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Caltanissetta, al Sant'Elia workshop sugli accessi vascolari con il professore Mauro Pittiruti
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Caltanissetta, al Sant'Elia workshop sugli accessi vascolari con il professore Mauro Pittiruti

L'ospedale nisseno è ormai un'eccellenza in questo campo e punto di riferimento formativo per l'intera regione

Rita Cinardi
01 Ottobre 2019 08:05

Una vera e propria eccellenza nell'impianto degli accessi vascolari. Grazie al lavoro del Vascular Team diretto da Rita D'Ippolito l'ospedale Sant'Elia è oggi tra i punti di riferimento in Sicilia per medici Rianimatori e Infermieri che si occupano di questa metodica. Ieri nell'ospedale del capoluogo si è svolto il primo workshop GAVeCeLT. Ospite d'eccezione il professore Mauro Pittiruti del Dipartimento Scienze Chirurgiche dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. 
 
"La quasi totalità dei pazienti al ricovero in ospedale - ha spiegato Giancarlo Foresta, primario del reparto di Rianimazione dell'ospedale Sant'Elia - ha necessità di reperire un accesso vascolare, cioè mettere un catetere dentro una vena. Questa alla fine è la maggiore preoccupazione di tutti i pazienti ricoverati e spesso la maggior causa di sofferenza, in certi casi ancora più della malattia per la quale è necessario somministrare farmaci endovena o effettuare prelievi di sangue. La cura nel reperimento degli accessi vascolari è divenuto in questi ultimi anni un obiettivo prioritario per il comfort del paziente ricoverato in ospedale. Ecco che in questo recente periodo le strutture ospedaliere di Caltanissetta hanno conquistato un posto di rilievo  in Italia per queste metodiche. Il nostro centro è infatti coinvolto sia come società scientifica SIAARTI degli anestesisti, sia come società scientifica IVASS  nelle buone pratiche mediche finalizzate al risparmio del patrimonio venoso del paziente per il reperimento di un accesso vascolare mediante guida ecografica per ridurre al minimo il trauma e il dolore. Ed ecco come Caltanissetta si trova ad ospitare un convegno prestigioso del gruppo di studio Gavecelt che sin dal lontano 1998 in Italia ha gettato le basi sulle tecniche e sulle metodologie atte a raggiungere questo scopo facendo sì che tali pratiche non siano considerate più come marginali nell'ambito della medicina ma facendo acquisire il concetto che il personale che pratica tali manovre deve essere adeguatamente formato e con delle competenze professionali specifiche. Il professore Mauro Pittiruti è uno dei fondatori di questo gruppo di studio che con lungimiranza scientifica ha aperto questo capitolo della medicina. In questo convegno il professore Pittiruti è stato impegnato in due letture magistrali sullo stato dell'arte di queste tecniche. Ecco quindi in quale percorso si inserisce questo specifico incontro scientifico patrocinato dal gruppo di studio Gavecelt. Si tratta di un riconoscimento all'attività svolta in questi anni dal nostro centro".
 
Lectio Magistralis che, in aula, hanno trovato un pubblico attento e particolarmente coinvolto. "Normalmente viene data molta enfasi alle modalità di impianto dell'accesso venoso - ha detto il dottore Mauro Pittiruti - ma si dimentica che a monte dell'impianto, della gestione, esiste un punto cruciale che è quello della scelta del dispositivo. Se questa scelta viene fatta secondo quelle che sono le evidenze scientifiche si ottengono dei buoni risultati sia in termini di sicurezza del paziente che di risparmio aziendale. Esiste anche una app 'Dav Expert'. L'associazione Gavecelt, di cui sono uno dei fondatori, ha messo in circolazione questa App dallo scorso anno, che può essere utilizzata anche su smartphone, e che serve da guida ragionata per la sceta dell'accesso venoso. Senza voler esssere un catechismo o un dogma, è una specie di manuale ragionato che guida l'operatore sanitario a scegliere il dispositivo più appropriato in termini di sicurezza ed efficacia". Negli ultimi anni con l'impianto dei cosiddetti Picc è cambiata anche la qualità della vita dei pazienti affetti da tumore che ripetutamente hanno bisogno di inserire terapie endovenose. "Posto che avere un tumore non  è mai una cosa piacevole -  ha detto il dottore Pittiruti - posto che dover fare chemioterapia è un male necessario, anche l'accesso venoso lo è. Fare una chemioterapia senza questo dispositivo riduce drammaticamente la qualità di vita perché significa avere una necessità di sfruttamento progressivo e continuo di tutto il patrimonio venoso del paziente costretto a un supplizio di ricerca della vena che, a volte, ha un effetto psicologico terribile che si associa e moltiplica l'effetto deprimente di avere una malatta neoplastica". Il professore Pittiruti ha concluso la sua lectio magistralis con una citazione riguardante il fatto che spesso i medici vogliono il progresso ma pochi accettano il cambiamento. "Tutto quello che abbiamo imparato a suo tempo - ha detto Pittiruti - può essere messo in discussione in qualsiasi momento. Dobbiamo continuamente evolvere ed adeguarci a quelle che sono le evidenze che ci dicono cosa è più appropriato per il paziente. Io ho una carriera ormai di 40 anni e posso assicurare che nulla di ciò che facevo 40 anni fa sarebbe accettabile oggi. Le cose cambiano e se non ce ne facciamo una ragione siamo costretti ad essere irrilevanti nella nostra carriera o a commettere atti che potrebbero anche essere perseguiti legalmente".
 
A coordinare le attività svolte dal Vascular Team di Caltanissetta formato dai medici rianimatori Salvino Asaro e Maria Carmela Lunetta e gli infermieri Giuseppe Di Francesco, Pio Alcamisi, Angelo Di Stefano, Salvatore D'Alma e Rosario Ferro è la dottoressa Rita D'Ippolito che ha parlato di quanto è importante l'approccio con il paziente. "Il paziente - ha spiegato la dottoressa Rita D'Ippolito - spesso arriva da noi spaventato anche perché in molti casi si tratta di diagnosi fatte occasionalmente per cui dovrà effettuare un ciclo di terapia piuttosto lungo e con farmaci piuttosto dannosi. Spesso il paziente è spaventato, quindi, perché non sa come questi farmaci saranno somministrati e che effetto avranno sul proprio organismo. Farmaci che saranno somministrati per via endovenosa e per mezzo di un catetere che eviterà le punture ripetute. Anche questo infatti diventa motivo di terrore per il paziente e di grosso disagio. Il paziente dunque affronta la terapia con la certezza di avere un catetere sicuro che lo metterà al riparo da qualsiasi tipo di complicanza legata alla somministrazione del farmaco. Sono ormai tantissimi gli accessi venosi che abbiamo impiantato con grossi risultati, anche perché si tratta di cateteri sicuri che non danno complicanze se però la manutenzione viene fatta adeguatamente. E diciamo che il nostro ospedale è ormai al top per questo. Per cui noi impiantiamo e poi la manutenzione è affidata al reparto che ha in cura il paziente. Una gestione semplice che evita, se fatta bene, complicanze quali trombosi o stravasi che possono causare, visto il tipo di farmaco somministrato, gravi danni all'organismo".
 
Presenti per la prima volta i tre vascular team di Caltanissetta, San Cataldo e Gela, con i loro responsabili, la già citata Rita D'Ippolito, il dottore Giuseppe Mulè e il dottore Giampaolo Alario. Questi ultimi responsabili anche dei reparti di Hospice. A San Cataldo è il dottore Rosario Paradiso colui che coordina, anche sul territorio, le attività del vascular team. "La nostra attività per quanto riguarda gli accessi vascolari - ha detto il dottore Paradiso - copre sia le unità operative di Lungodegenza, Hospice e Riabilitazione ma anche i pazienti che già sono sottoposti a cure palliative domiciliari. Questo proprio per creare un trait d'union tra l'Hospice e il territorio. Questo lo stiamo facendo attraverso un progetto, già presentato all'Asp e per quanto ne so già approvato e finanziato, che ci consentirà di andare ad impiantare i pazienti con i midlines a domicilio. C'è un ambulatorio che funziona all'ospedale 'Maddalena Raimondi' da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 12.30 per quanto riguarda una prima visitica palliativistica e poi il paziente sarà valutato e ricoverato in Day Hospital su nostra proposta e impiantato. Si accede con la richiesta fatta dal medico di medicina generale o anche dal medico ospedaliero e dopodiché al primo piano, nella sala operatoria del Maddalena Raimondi, eseguiamo l'impianto in completa asepsi". 
 
Relatori del convegno, oltre al professore Mauro Pittiruti e alla dottoressa Rita D'Ippolito anche i medici Salvino Asaro e Rosario Paradiso e l'infermiere Pio Alcamisi. 

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