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Caltanissetta, Leandro Janni: "Ossessione Open Day, ovvero la scuola che non ci piace"
Cronaca
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Caltanissetta, Leandro Janni: "Ossessione Open Day, ovvero la scuola che non ci piace"

Di seguito pubblichiamo una lettera di Leandro Janni, presidente regionale di Italia Nostra, relativa alla scuola e agli Open Day: Ossessione ’Open D...

Redazione
21 Gennaio 2017 10:34

Di seguito pubblichiamo una lettera di Leandro Janni, presidente regionale di Italia Nostra, relativa alla scuola e agli Open Day: Ossessione “Open Day”. Ovvero la scuola che non ci piace Ulisse, dicono, stanco di prodigi, pianse d’amore, scorgendo la sua Itaca umile e verde. L’arte è quell’Itaca di verde eternità, non di prodigi. J. L. Borges Cos’è diventata, oggi, la Scuola Pubblica Italiana? Un gran bazar, una fiera, un circo? Una fabbrica di illusioni a buon mercato? Sto parlando del cosiddetto “Open Day”, peculiare, ossessivo, contemporaneo super evento degli istituti scolastici, finalizzato – insieme alle attività di “orientamento” – all'acquisizione di nuovi clienti (ovvero allievi e studenti). E d’altronde, basta guardare le fantasmagoriche immagini fotografiche pubblicate su Facebook, o nei siti Internet dei vari istituti, per essere colti da sconcerto, imbarazzo. Evito qui di pubblicare immagini, per non irritare qualcuno, ma sono convinto che la misura sia colma. Quantomeno per chi possiede ancora sensibilità e senso critico. “Est modus in rebus” si diceva un tempo. Ma oggi non c’è più misura, limite o pudore. Neanche a scuola. «18app: La cultura che ti piace» recita uno slogan suadente e buonista (“renziano”), lasciando intendere che esiste, per i nostri ragazzi, una cultura che a loro non piace. Ecco: a me non piace affatto questa sotto-cultura dello spettacolo, della messa in scena, del cazzeggio pedagogico. E diciamolo: della mercificazione. Troviamo soluzioni efficaci, dignitose. Per tutti. La scuola ha una sua specificità. Dovrebbe insegnare a leggere, a scrivere e far di conto. Intanto. Dovrebbe insegnare ad imparare, autonomamente. Dovrebbe fornire mezzi, strumenti, competenze. Essere laboratorio permanente. Dovrebbe far conoscere e amare la bellezza, la libertà. Dovrebbe alimentare la consapevolezza civile e politica. Dovrebbe persino far comprendere il senso della vita. Dovrebbe essere motore del cambiamento di una società – oggi inesorabilmente decadente. Di certo non può ridursi ad essere uno dei tanti prodotti di questa società. Insomma: meno rumore, meno spettacolo nelle nostre scuole, intorno alle nostre scuole. Semplicemente: più CULTURA.

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