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"A Caltanissetta e Gela i Pronto soccorso nel caos". Sindacati sollecitano più organici e posto di polizia
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"A Caltanissetta e Gela i Pronto soccorso nel caos". Sindacati sollecitano più organici e posto di polizia

Lunghe attese, file interminabili di pazienti e familiari, stipati come in un lazzaretto. Minacce e aggressioni al personale, nervosismo e sfiducia. E...

Redazione
15 Gennaio 2015 17:22

Lunghe attese, file interminabili di pazienti e familiari, stipati come in un lazzaretto. Minacce e aggressioni al personale, nervosismo e sfiducia. E’ questa la realtà dei Pronto Soccorso degli ospedali in provincia di Caltanissetta, in particolare del Vittorio Emanuele a Gela e del Sant’Elia nel capoluogo. Uno stato dell’arte che i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil denunciano alle istituzioni competenti affinché vengano presi provvedimenti. I segretari Confederali Ignazio Giudice, Emanuele Gallo e Vincenzo Mudaro, analizzano le cause dell’aumento di aggressioni e minacce al personale del pronto soccorso dell’ospedale del Vittorio Emanuele di Gela, così come delle criticità ormai perenni al Sant’Elia. “Il primo problema è la carenza del personale infermieristico e medico: sono in pochi, con turni logoranti e con una pressione che li sottopone a possibili errori e quindi ad essere facilmente denunciati. Di contro i cittadini non si fidano più del sistema sanitario ospedaliero nel suo complesso. Oltre alle proteste, ultimamente si sono registrati anche casi di vere e proprie aggressioni”. Ecco perchè in agenda, secondo Giudice, Gallo e Mudaro, l’Asp 2 e le istituzioni preposte dovrebbero mettere in cima due esigenze: “adeguare gli organici medici e paramedici e definire un posto di Polizia fisso presso i pronto soccorso, ormai da tempo soppresso”. “La Polizia presso il posto fisso in ospedale – affermano i segretari Confederali – svolge un’attività delicata e complessa a tutela di pazienti e personale medico infermieristico. L’arrivo in pronto soccorso di chi ha subito un incidente o è stato vittima di un reato, rappresenta il momento più importante per raccogliere le prove per un’azione giudiziaria che altrimenti si basa su dichiarazioni verbali. Molte denunce, infatti, oggi non vengono più presentate”. “Da tre anni, si lavora alla nuova sede del pronto soccorso di Gela, oggi ospitato in locali angusti e inadeguati. E’ arrivato il momento di pretendere la consegna dell’opera. Al Sant’Elia di Caltanissetta, invece, l’attivazione dell’Obi, osservazione breve intensiva, non ha sortito l’effetto di decongestionare il pronto soccorso”. Altro problema fondamentale, che finisce per intasare i Pronto Soccorso, è l’assenza di un protocollo informatico per la comunicazione tra i reparti e gli ambulatori con il pronto soccorso stesso. Il cosiddetto imbuto, conosciuto agli operatori, impedisce alle cartelle cliniche di viaggiare esclusivamente in rete, costringendo infermieri e medici a fare la spola con i reparti oppure di volta in volta telefonare per ogni caso. Tutto ciò blocca inutilmente il flusso delle prestazioni, facendo ricadere sulle spalle dei medici e paramedici del reparto di emergenza le responsabilità dell’inefficienza del sistema”. “Per tali motivi – concludono i segretari Confederali di Cgil, Cisl e Uil, Ignazio Giudice, Emanuele Gallo e Vincenzo Mudaro – chiederemo al Prefetto di convocare un tavolo urgente, con il Questore, le organizzazioni sindacali, il direttore generale dell’Asp 2, per trovare assieme una soluzione ragionata e mirata. I sindaci di Gela e Caltanissetta si mobilitino al fianco dei sindacati”.

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