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Caltanissetta, Anno Giudiziario. Sergio Iacona: "Preoccupa la deriva giustizialista della nostra nazione"
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Caltanissetta, Anno Giudiziario. Sergio Iacona: "Preoccupa la deriva giustizialista della nostra nazione"

"Oggi una politica ormai priva di un retroterra ideologico, culturale, spirituale - ha detto il presidente della Camera Penale - non riesce ad arginare pulsioni forcaiole e giustizialiste"

Redazione
01 Febbraio 2020 18:38

"Ringrazio Sua Eccellenza  la Presidente della Corte di  Appello  di Caltanissetta, dott.ssa Maria Grazia Vagliasindi, per avermi consentito di intervenire e rivolgo un caloroso  saluto  alle Autorità civili, militari e religiose presenti.
Se avessi potuto limitare le mie considerazioni alla situazione del nostro distretto giudiziario avrei certamente  potuto spendere parole positive.Pur sussistendo quelle criticità  che si riverberano dal contesto generale esistono diversi aspetti che consentono valutazioni positive e legittimano un moderato ottimismo e la speranza del raggiungimento di traguardi da tempo inseguiti". Ha esordito così questa mattina il presidente della Camera Penale di Caltanissetta Sergio Iacona alla cerimonia dell'anno giudiziario. "L'imminente aumento degli organici di alcuni uffici giudiziari, la prossima ripresa dei lavori per il completamento della nuova ala del Palazzo di  Giustizia, le attenzioni riservate al nostro Distretto dalle forze politiche e dallo stesso CSM, costituiscono - ha continuato Iacona - segnali incoraggianti che inducono a sperare nel raggiungimento del fondamentale  traguardo del potenziamento della nostra Corte di  Appello. Sarebbe il coronamento di una lunga e sacrosanta battaglia alla quale l'avvocatura  ha da sempre fornito un contributo prezioso di sostanza e qualità. Le note positive si estendono anche al proficuo rapporto di leale collaborazione esistente,in un contesto di fertile dialogo, tra gli avvocati e la Magistratura. Non mancano i problemi e le criticità, ma ci sentiamo ascoltati e rispettati e confidiamo nel proseguimento di un virtuoso  dialogo che ha già consentito di affrontare i nodi più rilevanti e di firmare diversi protocolli volti a rendere più efficienti alcuni istituti. Di questo rinnovato clima vogliamo ringraziare Sua Eccellenza  Vagliasindi che ha diverse molte mostrato una grande sensibilità e un grande rispetto per l'Avvocatura.
La natura istituzionale di carattere generale  di questa cerimonia ci impone tuttavia di riservare considerazioni di ben altra natura in merito alla situazione nazionale,dalla quale cogliamo segnali di gravissime storture che inevitabilmente si ripercuotono sul ruolo del difensore, in qualunque distretto esso eserciti la sua professione. Noi avvocati penalisti italiani siamo consapevoli della necessità di migliorarci continuamente, della indispensabilità di una doverosa costante vigilanza tesa a garantire e migliorare il rispetto di rigorosi canoni deontologici, della doverosità di una immediata eliminazione di eventuali zone d'ombra,sempre possibili in contesti permeati da una diffusa illegalità. Siamo però consapevoli di essere una risorsa estremamente importante per il paese, una coscienza critica ineliminabile, un depositato di cultura e competenze. E forti di questo orgoglio, sulla strada di un sempre maggiore perfezionamento,vogliamo partecipare attivamente alla battaglia per il riconoscimento nella Costituzione delle prerogative e del ruolo dell'avvocato.Oggi siamo molto preoccupati da una progressiva e inesorabile deriva che rischia di travolgere presidi fondamentali dello stato di diritto.Grande risalto sta avendo la strenua lotta portata avanti contro la riforma della prescrizione.Una mobilitazione senza precedenti ,che vede i penalisti al fianco della totalità del mondo accademico e della migliore cultura garantista,volta a combattere una legge che consegna ogni cittadino al potenziale ruolo di imputato per sempre. Di questa battaglia voglio soltanto brevemente ricordare come la stessa  sia esemplificativa della ricerca di rimedi drastici e illiberale a mali che non discendono dagli avvocati della difesa. Si omette di considerare come la maggior parte delle prescrizioni maturi nella fase delle indagini preliminari in cui la difesa non ha voce in capitolo. Noi tutti sappiamo che ogni rinvio chiesto dalla difesa comporta la sospensione dei termini  di prescrizione e sappiamo anche che vi sono altre cause che comportano spesso rinvii che non consentono  tale sospensione e per le quali nessun rimedio viene proposto o adottato.Tra queste le carenze di organico della Magistratura e del Personale Giudiziario, la frequente assenza dei testi citati in dibattimento, gli errori di notifica,e fino a poco tempo fa la necessità di rinnovare l'istruzione in quei processi in cui cambia la persona fisica del Giudice. Di fronte a questo stato di cose si sceglie di eliminare un istituto di fondamentale importanza e che costituisce l'unico reale freno alla eccessiva lunghezza dei processi. Viene sbandierata l'imminenza di una riforma complessiva tesa a migliorare l'efficienza e a velocizzare i processi. Francamente guardiamo con terrore alle proposte operative, consapevoli del pericolo che le stesse possano risentire delle suggestioni profondamente negative che condizionano il dibattito. Denunciamo la sussistenza di un clima molto negativo e la circolazione di virus potenzialmente letali per le nostre libertà. Da anni assistiamo ad una deriva giustizialista inarrestabile con una progressiva espansione della repressione penale ad ambiti sempre nuovi e ad una sempre più marcata riduzione delle garanzie difensive. Siamo giunti a quella"penalizzazione integrale" della vita sociale,pubblica  e privata  mirabilmente descritta da Filippo Sgubbi nel suo mirabile scritto "Il Diritto penale totele", edito da Il Mulino. La dimensione ipertrofica dello strumento penale è il punto di arrivo di una preoccupante involuzione che non ci può vedere silenti. La eliminazione per mano giudiziaria di una intera classe politica ha comportato la inevitabile scomparsa di partiti che costituivano luogo di formazione e selezione delle classi dirigenti e con essi delle poderose culture politiche di riferimento.Oggi una politica ormai priva di un retroterra ideologico,culturale,spirituale non riesce ad arginare pulsioni forcaiole e giustizialiste che serpeggiano pericolosamente in una società per tanti versi regredita e perfino imbarbarita dalla comunicazione senza regole e gerarchie dei social.Cresce pericolosamente la voglia di Giustizia sommaria che va di pari passo con il pericoloso e violento attacco alla democrazia rappresentativa e ai corpi intermedi,sulla improbabile strada di una utopistica democrazia diretta.In questo contesto,caratterizzato dall'emergere di forze politiche illiberali,il ruolo del difensore è pesantemente sotto attacco.Si diffonde una sistematica diffidenza nei confronti delle prerogative della difesa,si inaspriscono le pene,si elimina la prescrizione,si guarda con sospetto sempre maggiore alle impugnazioni,viste sempre più come una inutile perdita di tempo.Da questo punto di vista gli avvocati non assisteranno passivamente a riforme che tendessero a velocizzare i processi unicamente riducendo le garanzie difensive.I timori sono giustificati da una serie di segnali preoccupanti che da troppo tempo si susseguono nell'indifferenza di quasi tutte le forze politiche e nel silenzio di tanti organi di informazione.Sono sempre più numerose le iniziative della Magistratura che,nell'ambito di quella funzione di supplenza causata dalla debolezza della politica ,e rilevata da diversi osservatori e studiosi,finiscono col condizionare le istituzioni in modo che appare poco rispettoso del principio della separazione dei poteri.Le porte girevoli con cui con estrema facilità i magistrati entrano ed escono dalla politica,la sistematica azione di filtro preventivo esercitata su ogni proposta di legge in materia di Giustizia da parte del CSM e dell' ANM, come se fossero una terza Camera del Parlamento, la massiccia presenza di magistrati distaccati presso il Ministero di Giustizia,il sempre più frequente ricorso a Giurisprudenza creativa con sentenze che pretendendo di interpretare presunte sensibilità evolutive e progressiste della società finiscono col prevaricare lo stesso potere legislativo,tutti questi sono allarmanti segnali che devono indurre a serie riflessioni.Non va più taciuto come l'abolizione di una fondamentale prerogativa pensata e introdotta dai padri costituenti, come l'immunità parlamentare,abbia lasciato aperta una pericolosa commistione e delle forme di condizionamento che non sfuggono anche a molto Magistrati.In questo contesto non possiamo non esprimere il nostro sconcerto per le improvvise ed offensive esternazioni che nei giorni scorsi hanno riguardato gli avvocati,additati al pubblico ludibrio come legulei tesi unicamente alla ricerca del profitto e ispirati solo dalla ricerca di ogni lungaggine utile al rallentamento dei processi.E davvero offensive e inaccettabili sono quelle ignobili parole secondo le quali gli innocenti non finiscono in prigione.Tale delirio è il logico sviluppo del teorema secondo il quale non esistono innocenti,ma solo colpevoli che l'hanno fatta franca.Nel paese della colonna infame e di Enzo Tortora queste affermazioni dimostrano che gli anticorpi contro le persecuzioni non sono mai abbastanza,E gli avvocati,che hanno pagato spesso con la vita la loro dirittura morale e la loro schiena dritta,quegli avvocati che anche nel nostro distretto sempre più frequentemente subiscono intimidazioni e violenze tese a condizionarne la libertà sono e saranno in prima fila nel fare argine alle pericolose derive che si intravedono.Ma lo saranno,con coraggio e determinazione,certi della collaborazione della stragrande maggioranza della stessa Magistratura,che,fatta eccezione per alcune frange eccessivamente politicizzate,appare comunque consapevole della necessità di ritrovare unità e concordia tra le componenti necessarie ed ineliminabili del mondo giudiziario.E da tale punto di vista non può che confortarci il coraggioso richiamo che ieri,durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione,è provenuto dal Procuratore Generale Giovanni Salvi,che - ha concluso il presidente della Camera Penale - ha fatto riferimento al principio liberale del diritto penale come soluzione residuale ed eccezionale,e ha lanciato il suo monito affinché il Magistrato operi per riscuotere la fiducia,giammai il consenso della pubblica opinione".

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