimo calcio con il piede destro e lo colpì sul collo, poco sotto la mandibola. Dopo aver visto il calcio, alzai lo sguardo e riuscii a vedere l’ aggressore” .
"A quel punto – ha aggiunto Citarrella - andai a prendere acqua e ghiaccio. Al mio ritorno ho visto la porta che dà verso l’esterno aperta. Il ragazzo non era più all’interno della sala, era messo fuori”. Secondo un altro testimone infatti, Massimo Barbaro, uno dei proprietari del Goa, avrebbe ordinato ai buttafuori di trasportare il ragazzo all’esterno della discoteca nonostante il freddo e la pioggia.
Citarrella ha inoltre riferito che a fine serata i buttafuori furono convocati al centro della pista dal responsabile della sicurezza, Franco Meschisi, il quale ordinò loro di non far trapelare che “l’aggressore era con noi. Non bisognava far capire, per il discorso della sicurezza in nero, che era stato uno di loro a creare questa rissa, questo parapiglia che è successo”.
I legali di parte civile della famiglia Naro hanno chiesto al tetse come mai non abbia riferito nulla di tutto questo fino ad oggi e Citarella ha risposto: “Per paura, era gente poco raccomandabile. Ho avuto paura di ripercussioni per me e per la mia famiglia”, riferendosi ai buttafuori abusivi presenti quella sera al Goa.
L’avvocato Salvino Pantuso, difensore dell’imputato Troia, gli ha chiesto: “Lei dice di aver colpito con calci il ragazzo che si trovava per terra. Per questo fatto è stato incriminato?”. Secca la risposta di Citarrella: “No”.
Si torna in aula il 7 settembre per l’audizione di altri testimoni, mentre a fine settembre sono previste le conclusioni delle parti civili nel processo agli altri imputati che hanno scelto il rito abbreviato. (Vincenzo Pane, Caltanissettalive.it)

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