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"Cocaina fumata", consumo di crack in aumento anche a Caltanissetta: seminario organizzato da Casa Rosetta
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"Cocaina fumata", consumo di crack in aumento anche a Caltanissetta: seminario organizzato da Casa Rosetta

Ha un effetto velocissimo, produce un’esaltazione forte ma breve e quindi il bisogno di ripetere in una dipendenza presto irrefrenabile

Redazione
23 Ottobre 2020 16:05

Il consumo di crack – “cocaina fumata” - è pericolosamente in aumento anche a Caltanissetta, ed è particolarmente preoccupante la crescente diffusione tra i giovani e giovanissimi. Sulla dipendenza da crack (così chiamato dal rumore del crepitio dei cristalli di droga durante il riscaldamento che precede il fumo) sulle evidenze scientifiche ed efficacia degli interventi nella rete dei servizi, venerdì 23 ottobre 2020, Casa Rosetta ha tenuto una giornata di seminario di studi rivolta soprattutto agli operatori delle proprie tre comunità per le dipendenze patologiche. Il seminario è stato condotto dalla psicologa Emanuela Cutaia, coordinatore dell’area dipendenze patologiche di Casa Rosetta e direttore della comunità Terra Promessa. Tra i docenti la psicoterapeuta Maria Gattuso del Serd di Caltanissetta, gli psichiatri Gloria Pagano e Giuseppe Mustile del Serd di Vittoria, lo psicoterapeuta e docente universitario Giuseppe Lombardo, i professori Calogero Iacolino e Brenda Cervellione dell’università Kore di Enna.Il seminario si è svolto in video conferenza, e si inquadra – come ha sottolineato in un breve intervento in apertura il presidente Giorgio De Cristoforo - nell’azione di formazione continua che Casa Rosetta rivolge ai propri operatori e al territorio, consapevole della necessità di aggiornare la risposta terapeutica e trattamentale di fronte alle continue mutazioni nella società e nelle dipendenze da sostanze. E la formazione – ha ricordato ancora il presidente - è uno dei tre pilastri-cardine di Casa Rosetta, insieme con l’attenzione per le persone più fragili e meno fortunate (dipendenti patologici, disabili) e con la spiritualità.
La “cocaina fumata”, il crack, è oggi la seconda sostanza dopo la cannabis nel panorama delle tossicodipendenze. Ha un effetto velocissimo, produce un’esaltazione forte ma breve e quindi il bisogno di ripetere in una dipendenza presto irrefrenabile. È abbastanza chiaro il quadro delle conseguenze psicofisiche causate da questa assunzione, in grado di indurre elevata dipendenza e rapida assuefazione psicologica e fisica; inoltre è in grado di aumentare gli istinti violenti e alterare i principali centri di controllo del sistema nervoso centrale. Spesso porta all'alienazione sociale o a forme di psicosi. Gli effetti a lungo termine consistono non solo nell’induzione di una forte dipendenza ma, proprio come conseguenza di un consumo diventato compulsivo, possono manifestarsi con una serie di sintomi e disturbi clinici a tutti i livelli dell’organismo: dall’apparato cardiovascolare al sistema nervoso, fino ad arrivare sintomatologie psichiatriche franche come le manie, le psicosi paranoiche, la perdita del contatto con la realtà e stati allucinatori, aggressività, schizofrenia. 
Le istituzioni, gli enti della sussidiarietà, e quindi gli operatori preposti alla presa in carico e cura dei soggetti affetti da dipendenza patologica da crack, devono continuamente aggiornare le loro conoscenze sugli sviluppi di questa patologia, le più efficaci forme di prevenzione e trattamento e, anche, le nuove esigenze e modalità in materia di organizzazione e gestione di servizi ed interventi. Erano questi gli obiettivi del seminario, tendente ad accrescere la capacità di elaborazione di progetti terapeutici individuali, analizzando i possibili strumenti terapeutici adeguati ad arginare il fenomeno a livello territoriale, e a fornire spunti di riflessione per progettualità futura anche nel campo della prevenzione e dell’aggiornamento delle azioni da svolgere in questa direzione. 
 

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