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Caltanissetta, tre casi di suicidio in una settimana. La parola all'esperto: "Mai vergognarsi di rivolgersi ad uno psichiatra"
Salute
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Caltanissetta, tre casi di suicidio in una settimana. La parola all'esperto: "Mai vergognarsi di rivolgersi ad uno psichiatra"

L'intervista di Rita Cinardi allo psichiatra Fabio Di Pietra primario dell'Unità Operativa di Psichiatria dell'ospedale "Barone Lombardo" di Canicattì

Rita Cinardi
14 Novembre 2018 14:32

Caltanissetta, tre casi di suicidio in una settimana. La parola all'esperto: "Mai vergognarsi di rivolgersi ad uno psichiatra" Tre casi drammatici quelli che hanno sconvolto la nostra provincia nell'ultima settimana. Tre persone, tutti maschi, uno di 49 anni, uno di 35 e un altro addirittura di appena 15 anni hanno deciso di togliersi la vita mentre si trovavano nella loro abitazione. Caltanissetta, San Cataldo e Santa Caterina, in questi giorni hanno vissuto un dolore comune: quello di trovarsi di fronte a tre giovani vite che hanno deciso di dire basta e lo hanno fatto nel modo più tragico. Fatti sconvolgenti che ci pongono di fronte una serie di interrogativi, per questo ci siamo rivolti ad uno psichiatra, il dottore Fabio Di Pietra, nisseno, primario dell'Unità Operativa di Psichiatria dell'ospedale "Barone Lombardo" di Canicattì, nella speranza di fare chiarezza e capire se fatti come questi possono essere  evitati.   
 
Tre suicidi in una sola settimana sembrano davvero troppi. I cittadini si chiedono se è un fatto che deve destare preoccupazione o se i dati sono uguali a quelli degli altri anni
 
Dai pochi dati in mio possesso non mi risulta che ci sia un incremento annuo. Quello che colpisce è la coincidenza temporale di tre suicidi in una settimana, però in termini di numeri globali non è indicativo di un aumento. Solo che questo deve fare riflettere su una necessità di cure tempestive perché si tratta molto spesso di situazioni che giungono alle estreme conseguenze perché sottovalutate e minimizzate o perché, per imbarazzo, disagio, timore dello stigma sociale non ci si rivolge a professionisti del campo e si lasciano degenerare situazioni a volte facilmente trattabili in tempi brevi. 
 
C'è una credenza spesso diffusa in merito al fatto che malattie come la depressione siano difficili da curare, e invece una cura c'è. 
 
Vi sono più cure efficaci e ben tollerate. Il problema è che alcune parole ancora destano timore. Ci sono ancora persone che credono che per curare la depressione ci voglia il neurologo, come fosse il parkinson o l'epilessia, perché l'idea di rivolgersi allo psichiatra o allo psicoterapeuta crea un disagio o fa percerpire come se si fosse affetti da patologie severe ricordando, per assonanza, quelli che erano gli ospedali psichiatrici o i manicomi. Quindi quando si pensa allo psichiatra si pensa a qualcosa di grave quando in realtà di pregiudizio, come abbiamo visto, si muore. Non conosco nello specifico i soggetti che hanno compiuto questo gesto e non so se stessero praticando terapie o meno ma devo dire che molto spesso i suicidi si verificano in assenza di specifiche e idonee terapie. 
 
Insomma allo psichiatra ci si può rivolgere anche per patologie forse meno serie come ansia o attacchi di panico. 
 
Certamente per valutare o per escludere la necessità di una terapia, di individuazione della tipologia di intervento mirata perché in alcuni casi è utile un trattamento farmacologico, in altri solo psicologico, in altri casi ancora un trattamento integrato, in altri casi invece si scopre che c'è un allarme eccessivo e ingiustificato e non si prescrive nulla. Non è mica detto che rivolgersi a uno specialista vuol dire che si debba intraprendere una terapia. Però sottovalutare sintomi letti come la comune tristezza, la comune infelicità può portare a conseguenze estremamente devastanti e irreversibili. 
 
Gli ultimi tre casi registrati nella nostra provincia riguardano persone giovani. Uno dei tre aveva solo quindici anni. E' possibile che sia colpa anche della società che ci vuole sempre vincenti, performanti o che ci chiede troppo?
 
In realtà devo dire che il suicidio in età adolescenziale è certamente e drammaticamente inquietante rispetto a quelli che avvengono nelle ultime fasi della vita quando spesso si giunge a conclusioni estreme perché si è già affetti da malattie non curabili o invalidanti. Quando si parla di giovani o adolescenti un interrogativo in più va posto. Però le letture di carattere sociologico rischiano di essere corte e non risolutive perché sarà vero che ci sono pressioni maggiori ad essere più performanti, più efficienti, ma è anche vero che nelle persone con le quali mi è capitato di imbattermi che sono andate incontro a tentativi seri di suicidio erano in gioco sempre fatti personali di rilievo, più che fattori sociali o generali. Non ho mai visto una persona suicidarsi per l'elezione di un presidente piuttosto che di un altro, per la crisi economica ma ho sempre visto persone che avevano difficoltà individuali e soprattutto relazionali marcate, significative, ma che, soprattutto, erano arrivate ad un livello di disperazione, condizioni di isolamento e di perdita di aspettativa di un miglioramento, di un conforto o di poter ricevere aiuto che hanno determinato gli esiti peggiori. 
 
E' vero che nei cambi stagione il fenomeno si acuisce?
 
E' vero che molte forme depressive vanno incontro a peggioramento nei periodi cosiddetti equinoziali (cambio di stagione). La variazione, nel caso dei disturbi bipolari (sindrome maniaco-depressiva) può riguardare sia un'oscillazione in senso depressivo che maniacale (eccessiva euforia, agitazione, irrequietezza, insonnia, logorrea)

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Commenti
Caltanissetta, tre casi di suicidio in una settimana. La parola all'esperto: "Mai vergognarsi di rivolgersi ad uno psichiatra"

Samantha

Veramente sono 4 c'è anche una ragazza suicida oggi a Niscemi cl

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