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Caltanissetta, dopo l'arresto gli insulti al poliziotto su facebook: 38enne alla sbarra
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Caltanissetta, dopo l'arresto gli insulti al poliziotto su facebook: 38enne alla sbarra

Tra l'astio e lo sfottò. Prima il movimentato inseguimento notturno con le forze dell'ordine che allora ha portato al suo arresto e poi, un anno dopo,...

Redazione
19 Marzo 2017 13:04

Tra l'astio e lo sfottò. Prima il movimentato inseguimento notturno con le forze dell'ordine che allora ha portato al suo arresto e poi, un anno dopo, le pesantissime offese su facebook. Perché mosso, secondo gli inquirenti, da un profondo livore che avrebbe nutrito nei confronti di quei poliziotti che dodici mesi prima lo avevano arrestato. Nuove grane con la giustizia per un macellaio 38enne che, adesso, dovrà rispondere dei pesanti insulti che attraverso il social network - secondo l'impianto accusatorio - avrebbe rivolto a un poliziotto della Squadra Mobile. Lui, l'accusato, è Giuseppe Marchese (difeso dall'avvocato Francesco Di Giovanni) che adesso subirà un nuovo processo, stavolta per diffamazione aggravata su internet. Altra parentesi che è nata sull'onda della precedente vicenda giudiziaria che lo ha riguardato quella per cui, non più tardi di una decina di giorni fa, proprio per quel burrascoso episodio, è stato assolto per droga (in questo primo procedimento è stato assistito dall'avvocato Sonia Costa) ma condannato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, rimediando la pena a 17 mesi oltre a dover pagare una provvisionale di 2500 euro per ciascuna delle due parti civile costituite. Un anno dopo l'inseguimento e il ferimento dei due poliziotti sulle pagine facebook il macellaio avrebbe poi postato frasi al vetriolo rivolte agli agenti. "Non si scherza sulle disgrazie di quel povero ragazzo sbirro" - avrebbe scritto in un post riferendosi, secondo gli inquirenti all'agente Elio Figliuzzi (assistito dall'avvocato Massimiliano Bellini) che a quel tempo era costretto a indossare un busto per via di un incidente. E la frase si sarebbe completata con altre ingiurie. Nei mesi successivi frasi con altri appellativi quali "buffoni" con tanto di nomi e cognomi.(Vincenzo Falci, Giornale di Sicilia)

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